Di Liliana Comandé.


Una vacanza tra le vette del Kilimanjaro e le spiagge bianche. Non solo mare e natura, ma anche…storia e archeologia in Kenya.

La prima cosa che ti colpisce dei bambini africani sono i loro i grandi occhi: velluto nero  incorniciato nel bianco e nel colore ebano della pelle del viso. Occhi innocenti, vivaci, allegri o, qualche volta, tristi che appena si posano sui tuoi, hanno il potere di trasmetterti una voglia incredibile di fissare sulla tua macchina fotografica quei volti espressivi, che sanno raccontarti tute le loro vite, le stesse che puoi leggere anche sui visi delle persone anziane, sempre pronte a regalarti un sorriso anche quando sono intente a lavorare.

In Kenya di bambini se ne incontrano moltissimi. Alcuni lo puoi vedere mentre escono o si recano a scuola, eleganti nelle loro divise scolastiche, oppure mentre giocano con ciò che hanno a portata di mano: un’altalena costruita in maniera artigianale ed empirica o una gomma di un’automobile fatta rotolare sulla terra.

Giocattoli “rimediati” ma con i quali i bambini si divertono tantissimo, senza aver bisogno di costosi giochi elettronici o tutti quelli che vengono comprati in maniera eccessiva ai nostri bambini che, dopo un giorno, li hanno già messi da parte.

La strada che conduce dall’aeroporto di Mombasa a Malindi o quella che si percorre da Malindi al Parco Tsavo, ti permette di osservare il vero Kenya, quello delle estese piantagioni di agave, di piccoli villaggi con case moderne o  piccole e grandi capanne costruite con fango e banano o con il tetto di lamiera.

Puoi incontrare donne che portano l’acqua o pesanti ceste sulla testa, così come facevano in Italia le donne del Sud fino a qualche decennio fa, oppure uomini seduti sotto un albero che giocano a dama.

Qualche specchio d’acqua, disseminato qua e là, è pieno di pescatori che tirano le reti a bordo delle loro piccole imbarcazioni.

E’ la vita di ogni giorno che scorre come sempre.

Ovunque donne che fanno la spesa, alcune con i figli tenuti dietro la schiena, infilati in un grosso foulard annodato davanti al seno della mamma.

Negozi e banchi di frutta si alternano in un gioco di colori come quello dei vestiti delle donne dalle cromie molto accese e caratteristiche.

Biancheria messa ad asciugare all’aria aperta, capre che pascolano nei cortili o nei verdi e pianeggianti pascoli e alcune mucche, più piccole delle nostre, che allattano i vitellini.

Campi coltivati e una terra rossa e fertile si alternano a una fitta vegetazione costituita da baobab, acacie, palme, bouganville i cui colori sono una delizia per gli occhi.

L’arancione si mischia al viola e al fucsia in un intreccio delicato di rami fioriti. Gli uomini si muovono da una parte all’altra in sella ad una bici oppure a piedi.

I ritmi sono molto rallentati. Fa caldo e c’è umidità ma ciò non impedisce alla gente di girare per negozi o per le numerose bancarelle, ai lati delle strade, che offrono ogni tipo di merce.

Mentre si è nell’automobile, scorrono davanti le immagini di centri abitati con le piccole moschee, semplici nella loro architettura e colorate di bianco e verde.

Ad un tratto, tra le case piene  semplici ma ricche di umanità appare il segno di un’antica cultura, un’università .

Un campo di pallone, come ne esistono in ogni parte del mondo, si fa notare soprattutto per le divise dai colori sgargianti che indossano i bambini.

Basta un pallone, due reti ed ecco trovato il passatempo preferito dai bambini e ragazzi di ogni luogo.

Zone un po’ desertiche si alternano a luoghi dove il verde degli alberi è imperante. Grosse acacie dai fiori rossi si avvicendano a maestosi scheletrici baobab con poche foglie, oltre ad altri alberi dalla curiosa forma di ombrello, con i rami, lunghe braccia, che si piegano sino a toccare la terra.

In Kenya la maggioranza della popolazione è di religione cristiana (circa il 70%), poi ci sono gli induisti, gli animisti e i musulmani.

Di questi ultimi ti accorgi soltanto quando vedi le donne vestite nella maniera islamica, altrimenti il resto delle donne è vestito  con abiti dai colori molto accesi, tipicamente africani, e qualcuna veste abiti occidentali.

Nel paese convivono  42 etnie che usano dialetti diversi. Lo swahili, invece, è la lingua comune per tutti.

Ma torniamo a questo meraviglioso paese…

Questo paese dell’Africa subsahariana, non ha solo una splendida natura, con immensi parchi ricchi di fauna esotica, con vastissimi laghi popolati di pesci e uccelli variopinti, montagne che costituiscono il tetto del continente come il Kilimanjaro, località balneari che si affacciano su un mare accogliente tutto l’anno.

Il Kenya, a tutto questo, aggiunge un’antica civiltà, una ricchezza storica, artistica e archeologica.

Il Kenya…forse qui la razza umana, addirittura, iniziò la sua straordinaria avventura, se si pensa al ritrovamento di resti dei primi ominidi, nella valle del Rift o nei sedimenti dell’isola Rusinga, nel lago Victoria, dove nel 1966 riemersero reperti fossili di un nostro progenitore, battezzato con  il nome di “kenyanthropus”.

Ma non vogliamo retrocedere così tanto nel tempo, limitandoci a ricordare che i Fenici sicuramente sbarcarono sulle coste dell’attuale Kenya nella loro circumnavigazione dell’Africa, nel V secolo a.C. e le popolazioni swahili, tuttora preminenti, erano già note duemila anni fa.

Di loro riferì il greco Diogene, autore di racconti fantastici ma non troppo, attorno al 110 d.C.

Una città come Mombasa, oggi attivo scalo aereo sulla costa meridionale, punto di arrivo dei turisti venuti dall’Europa, che poi rapidamente si dirigono verso località marine alla moda come Malindi o Watamu, merita anche una visita, perché ricca di storia.

Era già conosciuta nel VII secolo d. C., e Arabi e Persiani mussulmani ne fecero un punto di riferimento nell’ambito della loro espansione marittima e commerciale da Zanzibar.

Da visitare è appunto l’antico quartiere arabo, naturalmente arricchito di elementi della cultura autoctona, nonché, soprattutto, il forte di Jesus, eretto dai Portoghesi, qui giunti con Vasco de Gama nel 1497.

Gli Arabi riconquistarono la roccaforte nel 1968. Mombasa fece parte del sultanato di Zanzibar, per poi passare sotto il dominio inglese ed infine divenire porto preminente del Kenya indipendente.

Ma anche la celebrata Malindi non vanta solo grandi spiagge dove ci si può abbronzare, tra un bagno e l’altro, di giorno, e ammirare il flusso ed il riflusso delle maree, specie nelle notti di plenilunio, quando il fenomeno è più vistoso.

Infatti, nell’immediato entroterra si può visitare la zona archeologica di Gede, città araba risalente a cinque secoli fa. E attorno, villaggi indigeni dove vi accolgono ragazzini vestiti con colorate divise della loro scuola: oppure adulti ripropongono cerimonie tribali, gli uomini vestiti da antichi guerrieri, le donne da danzatrici.

Se poi si vuole compiere un’escursione che unisca mare e cultura, si può raggiungere l’isola di Lamu, con la cittadina omonima tutta in stile arabo, dove, nel porto, si possono ammirare i “ dhow ” le tipiche imbarcazioni locali.

Insomma, il Kenya non è solo mare, o parchi con elefanti, ippopotami, rinoceronti, leoni, leopardi, giraffe, coccodrilli e tanti altri animali ancora, ma presenta aspetti meno noti eppure sorprendenti come il Lago Nakuru con i milioni di fenicotteri rosa che quasi lo ricoprono o gli elefanti rossi dello Tsavo e le quasi 1100 specie di uccelli che popolano il paese facendone un paradiso per chi pratica il birdwatching.

E poi, se qualcuno vi parla di neve all’Equatore, credetegli: significa che ha visitato il Kenya e la terra che lo ospita è ricca di sorprese.

Oltre ad ospitare la seconda montagna più alta dell’intero continente africano (Monte Kenya – 5199 mt.), è una terra che si affaccia sull’Oceano Indiano per trecento miglia (480 chilometri) con spiagge di sabbia bianca e finissima, e alterna il deserto a terre fertili, dove crescono piantagioni di tè e di caffé e addirittura vigneti.

Le coste del Kenya sono diventate famose per gli italiani soprattutto grazie a una località come Malindi, che ospita anche una colonia piuttosto numerosa di connazionali che l’hanno scelta come seconda patria

La temperatura dell’acqua va dai 27 ai 35 gradi, la vegetazione è lussureggiante, le barriere coralline abbondano, proprio come le lagune…

Per questo, non è poi così strana la popolarità di Malindi!

Oltre a Malindi, comunque, c’è da scoprire un intero territorio fatto di animali selvatici e autostrade, riserve naturali e aziende agricole, sentieri che si perdono nel deserto e grattacieli. E’ una dimensione sconosciuta a noi europei, una dimensione che genera la magia e il fascino della terra dell’Africa, così bene espressa da una scrittrice, Kuki Gallman, nel suo libro ”Il colore del vento” che raccoglie un diario scritto proprio in Kenya tra il 1974 e il 1984.

Sparsi lungo tutto il territorio, i parchi nazionali rappresentano, senza dubbio, l’attrattiva più preziosa di questa nazione. I tanti animali, compresi i famosi “Big Five” sono di casa in quei luoghi, e con loro, tutta la natura la più rigogliosa che il continente africano può offrire a chi lo visita.

Dall’estremo nord, con il Parco Nazionale di Sibiloi, all’estremo sud, con il Parco Nazionale di Tsavo Est e Ovest, più il Parco Amboseli e il Masai Marai, tanto per citare i più importanti e noti, il Kenya riesce ancora a regalare ai turisti un’immagine incontaminata dell’ambiente naturale, così violentemente deturpato in tanti parti del nostro pianeta.

La vacanza, a volte, può essere anche l’occasione di accostarsi allo splendore della natura.

Malindi

La lambisce una spiaggia  bianca lunga sette chilometri. Le sue acque hanno dato vita a un parco marino ed è il paradiso degli appassionati di windsurf e della pesca d’altura.

E’ Malindi, una località che da diversi anni, ormai, rappresenta uno straordinario punto di attrazione per i turisti italiani.

Chi adora lo shopping non dovrebbe lamentarsi soggiornando a Malindi: le botteghe di prodotti locali e le boutique eleganti, infatti, si alternano nella cittadina che merita di certo una visita. La località balneare offre anche una scelta abbondante di ristoranti, discoteche e caffè, e non manca neppure un assortimento di strutture sportive, compresi alcuni campi da golf.

La vita  notturna è animata oltre che dalle discoteche, dalla presenza di un casinò, mentre chi vuole addentrarsi nell’atmosfera più genuina dell’Africa, può visitare il caratteristico mercato, dove le bancarelle dei venditori sono un autentico spettacolo da gustare e fotografare.

Watamu

Watamu si è andata sviluppando in questi ultimi anni grazie alla costruzione di strutture di livello e piene di comfort, e al fatto che il mare, quando non è il periodo delle alghe, è trasparente e bello.

E’ un villaggio di pescatori e costruttori di dhow, le tipiche imbarcazioni keniote, ed è molto vicino alla zona che viene chiamata “Sardegna due” per via del colore dell’acqua e dell’abbondanza di varietà di pesci. C’è anche una bella barriera corallina dove è possibile praticare lo snorkeling per ammirare la moltitudine di pesci variopinti che, indifferenti alle barche dei turisti, continuano a muoversi elegantemente nel loro ambiente.

I Parchi Nazionali, veri tesori naturali

Il Kenya, in lingua swahili, significa “montagna lucente”; il riferimento alla magnificenza della natura, quindi, emerge con evidenza già dal nome del Paese africano.

Il Kenya, del resto, ha alcuni dei Parchi nazionali più affascinanti dell’intero continente Gli esemplari più celebri sono i Parchi Nazionali di Amboseli, Tsavo, Masai Mara.

Il parco Nazionale di Amboseli si estende per quasi quattromila chilometri quadrati, ed è sovrastato dalle cime del Kilimanjaro.

Uno dei più amati scrittori del nostro secolo, Hernest Hemingway, ambientò proprio in questo magico luogo alcuni dei suoi racconti più belli.

E’ una meta obbligata per gli appassionati di safari fotografici, grazie all’abbondanza di specie animali che tuttora vi dimorano. L’Amboseli è abitato dall’orgoglioso popolo dei Masai, che si occupa e vive di pastorizia.

Il Parco Nazionale Tsavo impressiona per la sua vastità. Con i suoi ventunomila chilometri quadrati di superficie, è il più vasto del Kenya ed è diviso in due parti – Tsavo est e Tsavo Ovest – da una strada che porta da Mombasa agli altopiani di Nairobi.

All’interno del territorio del parco, le savane si alternano alle foreste di giganteschi baobab millenari e di acacie, enormi termitai abitati anche da piccole iguane, mentre le famose sorgenti di Mzima (da cui sgorgano venti milioni di litri di acqua cristallina al giorno) e il fiume Galana formano un eccezionale microsistema, permettendo a centinaia di specie di piante e animali di vivere e prosperare.

Lo Tsavo, a poche ore di auto dai centri balneari, rappresenta il Parco ideale per chi vuole abbinare al soggiorno balneare un safari.

Il Masai Mara, invece, stupisce per l’alta concentrazione di animali del paese.

Le vaste savane sono l’habitat ideale per le acacie e piccoli boschi che costeggiano i fiumi Mara e Talek, punto d’incontro dei numerosi animali che si vanno a dissetare e osservatorio eccezionale nel periodo della grande migrazione.

Milioni di animali, ogni anno da luglio ad ottobre, muovendosi in mandrie, cercano erba fresca e acqua e qui trovano tutto ciò che serve loro per la sopravvivenza.

E’ più probabile assistere in questo parco al ciclo vitale degli animali, con i predatori che cacciano gli erbivori, li atterrano e li mangiano.

Monte Kenya,  alto 5199 mt,  è la seconda montagna più alta del Kenya ed è un vulcano ormai spento. Per la bellezza dei suoi panorami e paesaggi l’Unesco l’ha dichiarato Patrimonio dell’Umanità e Riserva Biosfera.

Flora e fauna abbondanti, sono un vero paradiso per chi pratica il trekking e il birdwatching.

Meru National Park, ricco di foreste pluviali e colline rocciose, divenne famoso negli anni ’60, quando i coniugi naturalisti Adamson, adottarono una leonessa “Elsa”, che fu protagonista di una seguitissima serie di documentari televisivi dal titolo “ Nata libera”.

Oggi, oltre ai Big Five, si possono vedere specie di animali molto particolari, definiti “Special Five” e che sono la zebra di Grevy, lo struzzo somalo, il gerenuk, la giraffa reticolata e l’orice di Beisa.

Samburu Shaba e Buffalo Springs, sono riserve molto note ai turisti per la loro bellezza e per essere quasi ancora inesplorate.

Anche qui si trovano gli “Special Five”, oltre ad altri tipi di animali, boschi costituite da acacie e palme doum. Nel parco vive una tribù simile a quella dei Masai, i Samburu che vivono anche loro di pastorizia.

Aberdare National Park è costituito da montagne che hanno un’altezza di circa 3550 mt e ci sono, all’interno, le cascate Thompson con un salto di ben 72 mt.

Anche qui ci sono fitte foreste e animali oltre a piantagioni di caffé, tè, grano e piretro.

Le Chyulu Hills, invece,  sono state le ispiratrici del romanzo “Le verdi colline d’Africa” di Ernest Hemingway.

Hanno una magnifica vista sul Kilimanjaro e sono l’habitat ideale per leoni e leopardi. Qui è possibile effettuare safari a piedi, rigorosamente accompagnati dalle guide Masai, perché si possono avvistare e avvicinare molti elefanti, giraffe e zebre.

Laikipia, infine, è un altopiano nel quale le riserve private si sono convertite alla protezione del patrimonio naturalistico, al suo ecosistema e agli stili di vita tradizionali.

Ma ci sono anche altri Parchi e Riserve molto importanti perché ancora si possono trovare specie di animali rare, grandi parchi, ampie praterie.

Uno dei più interessanti è il Kakamega Forest National Reserve, nel quale sono ospitate specie faunistiche uniche: 350 specie di alberi, 27 di serpenti, 400 specie di farfalle e 300 di uccelli, oltre a 7 specie di scimmie.

 

La leggenda dei Baobab

Alberi molto caratteristici e dalla forma molto particolare, sono facili da vedere in Kenya. Mi piace raccontare la leggenda che circonda la loro forma così strana.

Si dice che una volta un baobab, divenne tanto presuntuoso perché era l’albero più grande del mondo.

Camminava e si vantava di questa sua particolarità. La cosa fece arrabbiare il Creatore che lo afferrò e lo piantò a testa in giù nella terra.

In questo modo le sue radici tanto nodose andarono verso l’alto, mentre i suoi rami, che erano molto belli, vennero imprigionati per sempre sotto la terra.

Il baobab, imbarazzato nel muoversi, decise di rimanere per sempre in quella posizione, ed è quella, comunque bella, che noi vediamo oggi.

 

Il Kenya protegge il suo patrimonio…

Kenya, paese che ha a cuore la salvaguardia del suo patrimonio ecologico e per il quale investe grosse risorse per lo sviluppo di un turismo sostenibile atto a preservare le specie di animali e di vegetali che ne fanno un paradiso sia per i suoi abitanti, sia per i numerosi visitatori che cercano qui quell’ambiente naturale, colorato di natura e di umanità che non trovano più nelle proprie città.

Liliana Comandè