di Liliana Comandè.

 

Gli agenti di viaggio e i tour operator giudicano insufficienti le misure prese dal Governo a sostegno del settore turismo e chiedono che ne vengano prese ulteriori e  necessarie alla loro sopravvivenza. Ritengono oltretutto deludenti le iniziative perché al comparto servono maggiori risorse per lunghi periodi e, soprattutto, tempi rapidi per un aiuto concreto.

Il settore, il più penalizzato dall’inizio della crisi dovuta al coronavirus, ritiene che non bastino e non siano affatto sufficienti quelli adottati per salvare i posti di lavoro o  tutelare chi ha Partita Iva.

Le agenzie di viaggio non sono come i ristoranti che, una volta terminata l’emergenza, riapriranno e avranno immediatamente i clienti.

Le agenzie e i tour operator hanno visto andare in fumo mesi di lavoro, quindi soldi che non sono entrati, inoltre, da gennaio u.s.hanno avuto soltanto uscite e non entrate.

Quando l’emergenza sarà terminata, dovranno fare i conti con la paura della gente di viaggiare e, alla luce della propagazione del virus in quasi tutto il mondo, non si saprà dove andare in quanto saranno chiusi i confini esteri.

Proprio una gran brutta situazione quella attuale e prospettive a dir poco tremende per tutto il 2020.

Le paure sono tante in quanto i margini del settore non sono molti e le agenzie italiane sono a conduzione familiare o con pochi dipendenti. Il cash flow che è sempre stato necessario per avere tranquillità si è fermato e non è facile far fronte alle spese che un’azienda sostiene. 

Non tutti hanno un locale di proprietà e i dipendenti, se sono assunti con un contratto regolare, sono un grosso costo. In questo periodo quasi tutti stanno smaltendo le ferie o i permessi retribuiti ma, alla fine del mese gli stipendi e i contributi vengono pagati lo stesso. E’ chiaro che se non entrano soldi per vari mesi e le uscite continuano come sempre, nessuno avrà più denaro per tenere in piedi la propria attività.

Gli agenti si sentono sempre più soli in questo frangente. Quotidianamente alle prese con i rimborsi attraverso i voucher, spesso contestati dai clienti per via di quella parola “anche” inserita nel Decreto ministeriale che si presta ad equivoci. 

Gli agenti in balìa dell’ignoranza dei giornalisti, che sentenziano su argomenti dei quali non capiscono niente ma che vengono seguiti dai clienti sempre attenti agli eventuali appigli ai quali attaccarsi per ottenere rimborsi anche non dovuti.

Per non parlare dei rappresentanti delle associazioni dei consumatori, che per far entrare soldi nelle loro casse attraverso i pagamenti delle tessere, inventano rimborsi non dovuti.

Gli agenti, quegli sconosciuti, dei quali si parla soltanto quando accade qualcosa di spiacevole per colpa di qualcuno poco serio nel settore.

Mai così soli, comunque, e alle prese con un problema inimmaginabile e di proporzioni catastrofiche. Una crisi che neppure tutti gli accadimenti avvenuti dal 2001 in poi, hanno causato tanto danno economico e di posti di lavoro.

Se non saranno aiutati a combattere questa “guerra” , sul campo rimarranno tanti feriti o, addirittura “morti” .

Si spera in un aggiornamento del Decreto sugli aiuti che possa far tirare un respiro di sollievo agli addetti al turismo.

Nei vari gruppi social di agenti di viaggio vengono espresse tutte le paure e le perplessità sull’ultimo Decreto a sostegno del comparto e gli agenti hanno preparato una lettera da inviare al Presidente del Consiglio per richiedere misure adeguate alla grave situazione in cui si stanno trovando e per la quale non vedono una via d’uscita.

ECCO IL TESTO:

 

Lettera aperta al Presidente del Consiglio

Caro Presidente,

‘Non permetterò a nessun italiano di perdere il posto di lavoro per il coronavirus’ questo è quello che ci ha promesso, ma ad oggi vediamo solo la possibilità di abbassare per sempre le nostre serrande.

Le scrivo da un’agenzia di viaggi, nonché P.Iva, ha presente il 13% del PIL nazionale? Ecco faccio parte di quel comparto.

Siamo scesi in piazza il 2 marzo nella speranza di venire ascoltati, la nostra ‘guerra’ è iniziata molto prima rispetto alla famosa ‘zona rossa’ .

A differenza di tanti altri settori, che hanno ad oggi un mancato guadagno, NOI abbiamo perso il fatturato dei 6 mesi precedenti, il mancato guadagno di oggi e il mancato guadagno futuro.

Abbiamo perso soldi per riportare clienti a casa dopo la chiusura del territorio nazionale senza nessun aiuto dalla Farnesina , abbiamo perso soldi per annullamenti dai quali non abbiamo ricevuto rimborsi dove ci siamo visti sfumare le misere commissioni di mesi e mesi di lavoro, mancheranno guadagni perché non basterà riaprire il ‘negozio’ per fare incassi e questa emergenza mondiale non ci permetterà di lavorare per molto tempo.

Le vorrei solo fare una domanda, ma lei riuscirebbe a vivere con € 600,00, considerando che solo l’affitto del locale commerciale per portare avanti l’attività è il doppio? Ad oggi, escludendo tutto il reparto sanitario del quale non differiamo parola, valiamo quanto un contribuito per le baby sitter che oltretutto è stato dato a chi può far fronte alla spesa percependo uno stipendio a fine mese.

Abbiamo bisogno di credito e di aiuti reali, no di parole e di un contributo decisamente basso per le perdite che abbiamo sostenuto.

Se per farci sentire sarà necessario scenderemo di nuovo in piazza, e presto.