Il grande circo delle fiere e delle tavole rotonde è tornato a far parlare di sé. Ma dietro agli slogan patinati e alle promesse di rinnovamento, quanto c’è di concreto e quanto di autoreferenzialità? Dietro le quinte del TTG, tra retorica e realtà
di Liliana Comandé
Ogni anno, l’appuntamento con i grandi eventi di settore come il TTG si ripete con una precisione quasi rituale. Palchi allestiti con cura, luci puntate sui relatori di turno e una sfilata infinita di tavole rotonde dove si discute di innovazione, sostenibilità e rilancio del territorio. Ma per chi vive il turismo e l’impresa sul campo, la sensazione di dejà-vu è forte. Quante volte abbiamo sentito le stesse identiche formule ripetersi di anno in anno, come un disco rotto?
Da decenni si pronunciano le medesime parole d’ordine: digitalizzazione, destagionalizzazione, centralità della persona. Concetti sacrosanti, per carità, ma che troppo spesso si scontrano con una dolorosa realtà: la distanza siderale tra i proclami pronunciati sotto i riflettori e la concretezza delle azioni quotidiane.
Il rischio dell’ego e la sindrome del palcoscenico
Il problema di fondo di molte conferenze stampa e panel istituzionali è il rischio concreto di trasformarsi in palcoscenici autoreferenziali. Luoghi in cui l’ego di pochi trova lo spazio per celebrarsi, lontano dai reali bisogni di chi lavora ogni giorno sul territorio. Si spendono risorse ed energie per eventi di facciata, mentre le piccole e medie imprese, i veri motori del turismo, faticano a vedere risposte tangibili o riforme strutturali capaci di cambiare le regole del gioco.
Le promesse fatte nei convegni rischiano così di rimanere lettera morta, sbiadite non appena si spengono i microfoni e si torna alla normalità burocratica e amministrativa del Paese.
Esistono davvero segnali positivi?
Sarebbe però ingiusto e miope fare di tutta l’erba un fascio. Tra le pieghe della retorica fieristica, emergono segnali incoraggianti che dimostrano come il cambiamento, quando accade, parta quasi sempre dal basso e non dai vertici dei convegni.
Prendiamo ad esempio il mondo dello sport e il suo legame indissolubile con il territorio: iniziative concrete come la partnership tra il VOI Tanka Village e il Cagliari Calcio Femminile dimostrano che esistono realtà pronte a investire concretamente sui valori sociali, sulla crescita delle giovani generazioni e sulla valorizzazione della Sardegna. Non si tratta di enunciazioni teoriche, ma di azioni sul campo che generano valore reale per la comunità e per lo sport femminile.
Che cosa hanno concluso le associazioni di categoria alla fiera?
Nel contesto reale di manifestazioni come il TTG, le associazioni di categoria solitamente non arrivano a una singola conclusione univoca, ma convergono su alcune richieste e impegni programmatici ricorrenti:
Puntare su una burocrazia più snella: è la richiesta numero uno. Le associazioni sottolineano che senza una semplificazione delle norme e degli iter amministrativi, qualsiasi piano di innovazione o digitalizzazione rischia di arenarsi.
Richiesta di investimenti strutturali e fondi mirati: spostare l’attenzione dai grandi eventi di facciata a incentivi concreti per la transizione ecologica e digitale delle piccole e medie imprese (PMI).
Valorizzazione della filiera e del capitale umano: affrontare la crisi cronica della ricerca di personale qualificato nel settore turistico-alberghiero, puntando su formazione continua, contratti stabili e welfare aziendale.
Cabina di regia pubblico-privata: chiedere tavoli di lavoro permanenti in cui le decisioni politiche non vengano calate dall’alto, ma co-progettate insieme a chi opera quotidianamente sul territorio.
Dalle parole ai fatti, la vera sfida
Però…la vera sfida per il futuro non è trovare nuove parole d’ordine da pronunciare sui palchi, ma smettere di ripeterle all’infinito per passare all’azione. Il settore turistico e il tessuto economico non hanno bisogno di ulteriori ennesimi manifesti d’intenti che non portano a nulla, ma di coraggio politico, investimenti mirati e di una cabina di regia che dia seguito agli impegni presi.
Se le fiere e le conferenze continueranno a essere solo luoghi di chiacchiere, perderanno definitivamente di credibilità. Se invece sapranno ascoltare la voce reale dei territori, trasformando le idee in progetti misurabili, allora avranno ancora un senso.
La palla, è proprio il caso di dirlo, passa ora a chi ha il potere di cambiare le cose.