Liliana Comandè, Nel giornale, Reportages, Spunti di viaggio

Reportage: Venezuela, la terra dai mille volti diversi

Pubblicato: martedì 11/agosto/2015 alle 9:56 am   /   by   /   commenti (42)

Testo e foto di Liliana  Comandè

Un Paese che spazia dalle unicità che possiede come il Salto Angel e il Parco Nazionale Canaima, alle Ande, dalla Gran Sabana alle spiagge bianche e al mare cristallino, da una flora incontaminata ad un passato glorioso.


“La mia ambizione è la felicità del Venezuela e dell’America tutta, se ciò fosse possibile”. Simon Bolivar

Amo molto viaggiare e, per mia fortuna, ho la possibilità di farlo in virtù del lavoro che svolgo. E’ una passione che ho da quando ho iniziato a girare il mondo, quando ancora non facevo parte di questo settore. Io, purtroppo o per fortuna, non sono una vacanziera e, se mi muovo dal mio paese è solamente per conoscerne un altro. Sono molto curiosa per natura ed ho sempre concepito il viaggio sia come un arricchimento culturale, sia come la scoperta di popoli e paesi.

E questo è possibile soltanto quando si sta a diretto contatto con le diversità che, fortunatamente compongono questo nostro pianeta.

Se fossi nata all’epoca di David Livingston, il grande missionario-esploratore britannico, che scoprì anche le Cascate Vittoria, sarei stata una sua fervente sostenitrice (o accompagnatrice) così come lo sarei stata dei grandi poeti del 1.800 che si spingevano nel nostro paese per i famosi “Gran Tour”, tra i quali, mi piace rammentare, soprattutto,  Johann Wolfgang von Goethe, grande scrittore, poeta e drammaturgo tedesco e che, con il suo libro “Viaggio in Italia”, divenne, a sua insaputa, il primo autore di una guida turistica, in quanto tutti coloro i quali amavano viaggiare ne seguirono gli itinerari.

Ricordo che, oltre 20 anni fa, gli italiani che amavano girare il mondo, preferivano visitare e conoscere le bellezze dei paesi piuttosto che rimanere solo a ‘pancia all’aria’ per abbronzarsi.

Sono cambiati i tempi, è vero, ma credo che oggi non molte persone possano essere paragonate al mitico Ulisse dell’Odissea di Omero.

Ulisse, grande personaggio che ha rappresentato quella che dovrebbe  essere l’essenza vera dell’uomo. La  curiosità, il piacere della scoperta, il non perdersi d’animo nell’incontrare popoli sconosciuti, non averne paura e affrontare qualsiasi sacrificio pur di proseguire nella sua conoscenza.

Personalmente amo relazionarmi con gli altri popoli per coglierne l’essenza stessa del loro modo di vivere, conoscere le loro tradizioni, la storia e la loro antica e moderna cultura.

L’invito a visitare il Venezuela è arrivato all’improvviso e senza troppo preavviso, anzi, mi si offriva la possibilità di visitare in un solo viaggio ben 2 Paesi molto interessanti, oltre alla Repubblica Bolivariana del Venezuela, infatti, avrei visitato anche il Nicaragua.

L’invito è venuto direttamente dai 2 Governi, attraverso Karin Dolinka, responsabile della D Development e, con grande soddisfazione per essere stata prescelta, assieme a pochi cineoperatori e fotografi, come giornalista “scrivana” per testimoniare le peculiarità e le bellezze dei paesi, ho accettato con entusiasmo.

Siamo partiti il 24 ottobre, quando in Italia iniziava ad essere più fresca l’aria, e l’idea di andare in 2 nazioni calde, oltretutto, non mi dispiaceva affatto.

I programmi sembravano interessanti e la curiosità umana e professionale di scoprire nuove nazioni del nostro Universo, era prevalsa – come sempre – sugli impegni lavorativi che avevo in Italia.

PRIMO GIORNO: ITALIA-CARACAS

Abbiamo volato con Iberia – via Madrid – e siamo arrivati a Caracas nel pomeriggio dello stesso giorno.

Abbiamo avuto giusto il tempo di depositare i bagagli nelle stanze, fare una doccia ed abbiamo avuto subito un incontro con il giovane Ministro del Turismo Venezuelano, Alejandro Fleming, il quale ci ha dato il benvenuto ed alcune informazioni riguardanti il turismo nel suo paese e ciò che avremmo visto nel corso del Press Tour.

“La maggiore ricchezza del Venezuela è la popolazione, oltre alle naturali bellezze che possiede – ha esordito il Ministro “C’è molta similitudine fra i nostri 2 popoli, infatti, il Venezuela, dopo la 2a Guerra Mondiale, è stato il 3° paese ad aprire le sue porte agli emigranti italiani.

Ora il nostro Governo sta facendo una grossa promozione affinché le bellezze uniche che abbiamo, possano essere ammirate anche dalle altre popolazioni del mondo.

 

 

 

Voi visiterete Canaima, dove c’è una comunità che ha preservato il contesto naturale del luogo e anche il Salto Angel, la cascata più alta del mondo.

Apprezzerete il calore del popolo venezuelano, molto tradizionale e molto attaccato alla propria cultura. Ci sono luoghi nei quali non si possono guardare gli anziani negli occhi perché pensano che venga tolta un po’ della loro vitalità.

Apprenderete anche la cultura culinaria venezuelana, semplice e genuina. Sapete cosa significa e da dove proviene il nome Venezuela?

In realtà significa “Piccola Venezia, perché è sopra il fiume ed è stato  Amerigo Vespucci ha definirla così quando è arrivato qui e ha visto le case sulle palafitte.

Purtroppo non avrete modo di visitare tutto ciò che ha da offrire al turista il mio Paese: deserti, spiagge, montagne, pianure, natura, flora e fauna notevole, giungle,  ma spero che ciò che vedrete possa piacervi e possiate trasmettere ad altri le vostre sensazioni”.

Bene, l’incontro, nonostante la stanchezza del viaggio, il discorso del Ministro ci aveva ben predisposto e non vedevamo l’ora di iniziare a scoprire il Paese, come si fa con una perla nascosta in una conchiglia.

Del Venezuela sapevamo che possedeva tantissime bellezze naturali e una grande varietà di ecosistemi che pochi Paesi al mondo possono vantare, parchi andini, la Grande Sabana con i suoi monti più che particolari, le vaste jungle amazzoniche, i tanti chilometri di bianche spiagge nella zona caraibica, il Lago di Maracaibo, il 3° fiume più lungo del mondo : l’Orinoco, tanti animali selvaggi, piante esotiche, stupende isole dal fiume cristallino, un passato glorioso grazie alla storia dell’eroe nazionale Simon Bolivare, infine, due dei tesori unici della terra quali la cascata più alta del mondo: il Salto Angel e il Parco Nazionale di Canaima, uno dei più grandi  e sorprendenti Parchi del continente.

Ma un conto è l’immaginazione ed un altro è “toccare con mano” anche una minima parte di queste meraviglie nella terra i cui primi abitanti furono gli Arauachi , indigeni del Llanos, poi i Caribi e, infine, arrivarono a colonizzare il tutto gli spagnoli che in Sud America fecero “l’asso piglia tutto”, come ben sappiamo sin dai tempi della storia studiata a scuola.

Ci ritiriamo nelle nostre stanze pronti per questa nuova eccitante avventura.

SECONDO GIORNO : CARACAS

Sotto un cielo plumbeo che promette pioggia (sfortunatamente questa non è la stagione secca), riusciamo ad avere un’idea di questa città. Caracas è collocata fra il fiume, che dista appena 30 minuti dalla città, e la montagna dell’Avida – alta oltre 2.600 metri, dalla cui sommità è possibile godere di una vista a 360 gradi della città, è come se fosse all’interno di una grande vallata.

Ha circa 5 milioni di abitanti ed è situata a 800 metri sopra il livello del fiume. Questa posizione le consente di avere un clima gradevole, non troppo caldo, il che fa piacere soprattutto in piena estate.

Caracas è una delle metropoli più attive del Sudamerica ed un grande centro culturale anche per i numerosi eventi a carattere internazionali che vengono organizzati , quale il Festival Internazionale del Teatro, che richiama ogni anno numerosi gruppi teatrali provenienti da ogni parte del mondo.

La città, purtroppo, ha ben poco dell’architettura originaria a causa di un terremoto che nel 1812 distrusse gran parte di quello che era il suo borgo originario coloniale.

Oggi si presenta come una moderna metropoli con alti grattacieli, nuovi avveniristici centri commerciali, barrios, ovvero quartieri sorti spontaneamente nelle colline, cove ci sono le cosiddette ‘ranchos’, che, però, essendo state quasi tutte riverniciate all’esterno, sembrano tanti agglomerati di piccole case molto ben lontane dal somigliare alle favelas che siamo abituati a vedere in altri paesi.

La capitale è un misto di contraddizioni, come ogni altra grande città, ma proprio per questo è anche molto seducente.

Larghe strade si alternano a piccole viuzze, case coloniali a parchi, Chiese a piazze, ristoranti a bar e negozi e la cosa che colpisce è soprattutto il verde che spicca tra le abitazioni e nei dintorni di Caracas tra cui emerge, per importanza, il Parco Nazionale Avila, vero polmone della città, nel quale si trovano ben 200 specie di volatili, mammiferi e rettili.

Iniziamo il percorso di Caracas storica a piedi iniziando con la visita della casa coloniale dell’eroe nazionale Simon Bolivar Simón Bolívar, detto El Libertador, rivoluzionariovenezuelano che contribuì in misura determinante oltre che all’indipendenza del Venezuela, anche a quella della Bolivia, dell’Ecuador, del Perù, della Colombia e di Panama.

E’ sinceramente molto emozionante vedere gli ambienti dove è nato e vissuto, alcuni oggetti personali e mobili che gli sono appartenuti.

La casa è molto bella, piena di dipinti alle pareti che ne illustrano un po’ la vita. Sembra quasi una presenza viva ed è forte quest’impressione.

E’ qui che è vissuto colui che 200 anni fa combatté per la libertà del suo paese e di alcuni del Sudamerica, riuscendoci.

Attaccato alla casa, c’è il Museo Bolivariano, piccolo ma interessante da visitare e nel quale, oltre agli oggetti che erano di sua proprietà, ci sono statue in legno, uniformi, documenti, libri, armi. dipinti alle pareti, affreschi sui soffitti e, addirittura la bara nella quale era stato posto da morto.

Usciamo e ci rechiamo in quello che può essere definito il vero cuore simbolico della città: Piazza Bolivar, dove c’è la statua del Libertador ed una bella Cattedrale, nella quale  fu battezzato l’eroe nazionale il 30 luglio del 1873 e dove c’è la tomba della famiglia Bolivar.

La cattedrale è del 1567 ed è la prima chiesa costruita a Caracas, l’unica ad aver  conservato intatta la sua facciata coloniale.

Nella torre c’è un orologio che, oltre alle classiche scampanate,  può suonare canzoni varie tra le quali anche l’inno nazionale.

Nella Piazza oggi si svolge una manifestazione, anzi una festa dedicata alle donne, ma, sorpresa! sono tanti gli uomini che vi partecipano!

C’è tanta gente in Piazza, è veramente un giorno di Festa con tanta varia umanità che passeggia, lavora, sta seduta nei bar, nei ristoranti.

E c’è anche tanto traffico per le strade. Una sosta ristoratrice in un bar affollatissimo e subito dopo ci rechiamo a visitare il  Palazzo Municipale, un grande edificio coloniale, costruito nel XV secolo, ricco di stupendi affreschi di grande pregio artistico e il Palazzo Federale Legislativo, praticamente il Campidoglio nazionale, un bell’edificio di stile neoclassico, con una cupola ellittica ricoperta d’oro.

Ma il tempo scorre inesorabilmente ed è ora di rientrare nell’Hotel Alba Venetur, un hotel 5 stelle di proprietà dello Stato, dotato di belle camere, 2 piscine, vari ristoranti, un fitness centre con sauna.

Peccato, perché a Caracas ci sono molte cose interessanti da vedere, domani mattina, infatti, dovremo recarci in quella che sarà la località più bella ed emozionante di tutto il nostro viaggio in Venezuela e dove resteremo per 2 notti: Canaima.

Ci conforta il fatto che ritorneremo a Caracas le ultime 2 notti 2 speriamo così di ammirare altre cose nuove.

TERZO GIORNO: CANAIMA

Per arrivare all’aeroporto di Canaima dobbiamo prendere 2 aerei. Purtroppo non c‘è un volo diretto da Caracas ma dobbiamo andarci con uno scalo intermedio.

Ma siamo molto carichi e non ci preoccupiamo minimamente di questo”inconveniente”.

Dopo un’ora di volo arriviamo all’aeroporto di Puerto Ordaz e attendiamo l’altro aereo, un piccolo turbo elica che atterrerà nel piccolo aeroporto di Canaima dopo averci fatto ammirato degli scenari meravigliosi di una natura ricchissima di vegetazione, di laghi, di isolotti e di fiumi.

Ci sentiamo “gasati” perché, finalmente, siamo arrivati in un posto assolato e caldo e non vediamo l’ora di arrivare nel nostro hotel-lodge.

Appena arriviamo rimaniamo letteralmente a bocca aperta per lo spettacolo che si presenta ai nostri occhi.

Sotto di noi vi è una larga spiaggia con bungalow in muratura che non stonano con l’ambiente circostante e…una laguna il cui colore non è azzurro, ma sorprendentemente color ruggine per via dei minerali – fra i quali il tannino presente in alcune piante – che ci sono nell’acqua.

La sabbia, vicino alla riva è leggermente rosata per via del quarzo che la compone.

In lontananza si staglia maestosa un’enorme cascata che ‘sbuca’ letteralmente da una vegetazione di un verde intenso.

L’acqua è impetuosa, e la bianca schiuma che si forma nel punto dove va a riversarsi e nella cascata stessa, ci dà la misura dell’enorme quantità di liquido con cui è formata e la grandissima potenza con la quale va a gettarsi nel largo fiume.

Sicuramente, nella mia vita, pur avendo visto altre cascate, credo di non averne mai osservata una come questa, aggiunta anche ad uno spettacolo naturale tanto vigoroso come quello che ho davanti ai miei occhi.

E’ impossibile non restare affascinati da tanta bellezza e non emozionarsi per ciò che la natura ha saputo creare in quel luogo così pieno di magia, così primordiale e impressionante.

Comprendo benissimo perché l’Unesco ha dichiarato il Parco Nazionale di

Canaima, Hector, la nostra guida indigena

 

Canaima Patrimonio dell’Umanità, non poteva essere diversamente.

Il Parco è vasto quasi quanto il Belgio, si trova a circa 400 metri sul livello del mare ed è formato da una lussureggiante vegetazione tropicale, numerose cascate e dalla Savana.

Il Resort, Campamento Canaima Venetur, che appartiene allo Stato ed è situato direttamente su una larga spiaggia, è gestito per il 70 per cento dagli indigeni del luogo e tutto funziona molto bene.

E’ costituito da bungalow arredati semplicemente ma dotati di ogni comfort.

Pranziamo a base di cibi locali molto buoni e leggeri e…subito dopo, finalmente, indossiamo il costume perché andremo a vedere da vicino le più belle cascate della zona.

Ci arriveremo a bordo di curiaras – tipiche imbarcazioni locali – e la nostra guida Hector, è un giovane indigeno di 23 anni appartenente alla tribù dei Kamarakoto.

Hector si muove scalzo sulle rocce e sulla terra con una sicurezza e una velocità impressionante. Lui e la natura sono un tutt’uno e ciò che lo circonda è la sua “casa”.

Non c’è niente che non conosca del territorio e per lui la bellezza del territorio è una cosa normale, familiare.

Ci allontaniamo dal nostro “campamento” e incominciamo ad avvicinarci alla cascata che ci ha tanto stupiti. Il rumore dell’acqua è frastornante così come è tumultuoso e spumeggiante il fiume nelle sue vicinanze.

Ancora di più ci rendiamo conto della potenza con la quale la cascata va a  fondersi con l’acqua e ne rimaniamo ulteriormente ammaliati.

Il fiume è un susseguirsi di belle cascate e lo scenario è superbo.

Ma la nostra guida indigena ha un’incredibile sorpresa per noi. Con la curiara infatti, ci trasporta in un altro posto dove troviamo un’altra stupefacente rapida chiamata il Salto Sapo.

Scendiamo dalla barca e ci avviamo verso questa cascata perché è possibile risalirla alle spalle, camminarle, cioè, dietro in quanto la cascata ha un sentiero naturale che si attraversa fino all’estremità opposta.

“Imbustiamo” accuratamente le nostre macchine fotografiche e le fotocamere, per evitare che si bagnino e non funzionino più,  e ci avviamo, non senza emozione, ad attraversare quell’enorme massa d’acqua che, appena ci addentriamo, ci lascia senza respiro per il poderoso getto che ci cade addosso.

La forza dell’acqua è impressionante, i sassi sono scivolosi e bisogna prestare molta attenzione a dove si cammina per evitare di cadere.

C’è vento e freddo dietro la cascata, ma è bello vedere scendere l’acqua dall’interno che, nel calarsi così velocemente, sembra quasi che tracci delle righe al di là della grande barriera.

Però è tempo di proseguire la nostra visita di Canaima ed Hector, come un folletto della foresta, ci conduce più in alto, proprio dove nasce la cascata, e poi ci fa attraversare una parte del Parco Nazionale.

Incomincia ad imbrunire ma facciamo una sosta su una bella spiaggia da dove si vede un’altra cascata e dove è possibile nuotare un po’ circondati da una natura che sembra quasi irreale.

Durante il tragitto una leggera pioggia ci ha accompagnato e, all’improvviso, nel cielo è apparso un arcobaleno che ha reso ancora più suggestivo il momento di beatitudine che stiamo vivendo.

‘Pero es tiempo de volver al campamento’ e, a malincuore, ci avviamo alle auto che ci condurranno al Resort.


Durante il percorso, chiedo informazioni ad Hector sul loro modo di vivere della sua tribù. Mi incuriosisce questo ragazzo che è un tutt’uno con la natura ma che si occupa di turismo in modo così moderno e avanzato.

Mentre incomincia a rispondere alle mie domande, attraversiamo proprio il suo piccolo villaggio formato da case in muratura e dove si intravedono all’interno le famiglie intente nelle occupazioni domestiche o a riposare sulle amache che, per molti di loro, più tradizionalisti, è un vero è proprio letto, mentre gli altri – i giovani e, quindi, più moderni – dormono in un letto normale.

Nel piccolo centro esiste un ospedale e una sala riunione ed Hector mi spiega che la comunità vive soprattutto di agricoltura, pastorizia, pesca e turismo. Ogni famiglia ha in genere 5 o 6 figli e nella comunità tutti si aiutano in caso di bisogno.

La sua Tribù conta in tutto il Venezuela 2.800 persone e la religione che seguono si chiama ‘Alleluja’. Credono in Dio e in alcuni Santi e i giovani difficilmente lasciano il proprio villaggio.

L’età media per sposarsi è di 25 anni e la vita media delle donne e degli uomini è di circa 80 anni.

Gli chiedo se anche nella sua tribù vige il divieto di guardarsi negli occhi e mi risponde che avviene con l’altra tribù dei Kavac, che sono sempre Kamarota.

Non si guardano fissi negli occhi sia per l’educazione che hanno ricevuto sia perché pensano che si possano trasmettere le cose negative dell’anima.

Hector mi fa molta tenerezza anche quando mi dice che, essendo un tutt’uno con il territorio ed avendo ormai un rapporto abituale, a lui il Salto Angel non fa più impressione come invece accade ai turisti che lo vedono per la prima volta.

Arriviamo al nostro Resort, consegniamo le nostre scarpe piene di fango alla reception, che ce le farà ritrovare dopo un paio di ore pulite ed asciugate, ed abbiamo la bella sorpresa di trovare apparecchiato sulla spiaggia.

Ceniamo con ancora negli occhi e nel cuore la splendida giornata trascorsa in quel Paradiso, e già ci eccitiamo per la visita al Salto Angel del giorno dopo.

 

QUARTO GIORNO: CANAIMA SALTO ANGEL

Ci svegliamo di cattivo umore. E’ piovuto durante la notte e continua a piovere anche questa mattina.

Dobbiamo prendere alcuni piccoli Piper per sorvolare la Gran Sabana e ammirare la lunga cascata, ma con questo brutto tempo sicuramente non potremo decollare.

Guardiamo il cielo con la speranza che le nuvole si diradino e cessi la pioggia.

Alcuni di noi, per passare il tempo, cercano di connettersi ad Internet con i PC portatili, ma qui siamo in un posto fuori dal mondo e la connessione va e viene.

Ogni tanto, oltre alle poche voci umane, ai canti degli uccelli, al rumore della pioggia e della cascata o di qualche piccolo mezzo che porta la merce al Resort, non si sente niente.

Il personale è gentile, silenzioso ed efficiente e ci salutano ogni volta che ci vedono. In questi casi faccio sempre il paragone con il nostro mondo, così differente in senso negativo, dove si è persa anche l’abitudine di dire un semplice grazie o buongiorno.

Ho visto tanti Paradisi terrestri e tanti scenari straordinari, ma questo ha qualcosa di magico perché sembra essere fuori dal mondo!

E’ presto, e qualche pescatore sta tentando di prendere qualche pesce semplicemente con un filo e non con la lenza. Uno, soprattutto, è immerso nell’acqua e, a volte, rimane fuori solo la testa.

Il suo cagnolino va avanti e indietro sulla spiaggia abbaiando in direzione del suo padrone. Che quiete, e quanta serenità negli occhi di queste persone che si accontentano di ciò che hanno e che non vivono di apparenza come noi!

La pioggia continua a scendere e ci dispiacciamo per il fatto che non potremo vedere il Salto Angel e recarci anche alla Grotta della Fertilità.

Gli indigeni, con saggezza e tranquillità, ci dicono che il tempo cambierà sicuramente in poco tempo, ma noi siamo non siamo affatto convinti di ciò e ci guardiamo in faccia sconsolatamente pensando ad una giornata sprecata e ad una magnifica opportunità sfumata.

Ma ecco che all’improvviso, nonostante un poco di pioggia sia lì a farci crucciare, accade quello che gli indigeni avevano previsto.

Uno sprazzo di azzurro si apre all’orizzonte e ci viene suggerito di prepararci per andare nel piccolo aeroporto e sistemarci dei Piper a 5 posti. Siamo esaltati ma anche un po’ preoccupati.

Il cielo è pieno di nuvole e non sappiamo se riusciremo a vedere qualcosa.

Oggi, però, è la nostra giornata fortunata. Ci disponiamo a bordo dei velivoli a seconda del peso che abbiamo per bilanciare gli aerei e, in pochi minuti, siamo pronti per il decollo.

Non appena l’aereo si solleva da terra e si posiziona in quota, un panorama mozzafiato è sotto di noi e intorno a noi.

Fra le nuvole riusciamo a scorgere piccole colline e pianure ricoperte da una fitta vegetazione come se fossero foreste; la Gran Sabana, lunghi fiumi dalle varie forme: larghi, stretti, diritti o tutti a ‘gomito’, che attraversano estesi territori e si fanno largo fra palme ed altri tipi di piante. Passiamo anche vicino alle 3 Tepuyes, caratteristiche montagne di arenaria dalla forma quasi piramidale e dalle pareti molto ripide la cui cima è tronca e piatta.

Le nuvole che le circondano rendono tutto quasi illusorio e primitivo e la veduta è quanto mai magnifica. Non ci stupiremmo affatto se vedessimo qualche dinosauro correre attraverso la pianura o vedere qualche uomo preistorico apparaire all’improvviso!

Sembra di essere all’inizio della creazione della terra tanto è inverosimile quello che stiamo osservando!

Il piccolo aereo passa attraverso strati di nuvole e già pensiamo che, forse, non riusciremo a vedere ciò per cui era prevista l’uscita della mattina.

Ma, nuovamente, la buona sorte è dalla nostra parte perché il pilota ci avverte che siamo quasi in prossimità del Salto Angel.

Ed eccola lì, questa famosissima cascata, simbolo stesso del Venezuela, lunga quasi mille metri ma non molto larga per quantità di acqua.

Scende dal monte Auyantepui, che nella lingua Pemòn, gli indigeni che abitano tutta la zona della Gran Sabana, significa “Montagna del dio del mare” per poi precipitare in un incavo di rocce Canòn del Diablo (Gola del diavolo).

Il nome le proviene dallo scopritore nordamericano Jimmie Angel, il quale la scoprì per caso nel 1937 atterrando con il suo aereo “Caroní” proprio sulla cima dell’Auyantepui.

E’ tanto estesa in lunghezza (è la più alta del mondo) che sembra non entrare tutta nell’obiettivo della macchina fotografica! Che emozione, che spettacolo fantastico è a poca distanza dal nostro aereo.

Il pilota vira varie volte per permetterci di vederla tutti quanti e fotografarla.

Le macchine fotografiche sembrano impazzite come noi che ci agitiamo per poter scattare foto a ripetizione.

Vogliamo fissare per sempre quella meraviglia che abbiamo la fortuna di vedere.

Finalmente ci sentiamo appagati anche se, tutto ad un tratto, il finestrino anteriore del Piper incomincia a riempirsi di gocce d’acqua.

Piove nuovamente, ma noi abbiamo provato la nostra bella emozione e ci va bene lo stesso.

Ma…non abbiamo considerato che, una volta atterrati, dobbiamo fare una lunga passeggiata a piedi per arrivare alla Grotta della Fertilità.

Ci attrezziamo come possiamo con giacche impermeabili, cappelli, ombrelli – solo il mio – e ci avventuriamo dietro la nostra guida indigena.

Attraverso sentieri fangosi, pietre, grosse rocce, piccoli ruscelli, piccole cascate e pozze d’acqua, giungiamo nei pressi della Grotta e ci fermiamo nei pressi di una impetuosa cascata.

E qui sorgono alcuni dubbi su chi può affrontare il duro percorso che ci divide dalla meta.

Per arrivare alla Grotta, infatti, bisogna sfidare la forza dell’acqua e ci si può arrivare soltanto tenendosi ad una corda per non essere trascinati giù.

Solo i più coraggiosi (o incoscienti) si avviano con le guide, piccole di statura ma dalla grande forza nelle braccia.

Dopo 30 minuti vediamo ritornare i ‘nostri eroi’, qualcuno un po’ ‘ammaccato’ e stanco ma tutti delusi per non essere riusciti ad entrare nella Grotta.

La potenza della cascata, alimentata dalla forte pioggia, ne aveva impedito l’ingresso.

Un vero peccato, ma non si poteva rischiare di farsi male seriamente.

A quel punto rifacciamo il percorso inverso ma con più sicurezza e con più velocità e torniamo nell’accampamento dei Kavac, dove eravamo atterrati prima.

Le donne della tribù ci hanno preparato un ottimo pranzo e gli uomini ce lo servono. Qualcuno di noi chiede qualcosa di piccante e…immediatamente ci fanno assaggiare una salsa piccante. Ne mettiamo un po’ sulle fette di pane e ci spiegano che è ricavata dalle termiti.

Nessuno rifiuta di assaggiarla e..sorpresa, è buona e molto piccante, ma non somiglia al nostro peperoncino rosso.

E’diversa, ma il gusto è molto gradevole e ne mangiamo anche una buona quantità.

Ma è tempo di tornare indietro e, dopo aver visitato le case dei Kavac e salutato le signore, riprendiamo i piccoli velivoli e ritorniamo a vedere il Salto Angel con la speranza che il cielo, nelle sue vicinanze, sia meno nuvoloso della mattina.

Non lo è, ma la cascata è più libera e possiamo ammirarla molto meglio dell’andata perché ha una luce diversa e…di nuovo proviamo le stesse emozioni e lo stesso stupore per questa meraviglia unica al mondo!

Vorremmo continuare a stare fra le nuvole, ma non è possibile, dobbiamo ritornare al nostro Resort.

Piove ancora, ma i bambini locali giocano tranquillamente sulla spiaggia come se ci fosse il sole.

E’ uno spettacolo ed una gioia vedere con quanta semplicità si fanno fotografare e con quanti sorrisi e curiosità si guardano nelle macchine digitali.

Questo posto è un sogno, un posto incantevole, ammaliante, un posto dove ti riconcilii con te stesso e trovi quella che dovrebbe essere la reale dimensione umana della vita!

La sera arriva troppo presto e ci lascia un po’ di amaro in bocca perché domani dovremo andare in un’altra località: l’Isla Margarita.

QUINTO GIORNO: ISLA MARGARITA

Oggi andremo in tutt’altra parte del Paese, andremo nella più nota località di mare del Venezuela: l’Isla Margarita, che, assieme a Los Roques, un arcipelago formato da oltre 100 isole dalle acque cristalline e dai fondali spettacolari, è la destinazione balneare più conosciuta in tutto il mondo.

Di nuovo prendiamo l’aereo che ci condurrà all’aeroporto di Porlamar, e atterriamo in un’isola, che in realtà è formata da due isole collegate con un istmo di terra.

L’hotel è il Venetur Margarita (ex Hilton), un ottimo 5 stelle, ubicato direttamente su una spiaggia e dotato di vari ristoranti con cucina locale e internazionale, bar, discoteca, palestra, negozi, una spiaggia privata ed ogni tipo di comfort nelle camere.

L’Isla Margarita, una delle più grandi dei Carabi, è conosciuta dai turisti soprattutto per l’ottimo livello internazionale dei suoi alberghi, per la ricchezza delle sue baie e delle spiagge adatte ad ogni esigenza (sport acquatici o relax), per lo shopping conveniente in quanto è porto franco e per la vivace vita notturna adatta soprattutto ai giovani.

Le spiagge più belle sono la Playa el Aqua e Juan Gringo e tutte le altre situate nella parte nord orientale dell’isola.

L’Isla Margarita, però, possiede un Parco nazionale – El Parco National Laguna Le Restinga, che è una riserva naturale di mangrovie e piccoli canali, più la Basilica Nuestra Senora del Valle, castelli e un campo da Golf con 18 buche che, purtroppo, non abbiamo avuto il tempo di visitare.

Oggi abbiamo giusto il tempo di visitare il nostro hotel, fare un bagno nella splendida, enorme piscina dalla forma inconsueta ed è già l’ora di cenare.

La sera, però,  abbiamo voglia di vedere come si svolge questa rinomata vita notturna e decidiamo di uscire per andare in qualche locale.

Come da noi, sono sempre i giovani ad affollare discoteche e locali dove si può bere e ballare.

Torniamo piuttosto stanchi nel nostro hotel, è tardi e domani andremo a visitare l’Isla de Coche, dove trascorreremo tutta la giornata.

SESTO GIORNO: ISLA MARGARITA-ISLA DE COCHE

Mi alzo alle 6 del mattino. Il cielo della sera prima non sembrava promettere il sole ma tanta pioggia. E così è stato!

Apro le finestre ed una pioggia a catinelle mi fa prendere dallo sconforto.

Come faremo ad andare all’Isla de Coche con il tempo in queste condizioni? Mi predispongo male anche per la prima colazione e, mentre mangio, spero che il tempo, come è già successo a Canaima , possa cambiare da un momento all’altro.

E così, anche questa volta alle 7.30 il cielo cambia completamente il suo aspetto. Da nero-grigio diventa azzurro e così possiamo dirigerci verso il porto per salire sul catamarano che ci porterà nella bella isola.

Mentre attraversiamo l’Isla Margarita osserviamo la gente nella sua quotidianità e cerchiamo di farci un’idea dell’isola stessa.

C’è gente che lavora ai campi, nei negozi, in un bel mercato alimentare e notiamo tante piccole case colorate man mano che ci avviciniamo al punto di imbarco.

Anche qui, e può sembrare strano, uno scenario particolare e mai visto si presenta ai nostri occhi.

Vicinissimo al porto c’è un piccolo villaggio di pescatori e tante barche colorate ormeggiate nell’acqua o sulla sabbia.

Qualche pescatore sta cucendo la rete con la quale pesca, altri trasbordano le reti da una imbarcazione all’altra, alcuni bambini giocano ma altri danno una mano a togliere le cime dalle bitte.

Ma lo spettacolo più inconsueto ed emozionante è dato dal grande numero di cormorani che sono fermi sulle barche attraccate a 50 metri dalla riva.

Sono veramente tanti e tutti abituati alla presenza umana.

Ogni tanto qualcuno si alza in volo per tuffarsi in acqua ed uscirne con un pesce in bocca, mentre altri sono intenti a fare ‘toilette’.

Che scenario straordinario e che momento di riflessione per la calma che ci pervade in quel contesto di vita semplice ma vitale, vero.

Il bel catamarano ci ospita come se fossimo su una nave di lusso. Durante la navigazione ci viene offerto da bere, da mangiare e frutta fresca.

Il personale, il comandante in primis, è di una gentilezza incredibile, non forzata, ma genuina, spontanea.

Ci fermiamo in alto mare per fare un po’ di snorkeling, ma il mare è un po’ mosso e l’acqua un po’ torbida. Non si riesce a vedere un granché di ciò che c’è in quel tratto di mare.

Peccato, ma ci rifaremo all’Isla de Coche che tra poco dovremmo raggiungere. Il sole diventa più caldo e la musica che ha accompagnato il nostro viaggio è stato un bel sottofondo per questi momenti di grande beatitudine.

Finalmente incominciamo a vedere una lunga e larga lingua di sabbia bianchissima, una bella spiaggia attrezzata, un Resort composto da bungalow, che non stona con l’ambiente naturale circostante, alte palme e un mare color verde-turchese.

Sbarchiamo dal catamarano e…non resisto all’invito di quell’acqua tiepida, pulita e trasparente. Mi immergo a lungo e godo lo spettacolo dei pesci che mi passano tra le gambe.

Che meraviglia questo posto per trascorrervi le vacanze, peccato che dobbiamo starci soltanto una giornata e non possiamo vedere le altre belle spiagge che ci sono sull’isola!

Ma non dobbiamo mai dimenticare che siamo li per lavorare e anche per vedere come vive la gente comune.

Saliamo su un piccolo pullman e incominciamo a girare l’isola che è lunga appena 11 chilometri e larga 6. La sua popolazione vive soprattutto di pesca e di produzione di sale.

Nella sua storia annovera anche l’occupazione da parte degli Spagnoli ed una nave affondata nel suo mare sin dal  1815 è lì a testimoniarlo. Anche qui ci sono abitazioni basse e colorate, donne e uomini intenti a fare la spesa, bambini appena usciti dalle scuole e tante case in costruzione.

Siamo fortunati perché ci accorgiamo che si sta festeggiando un matrimonio. Chiediamo di poter fotografare sia gli sposi, sia gli invitati e, come sempre, con molta gentilezza si mettono in posa per noi.

Gli ospiti sono arrivati con un pullman e non si nota alcun tipo di sfarzo o di “apparenza” fra la gente che vive questa festa in modo molto naturale e semplice.

Come lo è, d’altronde, il tipo di vita che conduce quotidianamente. Entriamo in una casa e ne osserviamo l’arredamento semplice ed ordinato.

Su un mobile troneggia la statua della madonna e su una parete un crocefisso. D’altra parte la maggioranza della popolazione venezuelana segue la religione cattolica.

Entriamo in un’altra abitazione e i padroni di casa ci fanno entrare in cucina perché stanno preparando il pranzo e un delizioso profumo ci mette ancor più fame perché è l’ora della ‘comida’.

Mangiamo in un bel ristorante sulla spiaggia ed è già tempo di tornare indietro.

Il mare si sta increspando ed è molto divertente ‘farsi il bagno’ – tipo secchiate addosso – ogni volta che il catamarano prende le onde frontalmente.

Sbarchiamo nuovamente nel villaggio dei pescatori e questa volta i colori sono completamente differenti da quelli del mattino.

Ora tutto ha una tonalità più calda: i pescatori, le barche, i bambini, i cormorani, il cielo stesso è pronto ad aiutare il sole che fra un po’ incomincerà a scendere e a rendere più rosato tutto ciò che a portata dei suoi raggi.

Torniamo in albergo e ci cambiamo per prepararci ad assistere, ed essere anche ospiti, di una grande festa danzante organizzata dai lavoratori.

Partecipiamo anche noi alle danze e notiamo quanta sia grande la voglia di divertirsi di questa gente che balla e mangia in armonia.

Usciamo nel bel giardino, curato in ogni dettaglio, per un cocktail organizzato per noi giornalisti e per scambiare due chiacchiere sulle sensazioni provate in questo viaggio.

Ci auguriamo anche che il tempo del giorno successivo non sia piovoso perché dobbiamo rientrare a Caracas.

SETTIMO GIORNO: CARACAS

E invece, durante la notte, piove di nuovo ma, come accade ai tropici, la pioggia come viene se va e già alle 6 del mattino si incomincia ad intravedere il sole.

Siamo in volo e, come al solito, il panorama sotto di noi è magnifico: isole e mare azzurro sono uno spettacolo che incanta sempre, soprattutto chi è romantico e sentimentale come me.

La natura è proprio bella ed è un bene prezioso che non sempre siamo in grado di proteggere come dovremmo, soprattutto noi occidentali.

Qui, invece, ci siamo accorti che è un tesoro rispettato e tutelato anche per noi. Siamo qui da una settimana e abbiamo già preso tanti di quegli aerei come se fossero dei pullman!

Arriviamo nella Capitale verso l’ora di pranzo e, come ogni grande metropoli del mondo, ci accoglie con la vivacità di una grande città: gente che lavora e che si sposta da una parte all’altra della città con autobus o auto private e c’è tanto traffico.

Dopo il pranzo consumato nell’Hotel Alba Venetur (quante cose buone si mangiano!) ci rechiamo presso la Comunità “23 de Enero”, una sorta di Centro di assistenza sociale, ubicato in una delle zone più alte della città.

Ci accolgono dei giovani che, con molto entusiasmo, ci spiegano il perché della nascita della Comunità e il suo funzionamento.

E’ grande questo – definiamolo – quartiere con ben 3.000 persone che vi abitano.

Ci sono palazzi, case basse, piccole industrie (mattoni e zucchero), negozi di vario genere, scuole e una radio che trasmette non solo per la comunità, ma anche a livello nazionale.

Anche qui la gente è cordiale e ospitale e i bambini giocano tranquillamente per le strade interne o a pallone in un campo di calcetto.

Vorrei fotografare tutti, soprattutto i bambini, sono tutti belli, vivaci ed espressivi.

Mentre sto fotografandone uno, esce da una casa una signora che mi invita a visitarla.

L’abitazione è ancora da terminare, ma la felicità che traspare dai suoi occhi e dalle sue parole, mentre mi spiega come verranno disposti i mobili e chi ci sarà nelle camere ancora da terminare, ha il potere di commuovermi.

Quanto entusiasmo per questo suo desiderio che si sta avverando, e quanta voglia di tenermi lì per descrivermi come è composta la sua famiglia!

Devo raggiungere gli altri giornalisti per proseguire la visita del centro e mi accingo a salutare la signora ma lei, che nel frattempo sta preparando la cena, mi offre una croccante ala di pollo fritto che sta cuocendo in cucina.

La saluto intenerita e commossa e ‘addento’ con piacere quel cibo che mi ha donato con tanta naturalezza e generosità.

E’ proprio vero che chi ha poco, quel poco lo divide anche con gli altri!

Continuiamo il nostro giro nella Comunità e ci viene spiegata l’importanza delle scuole tecniche del Centro che, oltre ad insegnare le normali materie, abituano i ragazzi, sin da piccoli, al pensiero del sociale e della vita comunitaria, all’esistenza delle altre persone e non solo a quella di noi stessi.

Mi piace questa cosa, è una piccola speranza in più per un futuro migliore nella società della Repubblica Bolivariana del Venezuela.

Ci vorrebbero anche da noi questo genere di scuole, visto che molte delle nostre famiglie non sono più in grado di trasmettere ai propri figli  i valori di una vita civile e sociale.

Sempre che i genitori stessi li abbiano!

Se non ci fossero i volontari a rendere meno arido e menefreghista il nostro vivere quotidiano, ci sarebbe veramente da piangere al pensiero di far parte di una società malata come quella in cui viviamo.

Basta vedere su Youtube cosa avviene dentro le nostre scuole…o ciò che accade all’interno delle famiglie!

Terminiamo la visita alla Comunità per recarci nel ristorante più rinomato della città per la bontà della carne alla brace e per il mangiare in generale.

Appena entriamo avvertiamo un profumo di carne alla brace che ci fa venire voglia di sederci con gli altri avventori e mangiare lì.

Dalla cucina escono piatti tradizionali come la ‘chapa’, una specie di frittella di mais cotta sulla piastra e riempita con ciò che più piace: formaggio, salame, prosciutto cotto, carne.

La chapa si chiude come un nostro calzone, oppure si copre come se fosse un’omelette. Ci viene offerto da bere e fatto assaggiare i loro cibi locali.

E’ tutto buono e sfizioso e le facce dei clienti che stanno mangiando dimostrano la bontà di ciò che stanno ingerendo.

E’ buio ed è ora di rientrare in hotel. Ci resta il tempo per un bagno in piscina, prima di cenare e…un altro bel giorno, pieno di emozioni visive, gustative e umane è passato!

OTTAVO GIORNO: CARACAS

E’ il nostro ultimo giorno a Caracas e per noi è stata organizzata una visita al monte Avila, dal quale si ha una vista mozzafiato della città.

Saliamo sulle moderne cabine della teleferica che, in 15 minuti circa, ci porta fino alla cima del monte…e lo spettacolo sottostante è veramente da lasciare senza parole. Il monte è alto 2.200 mt e l’aria è “frizzantina” .

Percorriamo una strada dove troviamo tante coppie e famiglie venute quassù per trascorrere una giornata di festa.

E’ domenica, infatti, e il luogo è pieno di chioschi e negozi che vendono dolci o i piatti tipici venezuelani.

C’è aria di grande festa. Giocolieri, clown, maghi e ballerini intrattengono grandi e piccoli.

C’è anche una pista di pattinaggio, un ristorante panoramico ed un hotel di 19 piani del 1956, l’Humboldt, alto circa 60 metri.

L’hotel, che è in ristrutturazione, ospitava negli anni passati solo l’elite del paese che, addirittura aveva la teleferica che arrivava direttamente nell’albergo.

All’interno l’hotel conserva ancora l’arredamento tipico degli anni ’50. Ci sono i classici divani dell’epoca, alcuni mosaici alle pareti ed un enorme camino con la cappa rotonda, in rame e lavorata a mano.

Alcune sale oggi vengono utilizzate per ospitare congressi e per festeggiare Capodanno.

Siamo in alto e la nebbia, purtroppo, ci ha impedito di osservare totalmente la città e la parte che affaccia sul Mar dei Caraibi, ma è abbastanza quello che vediamo ed è molto bello vedere la demarcazione fra il verde dei boschi, che arriva a lambire la città, e le numerose case dei centri abitati.

Mangiamo nel miglior ristorante del luogo, che ha una vetrata che ci permette di gustare uno splendido panorama anche mentre consumiamo un ottimo pasto.

Indugiamo un po’ più del dovuto nel ristorante. Non abbiamo molta voglia di lasciare quel luogo che ci fa sentire più vicini al cielo…ma dobbiamo riprendere la teleferica per tornare nel nostro Hotel.

La nostra permanenza in Venezuela è arrivata alla conclusione e domani mattina alle 4 lasceremo questa terra piena di colori, di natura rigogliosa, di cascate incredibili ma, soprattutto, ricca di gente vera, la cui straordinaria umanità ci ha accompagnato dall’inizio alla fine di questo viaggio.

Il Venezuela, per me, viaggiatrice collaudata, è stata una grande sorpresa.

Il viaggio mi ha lasciato il ricordo indelebile di luoghi dove il tempo si è fermato, lasciando inalterato il rapporto tra uomo e ambiente.

Ho trovato pagine di umanità illustrate con scene di una natura incontaminata incastonata in cornici di verdi distese e acque cristalline.

Venezuela, così come il Nicaragua, hanno significato per me, come sarà sicuramente per i viaggiatori desiderosi di conoscere questi territori, un ritorno al passato per scoprire l’essenza di ciò che è davvero naturale.

Ed è stato un viaggio meraviglioso perché mi ha permesso di conoscere un angolo di questa terra, malata di inquinamento e degrado, comparabile con quello che è il concetto di Eden.

E sono sempre più convinta di quanto tutta la gente del mondo, pur parlando lingue diverse, professando religioni differenti e di diverso colore della pelle, potrebbe vivere in amicizia e in pace.

Arrivederci Venezuela, sono sicura che il mio non è un addio e che tornerò per ammirare gli altri luoghi meravigliosi di cui ho sempre sentito parlare ma che non ho ancora visto.

Quell’alchimia di bellezze paesaggistiche e naturalistiche, unite al calore umano della sua popolazione dalla storia gloriosa, mi sono rimaste impresse nel cuore e nella mente.

E desidero provare nuovamente le stesse emozioni!

Liliana Comandè

Comments (42)

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  • lunedì 17/gennaio/2011 alle 11:24 am Stefania Bitetti

    Buongiorno, cosa dire anche di questo reportage? che è semplicemente stupendo! Brava!
    Buona giornata
    Stefania

  • lunedì 17/gennaio/2011 alle 11:30 am Leonardo Spinetti

    Carissima dott.ssa comandè, da Dicembre ad oggi ho sempre letto tutti i suoi reportage su Copenhagen, sul Nicaragua e ora questo sul Venezuela, e le dico sinceramente che non ce n’è stato uno che non sia stato di mio gradimento. Bellissimi, dal primo all’ultimo, meravigliosa e coinvolgente la sua passione con la quale ci trasporta ( grazie alle sue descrizione acuratissime dei luoghi e delle diverse culture, per non parlare delle stupende fotografie che pubblica, vero spaccato della vita quotidiana di quei popoli ) nei luoghi da lei visitati.
    Cosa ci aspettiamo per il futuro? Quale altro reportage leggeremo? Sono già curioso per le prossime uscite !!!
    Ancora compllimenti e continui così ..
    Cari saluti, Leo adv Prato

  • lunedì 17/gennaio/2011 alle 11:47 am Karin Dolinka

    Incredibile Lily…una vera sensazione!!!. Fare questo viaggio inisme a te e a tutti altri scelti per il gruppo Sensations, é stata una esperienza unica. Per me, come organizzatrice e autore di questo progetto mi sento orgogliosa di aggiungere l’obbiettivo….promuovere Venezuela, i suoi colori, i suoi sapori anche i suoi profumi.
    Come latinoaemerica, como Argentina, un paese fratello dle Venezuela, mi riempia di emozione raccontare la loro storia, la loro cultura in Italia.
    Oggi é solo l’inizio di una strada che se sta costruendo.
    Hoy Venezuela, con la sonrisa de su pueblo, abre los brazos para recibir un mundo. Un gracias psticular a todo el Mintur y un especial agradecimiento al MInistro Alejandro Fleming que nos dio la pisibilidad de entrar a conocer un pais de encantos y sensaciones…VENEZUELA CONOCERLA ES TU DESTINO!!!

  • lunedì 17/gennaio/2011 alle 12:47 pm Milagros Mendoza de Zamora

    TI RINGRAZIO CARISSIMA AMICA LILIANA PER IL TUO BELLISSIMO E PERFETTO REPORTAGE SUL MIO PAESE AMATO… TI RINGRAZIO IL TUO AMORE PER NOI… DIO TI BENEDICA CARISSIMA AMICA…!!!!
    Hablas de mi Venezuela como si fueras venezolana, con tanto amor, con tanto conocimiento de todo…. ¡¡¡¡Qué bien realizas tu profesión y qué inmenso corazón tienes….!!! Está hermoso, perfecto… la próxima vez que vengas te invito a mi casa… no te puedes perder Mérida y sus montañas nevadas, su Teleférico que es el más alto del mundo…Luego, Falcón y sus Médanos, inmensas Dunas… Los LLanos, La Cueva del Guácharo El Páramo Andino, la Pequeña Alemania en Venezuela: La Colonia Tovar… Los pueblos coloniales y las artesanías de cada estado… Una belleza inmensa…!!!! Un abrazo para ti del tamaño del mundoooooooooooooooooo e infinitas graciaaaaaaaas por tanto amoooooooooor…. gracias también por hablar tan lindo mi idiomaaaaaaaaaaaa….!!!! ♥♥♥♥♥♥ TQM…!!!

  • lunedì 17/gennaio/2011 alle 12:54 pm Milagros Mendoza de Zamora

    KARIN DOLINKA…. <3 ¡¡¡GRACIAS POR HABER INVITADO A LILY Y HABERLA ACOMPAÑADO… LILY Y KARIN, GRACIAS DE MI PARTE A TODO EL GRUPO QUE TRABAJÓ CON USTEDES Y A LOS MARAVILLOSOS GUÍAS QUE TUVIERON… GRACIAS TAMBIÉN A NUESTRO MINISTRO DE TURISMO ALEJANDRO FLEMING…!!! DIOS LES BENDIGA…!!!!

  • lunedì 17/gennaio/2011 alle 2:06 pm Carlo Giovannini

    Cara Liliana, non ci conosciamo personalmente ma io ti conosco attraverso i tuoi scritti e la foto sulla rivista, da tanti anni. Ti ho sempre apprezzata nei tuoi redazionali per la grinta e per il coraggio di dire le cose come stanno, anche le più spiacevoli. Ma ora, anche se non ho commentato i tuoi precedenti reportage (bellissimi) mi sento di farti i complimenti per aver scritto con il cuore, oltre che con il PC. Sei coinvolgente quando descrivi le tue sensazioni che riesci a far sentire anche ai tuoi lettori. Se lo scopo di un reportage è quello di invogliare le persone a ripercorrere i tuoi stessi passi, ebbene ci sei riuscita. Per lo meno con me.
    Con ammirazione. Carlo ADV Genova

  • lunedì 17/gennaio/2011 alle 2:07 pm Karin Dolinka

    Gracias Milagros, por tus palabras. Para mi es un honor promover tu pais, donde cada rincon esconde un secreto divino y que el calor de tu pueblo te da la bienvenida.
    Tu gente me cautivo, me inundo de emociones que deben ser transmitidas.
    Tu gente, tu pueblo es asi, simple porque tiene un corazon enorme que te endulza el alma.
    El Mintur, me abrio las puertas y me dio la posibilidad de emprender un camino junto a ustedes…como Argentina que vivo en Italia, estoy orgullosa de pertenecer a una tierra unida..NUESTRA LATINOAMERICA…Gracias a ustedes!. Nos vemos pronto.
    Arq. Karin Dolinka

  • lunedì 17/gennaio/2011 alle 2:13 pm antonella

    Che bello iniziare la settimana con un altro meraviglioso racconto di viaggio, sempre coinvolgente ed entusiasmante.
    Sig.ra Comandè con i suoi reportages ci sta viziando.. aspettiamo già il prossimo!
    Cordiali saluti

  • lunedì 17/gennaio/2011 alle 2:16 pm Sara B.

    Gentile Liliana, ho terminato di leggere il suo articolo nella mia pausa pranzo e mi sono emozionata per le sue belle parole nel descrivere un paese e la sua gente. Io non so scrivere ma mi è venuto spontaneo dirle che anche questo suo reportage mi ha commosso, come quello del Nicaragua. Grazie per averco fatto conoscere questo paese anche se per ora solo virtualmente. Lei ha una grande sensibilità e si avverte. Cordiali saluti da Sara/Napoli

  • lunedì 17/gennaio/2011 alle 2:37 pm Gianni Sperduti

    Concordo con Sara. Ha scritto quello che volevo scrivere io. Complimenti per essere sempre chiara e leggibile e nell’esporre i suoi sentimenti e le emozioni che le danno i viaggi, nonostante penso abbia girato il mondo in lungo e largo. Lei è una bella persona.
    Grazie e le auguro una buona giornata.
    Gianni

  • lunedì 17/gennaio/2011 alle 2:44 pm Diego

    Gentile signora Comandè,
    ho appena ricevuto, sulla mia posta elettronica, la newsletter del giornale e con immenso piacere ho notato il nuovo articolo sul Venezuela appena pubblicato, un viaggio eccezionale e stupendo!!!Grazie per averci fatto conoscere, tramite i suoi scritti, questi posti fantastici.

    Un saluto da Diego Anastasi

  • lunedì 17/gennaio/2011 alle 4:05 pm Rino Siconolfi

    Cara Liliana,il fatto che tu,per natura,sia una viaggiatrice e non una turista ti rende importante e veritiera testimone del contatto e del confronto con nuovi mondi,le loro tradizioni,le loro culture:attraverso le tue esperienze di viaggio e le tue emozioni ci fai cogliere particolari e sfaccettature che restano nella memoria e stimolano la curiosità e la voglia di conoscere.Il tuo reportage sul Venezuela è straordinario.Ricordando che è stato il terzo Paese ad aprire agli emigranti italiani nel dopoguerra ho provato un piccolo tuffo al cuore e mi hai fatto risvegliare i ricordi di bambino:mio nonno paterno è vissuto,da emigrante in Venezuela per 14 anni,e custodisco il ricordo dei suoi racconti come un piccolo tesoro.Il calore del popolo venezuelano è un calore vero,di gente vera,testimoniato anche il ruolo e l importanza delle Comunità e una delle cose che mi ha colpito di più del reportage è l incredibile,quasi simbiotico rapporto che ha l uomo con la natura:un rapporto familiare e di grande rispetto,nella consapevolezza che la natura è stata generosa con questo Paese,donandole ricchezze uniche al mondo come la Cascata di Salto Angel,il Parco Nazionale Canaima,i meravigliosi fondali di Isla Margarita,Los Roques e Isla de Coche,per citare i più noti,sensazioni ed emozioni a non finire fino all atmosfera coloniale dei quartieri di Caracas:un Paese meraviglioso,una bellissima esperienza di vita.
    Rino Siconolfi

  • lunedì 17/gennaio/2011 alle 4:44 pm liliana

    Grazie a tutti voi che vi siete complimentati per il mio nuovo reportage. Queste sono le grandi soddisfazioni di chi scrive e lo scopo di raccontare i viaggi e le proprie sensazioni. Il fatto che sia riuscita nell’intento mi conforta molto e mi spinge anche a migliorarmi. A te Rino, grande esperto di turismo, invio un grazie speciale perché la tua storia, ovvero quella di tuo nonno, s’intreccia proprio con il paese che ho amato sin da quando sono arrivata a Caracas.
    A Milagros, venezuelana passionale e affettuosa, mando un abbraccio fraterno e la speranza di vederci in Italia o nel suo paese.

  • lunedì 17/gennaio/2011 alle 5:08 pm Gaetano De Leo

    un paese meraviglioso ,descritto da una persona piena di emozioni, competente,generosa,coinvolgente e con tanta energia positiva,complimenti Liliana
    abbracci, Gaetano De Leo.

  • lunedì 17/gennaio/2011 alle 6:04 pm Debora Salvini

    E’ vero, è coinvolgente e pieno di emozioni. Mi è proprio piaciuto. Grazie

  • lunedì 17/gennaio/2011 alle 7:52 pm Salvatore Spoto

    Questo servizio giornalistico è un ammaliante dipinto che entra nel cuore e avvolge il cervello per la bellezza della descrizione e le sensazioni che suscita. Liliana Comandè è stata davvero brava. Nel mio passato di giornalista esperto di turismo per un noto quotidiano nazionale, mi è capitato molto spesso di effettuare viaggi per poi scrivere servizi giornalistici, so che non è facile. Si può cadere nelle cose scontate, ci si può fermare ai luoghi comuni. Debbo dare atto a Liliana Comandè di essere stata brava non solo per le immagini fotografiche ma perchè ha saputo cogliere le sfumature, ciò che solitamente sfugge agli ai giornalisti superficiali ma che rappresenta l’essenza del paese visitato. L’autrice del reportage, insomma, non trasmette solo notizie ma anche emozioni e sensazioni che, unite alle immagini, fanno del reportage un documento unico ed insostituibile di un paese che è uno
    scrigno di ricchezze ambientali e culturali al quale i viaggiatori potranno attingere.
    Salvatore Spoto

  • lunedì 17/gennaio/2011 alle 8:21 pm eleonora

    grazie per avermi tolto ogni dubbio sulla meta della mia prossima vacanza. Che paese affascinante, non solo storia,cultura e tradizioni ma natura, mare.. Venezuela sto arrivando!

  • lunedì 17/gennaio/2011 alle 10:30 pm liliana

    Grazie Gaetano, un saluto a te e alla “nostra” terra di Calabria. Il tuo giudizio nei miei confronti mi emoziona così come il fatto che ti sia piaciuto il reportage. Un abbraccio a te e quando passi a Roma, ti aspetto sempre nel mio ufficio con grande piacere.

  • lunedì 17/gennaio/2011 alle 10:37 pm liliana

    Carissimo Salvatore, ci conosciamo da tanti anni, proprio da quando eri giornalista in un quotidiano. Ora sei, oltre che giornalista, uno scrittore di successo, perché te lo meriti, e un pozzo di scienza. In quanto a sensibilità, tu ne hai da vendere. Il tuo giudizio sui miei scritti è sempre molto importante, proprio perché sei un giornalista e puoi capire che non è facile descrivere i Paesi senza cadere nella banalità e, soprattutto, senza saper trasmettere le proprie emozioni. Grazie ancora per il tuo commento.

  • lunedì 17/gennaio/2011 alle 10:39 pm liliana

    Grazie a Debora e a Eleonora per il loro sintetico ma graditissimo apprezzamento.

  • lunedì 17/gennaio/2011 alle 10:40 pm liliana

    Grazie a Debora e a Eleonora per il vostro sintetico ma graditissimo apprezzamento.

  • lunedì 17/gennaio/2011 alle 11:56 pm bruno Filippi

    La descrizione di Canaima e del Salto Angel sono meravigliose, veramente posti indimenticabili da vedere assolutamente….
    Bruno agente di viaggio – Pavia

  • martedì 18/gennaio/2011 alle 10:13 am FRANCESCA

    Gent.le Sig.ra Comande, sono capita per caso su questo articolo perchè nella ricerca di informazioni sul Venezuela sono arrivata al suo reportage. E’ da poco che lavoro in agenzia di viaggio ma avevo già sentito parlare di lei e dopo questo articolo posso solo riconoscere che le voci che girano sono veritiere!
    Complimenti davvero!E’ stato un viaggio immaginario!Riporto la sua frase “Ho visto tanti Paradisi terrestri e tanti scenari straordinari, ma questo ha qualcosa di magico perché sembra essere fuori dal mondo” perchè è quello che si percepisce nel leggerlo!Come fossi là!Ho stampato il reportage e l’ho consegnato ai miei clienti che simpaticamente hanno detto “ma la sig.ra è del posto??”..Grazie e complimenti!Diventerò una sua assidua lettrice! FRANCESCA G.

  • martedì 18/gennaio/2011 alle 1:09 pm Leonardo Scuderi

    Buongiorno Sig.ra Liliana, la ringrazio per il suo splendido ed emozionante reportage che mi ha portato a riflettere su quanto ancora ci sia da scoprire nel mondo. In questo mondo malato, come ha scritto lei, non ci sono solo bellezze naturali ma soprattutto umane. Ed è una cosa importantissima, anche se l’abbiamo quasi dimenticato.

  • martedì 18/gennaio/2011 alle 1:14 pm Marina C.

    Un Reportage davvero fantastico, come lo sono i luoghi da lei descritti. Un “Brava” per aver saputo trasmettere emozioni, umanità e curiosità ai suoi affezionati lettori.
    Marina C. agente di viaggio di Milano

  • martedì 18/gennaio/2011 alle 6:07 pm Giovanni Silenti

    C’è ancora un mondo così naturale? Dopo il suo reportage sul Nicaragua ed ora sul Venezuela, mi rendo conto che viviamo in un mondo proprio innaturale e che noi con la natura non siamo un tutt’uno, ma due cose totalmente opposte. Grazie per avermi fatto riflettere, oltre che sognare, su un mondo che pensavo non esistesse più. Sicuramente un articolo da suggerire a chi vuole saperne di più sul mondo che ci circonda.
    Cordiali saluti.

  • martedì 18/gennaio/2011 alle 7:55 pm Roberta Pinti

    Gentile signora Comandè,
    l’articolo pubblicato è davvero fantastico. Il tutto è stato rappresentato e descritto con una passione ed una umanità tali da farmi pensare, per un momento, di essere insieme a lei in questo luogo speciale, cosi ricco di storia, natura e tradizioni!!!Grazie mille per le sensazioni trasmesse e chissà che magari, un giorno, non ci possa andare anche io e viverle di persona, ma per il momento sono contenta di seguirla tramite i suoi reportage. Mi raccomando continui cosi, nell’esprimere a parole ciò che i suoi occhi vedono…

    Con grande stima

    Roberta

  • martedì 18/gennaio/2011 alle 8:26 pm giada

    come Ulisse si fece legare per non cedere al canto delle sirene, anche io, dopo aver letto il suo reportage,ho dovuto farmi legare alla poltrona per non correre a preparare la valigia. Canaima, Salto Angel, ma le meraviglie del mondo non erano solo 7? Giada P.

  • martedì 18/gennaio/2011 alle 8:58 pm Maria Elisa Dinelli

    Quando pensi di portare anche a noi a godere di queste meraviglie che hai descritto così bene?
    Grazie per averci permesso con le tue parole di immaginare (per il momento) cosa un simile viaggio può offrirci.

  • martedì 18/gennaio/2011 alle 9:33 pm liliana

    Grazie ancora a tutti. Elisa, non ci crederai, ma ci sto lavorando sul fatto di portarvi con me nei luoghi che ho visitato.

  • mercoledì 19/gennaio/2011 alle 9:50 am Roberto Borelli

    Cara Liliana, non pensavo che il Venezuela potesse suscitare tante emozioni in me. Sono ancora giovane del mestiere e non ho avuto la possibilità di viaggiare come te. Di sicuro il tuo diario mi ha messo molta curiosità e una voglia di farlo (spero presto!).
    Ti ringrazio per le informazioni e la capacità di trasemttere le tue sensazioni. Un caro saluto Roby

  • mercoledì 19/gennaio/2011 alle 4:51 pm Federico Scialoia

    Gentile Signora Liliana, a volte si leggono sulle riviste di viaggi dei reportage che, se non avessero le foto, si potrebbero benissimo non leggere, in quanto le stesse informazioni, senza emozioni alcune, le possiamo prendere direttamente dai cataloghi che sono nelle agenzie di viaggi. E’ raro trovare chi, come lei, ha la capacità di farci vivere quello che lei vive durante i suoi viaggi e incuriosirci sulle destinazioni che visita.
    Le sono grato per questa sua naturalezza nel raccontare le cose e per l’umanità che traspare dai suoi scritti.
    Con ammirazione le invio i miei più cordiali saluti.
    Federico Scialoia – Non sono del settore turistico

  • mercoledì 19/gennaio/2011 alle 4:59 pm Emanuela Corsi

    Ho appena terminato di leggere questo suo nuovo e avvincente diario sul Venezuela. Da dicembre ad oggi ne ho letti 3, uno più bello dell’altro e ognuno diverso dall’altro. Grazie per farci viaggiare con lei ma soprattutto per farci venire la voglia di visitare i posti che ha così bene descritto. Complimenti e grazie

  • mercoledì 19/gennaio/2011 alle 5:59 pm Andreina

    Cosa significa scrivere bene e coinvolgere il lettore nel racconto che si sta leggendo? L’esempio è dato da questo diario, come quello del Nicaragua e dal reportage su Copenhagen, da lei scritti in maniera avvincente e senza usare paroloni incomprensibili. Brava, volevo proprio dirglielo. E’ capace di far innamorare dei Paesi chiunque legge i suo scritti. Un caro saluto da Andreina –

  • mercoledì 19/gennaio/2011 alle 8:33 pm Stefano

    Se il libro “viaggio in Italia” è stato il precursore delle guide turistiche il “viaggio in Venezuela” della sig.ra Comandè ha suscitato in me lo stesso interesse e curiosità che sicuramente all’epoca suscitò Herr Goethe; per me è stata un occasione per visitare tramite le sue parole un paese fantastico che fino ad ora ho potuto conoscere solo attraverso i cataloghi dei tour operator. Grazie per averci arricchito non solo di informazioni ma ssoprattutto di emozioni.
    Stefano R.

  • giovedì 20/gennaio/2011 alle 10:28 am Marika F.

    Grazie per questo bellissimo reportage, come sempre i suoi aricoli riescono a farci viaggiare anche restando seduti alla nostra scrivania. Dopo aver letto l’ articolo ho scelto la meta del mio prossimo viaggio: Venezuela!
    grazie mille
    Marika

  • giovedì 20/gennaio/2011 alle 2:26 pm Fabiana

    Una lettura che mi ha affascinata e conquistata sin dalle prime righe…e le foto non hanno fatto altro che completare l’opera…complimenti per questo appassionante reportage!
    Fabiana

  • venerdì 21/gennaio/2011 alle 4:37 pm Cristian Bartoli

    Siamo tutti ripetitivi? Allora sarò breve: Belloooooooo e Bravaaaa!

  • sabato 22/gennaio/2011 alle 3:38 pm liliana

    Anche a voi un grandissimo GRAZIE per l’apprezzamento e i complimenti! Spero che possiate visitare anche voi questo bellissimo paese.

  • martedì 25/gennaio/2011 alle 12:25 pm Emiliano Santellocco

    Che bello leggere questi suoi reportage! Sembra di entrare nella vita quotidiana di un’altra cultura esistente dall’altra parte del mondo in soli 5 minuti! Nonostante la lunghezza l’ho letto con vivo trasporto e in meno di 5 minuti!Complimenti e … al prossimo viaggio !!!

  • venerdì 6/maggio/2011 alle 8:51 am Adriano M.

    Un gran bel reportage con delle altrettanto bellissime foto. Grazie per averci portato in Venezuela con mano leggera e con lo scritto pieno di sentimento e amore per questa terra. Brava Liliana, ti distingui anche nei reporage

  • venerdì 6/maggio/2011 alle 12:06 pm liliana

    Grazie Adriano, è il paese che merita. Non avrei potuto scrivere in modo diverso. Un caro saluto