di Antonio Bordoni.

 

Da ieri i vettori, specialmente quelli comunitari,  hanno un motivo in più per porgere attenzione con chi fanno gli accordi di codesharing.

Una sentenza della Corte di giustizia dell’Unione Europea  (1)  ha stabilito che in caso di voli in coincidenza con origine da uno stato membro UE per destinazione extra UE, tramite coincidenza anch’essa extra UE, il tutto con una unica prenotazione, il vettore aereo che ha operato il primo volo è tenuto a compensare i passeggeri che abbiano subito un ritardo sulle tratte successive anche se le stesse sono state effettuate da altro vettore.  In poche parole poco importa che il vettore numero UNO abbia svolto il suo volo in perfetto orario: in base al contratto unico di trasporto, in quanto primo vettore emittente della prenotazione e del documento sarà lui che dovrà indennizzare il passeggero per il ritardo subìto.

Il caso.  Undici passeggeri avevano effettuato una prenotazione unica presso il vettore aereo ceco Ceské Aerolinie  per un volo da Praga a Bangkok via Abu Dhabi.

La prima tratta dell’itinerario è stata svolta conformemente agli orari previsti e il volo è giunto puntualmente ad Abu Dhabi. La seconda tratta doveva venir svolta da un vettore non comunitario, la Etihad Airways, ma a causa del ritardo nella partenza l’aereo è giunto alla destinazione finale di Bangkok con 488 minuti di ritardo. Tale ritardo eccedendo le tre ore può dar luogo alla compensazione pecuniaria ai sensi del regolamento CE n. 261/2004.

In prima istanza i passeggeri si sono rivolti ad un tribunale ceco affinche la compagnia Ceské provvedesse al rimborso, ma il vettore contestava la fondatezza del ricorso in quanto asseriva di aver svolto il servizio di sua competenza in perfetto orario. Il caso arrivava in appello e la Corte regionale di Praga chiedeva lumi alla Corte di giustizia europea. In data 11 luglio quest’ultima così esprimeva il suo giudizio:

“L’articolo 5, paragrafo 1, lettera c), e l’articolo 7, paragrafo 1, del regolamento n. 261/2004, in combinato disposto con l’articolo 3, paragrafo 5, di quest’ultimo, devono essere interpretati nel senso che, nel caso di un volo in coincidenza, composto da due voli e oggetto di un’unica prenotazione, con partenza da un aeroporto situato nel territorio di uno Stato membro e a destinazione di un aeroporto situato in un paese terzo passando per l’aeroporto di un altro paese terzo, un passeggero vittima di un ritardo alla destinazione finale di non meno di tre ore a causa del secondo volo, assicurato, nell’ambito di un accordo di code-sharing, da un vettore aereo stabilito in un paese terzo, può proporre domanda di compensazione pecuniaria a titolo di detto regolamento nei confronti del vettore aereo comunitario che ha effettuato il primo volo.”

 

In pratica il primo vettore è  qualificabile come vettore aereo operativo ed è pertanto onerato della  compensazione pecuniaria dovuta ai passeggeri in base al regolamento comunitario. Tale considerazione non è inficiata dal fatto che il ritardo subìto dai passeggeri trovi origine nella seconda parte del volo, realizzata da altro vettore.  Ovviamente la Corte ha anche  rammentato che in forza dell’articolo 13 del regolamento n. 261/2004, gli obblighi assolti dal vettore aereo operativo non limitano il suo diritto di agire in regresso contro il vettore aereo effettivamente responsabile del ritardo per ottenere il ristoro dell’onere finanziario cui lo ha esposto. In pratica agendo con la rivalsa il primo vettore potrà chiedere il rimborso a chi ha materialmente contribuito al ritardo, ovvero la Etihad.

 

(1) Sentenza nella causa C-502/18  dell’11 luglio 2019

 

Tratto da  www.Aviation-industry-News.com