Di Salvatore Spoto.

Percorrendo la strada statale che, passando per il passo del Cerreto, collega la Liguria all’Emilia, in direzione della Pianura padana,  dove l’azzurro del cielo sposa il verde dei campi coltivati, si incontra un imponente baluardo alto più di metri.

Da lontano sembra una gigantesca torre sulla cui sommità  si stende un altipiano erboso, regno della natura, ma anche  scenario di misteri che, qui, si confondono con la storia. Questa alta radura battuta dal vento, insomma, è come un libro aperto,  le cui pagine narrano antiche storie e misteri senza tempo. Qui le vicende umane incontrano le arcane e misteriose presenze di oggetti luminosi.

 

La “Pietra” è costituita da una roccia calcarea sedimentaria, stratificata sopra uno strato di marne, originario fondale marino nel periodo miocenico, vale a dire tra venti e dodici milioni di anni fa. La successiva fessurazione e frammentazione del livello calcareo, seguita da erosione, ha lasciato intatta la porzione di lastra visibile attualmente, una spianata lunga 1 km, larga   circa 240 metri.

 Dante rimase colpito da questo enorme magico panettone di pietra, eterno custode dei segreti del mondo ed, in particolare, delle grandi trasformazioni del nostro continente. Quasi certamente vi trovò ispirazione per la descrizione del monte del Purgatorio (canto IV, vv. 25-27). Così scrisse: “Vassi in Sanleo e discendesi in Noli/ montasi su Bismantova in cacume/con esso i piè ma qui convinen ch’om voli….”.

 

Milioni di anni fa questa era un’isola nel cuore del grande mare che si sarebbe prosciugato per lasciare il posto alla Pianura Padana. Lo testimoniano i fossili, milioni di pesci e molluschi, rimasti impressi nella roccia, oggi grande ed apprezzata palestra degli amanti delle arrampicate. 

Dopo la visione della sua imponenza, partire da Castelnuovo ne’Monti alla volta della sua vetta è una esperienza da vivere perché è come fare un viaggio a ritroso nel tempo fino ad arrivare alle prime manifestazioni della civiltà. E’ uno dei luoghi dove l’uomo abbandonò la pietra, scopri il metallo, ne apprezzò la resistenza, scoprendone la grande utilità di impiego. Ne fece vanghe per coltivare la terra e spade con conquistarne altra.

 

Qui il tempo si è fermato. Il suo altopiano ha ospitato popolazioni arcaiche.  Salendo per il pendio erboso che si allunga su paesaggi spettacolari e costeggia spettacolari pareti, palestre per gli appassionati di arrampicata, si incontrano anche antiche necropoli, i cui corredi sono esposti nel museo di Reggio Emilia. Risalgono a un’epoca che oscilla tra il X e l’IX secolo avanti Cristo.  Appartenevano ai Liguri, antichissima popolazione, spinta verso l’Italia dalle correnti migratorie dell’epoca dei cosiddetti “popoli del mare”.

 

La Pietra dal Valico del Cerreto- in lontananza le montagne della Liguria

L’enorme torrione posto sul margine occidentale della Pianura padana era certamente il punto di osservazione in vista del grande balzo verso sud, per conquistare nuove terre opulente.

Una sorpresa per chi non si accontenta di semplici notizie storiche. Lo sapete che i corredi funebri di questi Liguri sono molto simili a quelli dei Siculi? Sulla fascia orientale di quest’isola, soprattutto nella zona di Centuripe, ci sono necropoli coeve, che presentano forti somiglianze a quella di Bismantova. Anche i Siculi appartenevano ai flussi migratori giunti da est. Dionigi D’Alicarnasso, storico greco vissuto a Roma nell’epoca di Augusto, dove morì nell’anno 7 a.C., scrisse nella sua opera Antichità romane, che i primi abitanti del Lazio e, in particolare,  del territorio dove sarebbe sorta Roma, erano immigrati. Precisa, poi, che furono cacciati e respinti verso il sud dalla popolazione degli Aborigeni, anche loro immigrati nella  Penisola. Agli amici lettori ogni deduzione su questo spaccato insolito della formazione del popolo italiano.

 

I Liguri, secondo lo studioso francese Poisson (Le peuplement de , Parigi 1939), avevano una taglia superiore al normale, volto disarmonico, prominente, mandibola bassa, mento assai accentuato, avambracci lunghi, mani e piedi molto grandi, torso largo,  colorito bruno vivo, capelli di un nero brillante e piuttosto ispidi, gli occhi di color bruno tendente al rosso.

La Pietra dal Valico del Cerreto

l’Europe

La sorpresa salta fuori da altri studi, quelli relativi all’origine delle parole dei popoli  indoeuropei.  Il termine indoeuropeo “ liga” significa “stagno”, “acquitrino” . Liguri vennero chiamati gli abitanti delle pianure alluvionali del Rodano. Il professor Henri Dubert, direttore dell’Ecole sed Hautes Etudes de France, nella sua “Storia dei Celti” (Editore Ecig, Genova), ricorda che “gli antichi scrittori, che pare conoscessero perfettamente i Liguri, non come popolo ma genti, ciascuna con un proprio nome: Salii, Taurini, Siculi. Avevano, comunque, caratteristiche fisiche diverse da altri popoli, i Celti e gli Italioti. 

Sempre Dionigi di Alicarnasso riferendosi a Filisto di Siracusa, (V secolo a.C.), scriveva: “Come scrisse Filisto di Siracusa, la data del

La Pietra vista dal paese di Villa Minozzo (R.E)

passaggio fu l’ottantesimo prima della guerra di Troia e il popolo che giunse dall’Italia non fu né quello degli Ausoni né quello degli Elimi, ma quello dei Liguri, guidato da Siculo. Narra poi che questi era figlio di Italo e che gli abitanti del suo regno erano chiamati Siculi: scrive anche che “i Liguri furono cacciati dalle loro terre da Umbri e Pelasgi”.

Questa curiosa montagna avvolta dai misteri dell’evoluzione dell’uomo, continua a stupire.

 

Secondo testimonianze, è diventata un punto di osservazione degli extraterrestri. Nel corso degli anni, si sono susseguiti segnalazioni e avvistamenti di misteriosi oggetti luminosi. C’è stato chi si è soffermato nel racconto dei particolari di strani ordigni, dalla luce accecante, come brandelli di sole poggiati sul grande baluardo di pietra da cui lo sguardo spazia su Reggio Emilia e si allunga sulla grande pianura, verde in estate, grigia e nevosa nella stagione fredda. Oppure, dalla parte opposta, tra le montagne boscose della Liguria affacciate sul mare. A proposito degli extraterrestri, le testimonianze sembrano serie e attendibili.

 

Così, quando il 1978, anno che segnò una serie di strani avvistamenti di “ufo” nella penisola, stava per finire, il 16 dicembre, uno molto particolare e interessante, ebbe la “pietra di Bismantova” come scenario.

A Groppo di Vetto, paese aggrappato su alture vicine alla Pietra, tre amici stavano rincasando dopo aver trascorso la serata in un locale. La notte era fredda e fonda, procedevano a passo svelto per raggiungere casa. Improvvisamente la loro attenzione fu attratta da una luce che si avvicinava alla Pietra. Un oggetto luminoso,

bismantova

impossibile da individuare, stava scendendo improvvisamente sulla sommità della strana montagna.

 

Uno di loro scattò alcune fotografie che riprodussero la misteriosa luce su quell’insolita montagna carica di magia e strani misteri.  Non finì qui. Passarono gli anni ma quando la spugna del tempo cominciava a cancellare l’episodio dalla mente degli uomini, accadde un altro episodio, altrettanto inspiegabile e ancor più enigmatico.

Nel 1999 una persona riferì una vicenda che aveva dell’incredibile: era stata inseguita da una grande sfera luminosa. Precisò che l’episodio si era verificato quando, proveniente dalla Lunigiana, viaggiava in auto verso Castelnuovo ne’Monti. L’automobilista, impaurito, si fermò. Pochi istanti dopo, la sfera lo superò, lasciandosi dietro una grande scia luminosa, puntando in direzione della Pietra di Bismantova.

 

La curiosa e maestosa rupe è uno di quei luoghi che lo studioso ufologo statunitense John Keel definisce “Zone finestra” perché interessate da apparizioni di oggetti non identificati, catalogabili come extraterrestri. Molto spesso questi sono segnalati su luoghi di antiche forme sacrali, corrispondenti a luoghi archeologici collegati a misteri del passato.  E’ questa la teoria, messa a punto dagli studiosi, delle cosiddette ley lines, ipotetiche linee energetiche stese sull’emisfero terrestre come un reticolato invisibile.

Facciamo un passo indietro nella storia della formazione geologica del nostro pianeta per tornare all’epoca del mare che occupava la parte settentrionale della Penisola prima della formazione della Pianura Padana. La “Pietra di Bismantova” allora era un’isola pianeggiante. Oggi si dice che aveva tutti i numeri per essere un buon campo di atterraggio. Chi ci mise piede? 

Salvatore Spoto

www.salvatorespoto.it