Zona, Federcongressi&eventi: la manovra sopprime l’Enit. Il Turismo non è priorità di sviluppo

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Pubblicato il: 7 dicembre 2011

Paolo Zona3 112x150 Zona, Federcongressi&eventi: la manovra sopprime lEnit. Il Turismo non è priorità di sviluppoAlla notizia che nella bozza della manovra economica all’esame del CdM viene soppressa l’Agenzia nazionale del turismo (ENIT) e le sue funzioni e il personale vengono trasferite al Ministero dello Sviluppo Economico,  il Presidente di Federcongressi&eventi Paolo Zona  reagisce con la seguente dichiarazione: «Se il timore, da noi espresso mercoledì 30 novembre, era la liquidazione del Convention Bureau nazionale, dobbiamo prendere atto che questo Governo ha fatto molto peggio.

Lo dico con l’amarezza di chi ha la sensazione di essere caduto dalla padella alla brace: da un esecutivo formato da persone spesso incompetenti e politicamente discutibili siamo passati in mano a una lobby di professori e banchieri che intendono l’economia reale e lo sviluppo di un Paese come un fattore che passa per le infrastrutture, le opere pubbliche e i grandi investimenti su ferro e cemento e non sull’economia avanzata, cioè sui servizi.

«Da qui il disinteresse verso il turismo, cioè verso l’unica forma di impresa che non subisce la crisi e che anzi potrebbe garantire vantaggio al Paese se ben organizzata. La logica è molto semplice, ancorché nefanda: invece di razionalizzare e limitare gli sprechi, si elimina punto e basta. «Al Ministero per lo Sviluppo Economico, cui passano le funzioni dell’ENIT, viene trasferita una dotazione di 18 milioni di euro all’anno per due anni (19 milioni dal 2014), largamente insufficiente. È una cosa scandalosa, che grida vendetta e svilisce il duro lavoro che tutti – imprese in primis – hanno fatto per anni.

«A questo punto c’è da chiedersi – e me lo chiedo –a che cosa serve più un Ministro per il Turismo. Il vero Ministro del Turismo da oggi è Corrado Passera, titolare del dicastero per lo Sviluppo Economico. «Nello specifico dell’industria congressuale, sento di dover concludere lanciando un appello: se davvero le imprese italiane hanno l’orgoglio di essere imprese, è giunto il momento di creare un Convention Bureau nazionale di natura al 100% privatistica, partecipato da tutte le aziende interessate, così che ci si possa svincolare da un rapporto con le istituzioni che in questi anni ha fatto solo male. Confido peraltro di trovare alleate le Regioni, che hanno mostrato di avere tutt’altra sensibilità rispetto al potere centrale».

 

 

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