Di Liliana Comandé.

Un mare cristallino, spiagge bianchissime, relax, divertimento, siti archeologici della civiltà Maya. Tutto concentrato nello Yucatàn.

“Alla fine dell’arcobaleno troverai un vaso d’oro”: è un antico detto dei Maya, popolo indigeno che creò una grande civiltà nella penisola dello Yucatàn, nel Messico meridionale.

E alla fine dello Yucatàn si trova appunto il “vaso d’oro”, o Cancun, come viene chiamato nella lingua indigena. Un nome antico, come attesta uno scritto del 1843, opera dell’americano John Llyod Stephens e l’inglese Frederick Catherwood, che si trovarono a viaggiare da quelli parti.

Tuttavia Cancun era solo un’isola lunga 21 chilometri e larga meno di 500 metri a ridosso della costa, abitata solo da qualche piccolo gruppo di pescatori. E così rimase fino alla fine degli anni ’60. Poi una commissione di esperti, nominati dal governo e da gruppi privati interessati al turismo, sì incaricò di reperire il luogo ideale per creare dal nulla un centro vacanze lungo la costa messicana dei Caraibi.

 

Si avvalsero anche del computer, dove erano stati introdotti tutti i dati necessari. E la risposta fu Cancun. Così, in pochi anni, l’isola semideserta è diventata un comodo paradiso per i villeggianti nordamericani e poi anche europei.

 

Sono sorti grandi alberghi di livello internazionale, che si alternano a locali di divertimento e ristoranti dove si può gustare la saporita e piccante cucina messicana.

 

L’isola ha bianchissime spiagge su cui si affacciano le palme, di fronte ad un mare azzurro e cristallino protetto da barriere coralline.

Insomma, un luogo perfetto per chi voglia fare un bagno e rilassarsi al sole o sotto una palma, ma anche una base ideale per chi voglia avventurarsi alla ricerca di nuove emozioni.

 

Si possono fare escursioni verso le due vicine isole di Les Mujeres, cosiddetta perché vi si trovano antiche statue femminili in pietra, e già conosciuta dai turisti raffinati ancor prima che sorgesse l’astro di Cancun, e di Cozumel, isola sacra per i Maya che vi si recavano per i loro riti.

Quest’ultima, lunga 46 chilometri e larga 14, con qualche piccolo centro urbano, alberi di ebano, piantagioni di frutti tropicali, spiagge stupende è un ottimo punto di partenza per chi voglia pescare e immergersi nel mare affollato di pesci multicolori.

 

Cancun oggi non è più un’isola propriamente detta, perché è collegata da lunghi ponti. Sulla riva prospiciente è sorta la città dove vivono tutti coloro che lavorano nella zona turistica.

Ma questa Cancun sussidiaria non è solo un dormitorio, perché presenta alcune

caratteristiche della vita locale. Comunque, tutta la costa presenta attrattive naturali e storiche e merita delle escursioni.

Così la laguna di Xel-Ha, dove l’acqua si insinua tra la folta vegetazione e delimita spiagge candide.

O anche Tulum, unica città costruita dai Maya in riva al mare, dove ancor oggi si affacciano sulle dune e sulle basse colline maestosi resti di templi e palazzi. O, infine, Playa del Carmen, un villaggio di pescatori circondato da fitta vegetazione tropicale, con spiagge di sabbia fine come borotalco ed un mare protetto ed esaltato da una barriera corallina.

Per chi voglia meglio conoscere lo Yucatàn, la sua gente e la sorprendente civiltà che gli antenati seppero esprimere, è doveroso recarsi a visitare Chichen Itza, città fondata probabilmente nel V secolo da tribù provenienti dal sud, poi decaduta, ricostruita dagli Itza, toltechi, per poi nuovamente decadere un paio di secoli dopo.

 

Questa mescolanza di culture sovrapposte ci hanno lasciato monumenti stupefacenti. Così il più noto, chiamato Castillo dagli Spagnoli conquistadores, o tempio di Kukultkan, o Quetzalcoatl, costruito da nove terrazze a piramide, per un’altezza di 24 metri, con in cima la cappella sacra.

 

Vi si accede salendo 365 gradini, il più evidente di tanti simboli presenti, legati al calendario e all’astronomia, scienza in cui i Maya avevano raggiunto sorprendenti livelli di conoscenza.

Vari campi per il gioco della pelota, tra mura ornate di bassorilievi, denotano la passione che questi popoli avevano per tale attività sportiva, per altri versi crudele, perché prevedeva la decapitazione di giocatori, sacrificati agli dei.

Divinità insaziabile quelle di Chichen Itza, che significa “bocca del pozzo degli Itza”, perché in loro onore molti giovani venivano gettati nel cenote, il pozzo principale, con preziosi ornamenti, gioielli di oro e giada. Pratica confermata dal ritrovamento di reperti in fondo al pozzo.

 

Del gusto per il macabro di quei popoli costituisce notevole testimonianza lo Tzompantli, un lungo muro su cui sono scolpiti a bassorilievo innumerevoli teschi.

 

Chi voglia invece conoscere il Messico coloniale può spingersi a visitare la bella città di Merida, fondata nel 1542 da Francisco de Montejo;  palazzo Montejo, quello municipale e la cattedrale, eretti nel ‘500, costituiscono i principali monumenti, assieme ai seicenteschi Chiesa del Gesù  Convento della Mejorada.

Merida vanta anche una università ed un importante museo archeologico.

Un viaggio completo quello dello Yucatan, quindi, che fa conoscere sia le bellezze naturali che quelle storiche e lascerà un ricordo indelebile nella memoria di chi ha la fortuna di visitare questa parte del Messico tanto ricca di…tutto!