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Federalberghi: febbraio negativo per l’incoming con -10% presenze turistiche e – 6% lavoratori

Pubblicato: martedì 10/marzo/2009 alle 10:17 am   /   by   /   commenti (2)

bernabo-bocca-piccola“I dati relativi al movimento turistico-ricettivo del mese di febbraio segnalano purtroppo un aggravamento della crisi, che ormai pesa come un macigno sulle imprese del settore”. È questo il commento di Bernabò Bocca, Presidente di Federalberghi e di Confturismo-Confcommercio alla lettura dei risultati del check turismo che Federalberghi ha istituito quale monitoraggio mensile per tenere sotto controllo l’evoluzione dell’attuale fase economica.

L’indagine di febbraio è stata svolta dal 2 al 6 marzo, intervistando con metodologia internet 1.226 imprese ricettive, equamente distribuite sull’intero territorio nazionale e rappresentative per classificazione di stelle.

Dopo il significativo -7% di presenze registrato a gennaio, il mese di febbraio fa segnare un -10% sempre di presenze turistiche nonostante carnevale e le settimane bianche in corso.

Il numero di camere alberghiere ‘vendute’ a febbraio è calato dell’11% (come a gennaio).

Il numero dei lavoratori nelle strutture ricettive italiane a febbraio è calato del 6% (rispetto al -4,5% di gennaio) con nel dettaglio un quasi -5% di lavoratori a tempo indeterminato (rispetto al -3% di gennaio) ed un -9,5% di lavoratori part time (identico al dato di gennaio).

“Inoltre dai dati dell’Istat -aggiunge Bocca- vediamo come i prezzi degli alberghi a gennaio siano addirittura calati a fronte di un tasso di inflazione del +1,6%, che aggiunge perdita di fatturato alle imprese già falcidiate dal calo di turisti.

“A questo punto, -propone il Presidente di Federalberghi e Confturismo-Confcommercio- contrariamente a quanto sostenuto recentemente da qualcuno che vedrebbe il settore in salute, occorre istituire un tavolo tecnico imprese-sindacati volto a definire strumenti indispensabili per frenare l’emorragia di lavoratori che comincia a profilarsi sempre più consistente.

“Se infatti oltre alla perdita di fatturato ed al calo dei turisti -conclude Bocca- dovessimo anche vedere depauperata la nostra forza lavoro, indispensabile per mantenere i consueti livelli qualitativi del sistema ricettivo, l’Italia turistica rischierebbe danni incalcolabili in prospettiva di una futura ripresa economica globale”.

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  • mercoledì 11/marzo/2009 alle 9:24 am liliana

    I dati risultanti dal monitoraggio di Federalberghi che evidenziano un calo delle presenze turistiche del 7% a gennaio e del 10% a febbraio (nonostante il carnevale e le settimane bianche), un calo del 10 % delle camere prenotate in entrambi i mesi e il conseguente calo del 6%del numero dei lavoratori delle strutture ricettive evidenzia l’urgenza di decisioni immediate in tema di strategie di sviluppo,misure fiscali, accesso al credito,ammortizzatori sociali per rilanciare un settore che rappresenta il 6%del Pil e raddoppia con l’indotto,che rappresenta potenzialmente il principale volano economico, la vera industria per un paese con il 75% del patrimonio artistico mondiale,un paese dove molti altri settori di attività hanno preferito delocalizzare all’estero le proprie sedi operative e necessario oggi più che mai fare sistema fra le varie componenti del settore ed emerge una volta di più la necessità del ripristino del ministero del turismo per dare un indirizzo unitario alle politiche di sviluppo turistico ed evitare la dispersione di importanti risorse.
    Cordiali saluti
    Dr. Rino Siconolfi
    Presidente Tubiviaggi tour operator
    Consigliere nazionale Confcommercio
    Consigliere di Amministrazione Strade dei Vini e dei Sapori
    Consigliere di Amministrazione Consorzi Arte e Natura
    Amministratore Delegato Maste srl Catering
    info@tubiviaggi.it
    http://Www.tubiviaggi.it

  • sabato 11/aprile/2009 alle 12:26 am Luciano Ardoino

    Ministero del turismo?
    SI, ma con qualcuno che ne capisca davvero perchè non si può ancora scherzare sul sudore e sui problemi altrui per innalzare solo il proprio io.
    I risultati ottenuti nel turismo nazionale dal lontano 1993, anno dell’abrogazione del Ministero del Turismo, sono talmente negativi ed evidenti che sarebbero necessarie le pagine della Treccani per descriverli tutti; non che nei vent’anni precedenti, con il Ministero in funzione, andasse poi così meglio, per carità; ma tutti conosciamo quale rifugio sia diventato questo settore così importante a livello di entrate monetarie, erariali e di impiego.
    Come ampliamente già accennato nelle mie precedenti per il parere di molti, questo è risultato il ricovero per trombati politici, nullafacenti e raccomandati che hanno avuto tra loro un unico collegamento, l’incompetenza, che purtroppo per le cause sopra accennate è rimasta tale negli anni a seguire; un po’ come se io dovessi occuparmi all’improvviso di cardiochirurgia e non avessi neanche la voglia e la capacità di studiarne i contenuti, poveri degenti.
    Tale situazione ha permesso alla altre nazioni del globo di sopravanzarci nonostante l’indiscussa bellezza della nostra patria, dell’enorme patrimonio artistico/culturale in nostro possesso ed anche della professionalità degli addetti nel settore turistico; infatti, a cavallo degli anni ‘60/’70, le scuole alberghiere della nostra penisola risultavano indiscutibilmente, al pari della Svizzera, nell’elite mondiale e molti altri stati indirizzavano i propri studenti presso i nostri istituti scolastici per apprenderne le basi dell’accoglienza, dell’ospitalità e della cucina.
    Ci rimane solo la cucina.
    Attualmente Francia, Spagna, USA e Cina ci surclassano come numero delle presenze turistiche annuali mentre alle spalle avanzano prepotentemente UK, Germania e Hong Kong che viene ancora separata dalla Repubblica Popolare secondo il World Tourism Organization, e che tra breve ci sorpasseranno.
    Sono circa 8.000 gli assessori del turismo regionale, provinciale e comunale a cui si sommano anche quelli dei piccoli municipi cittadini, persone che nella quasi totalità non provengono dal settore turistico e che con le oltre 10.000 società di varia natura che, senza una regia centrale, hanno contribuito in maniera determinante alla pessima situazione attuale.
    Le responsabilità demandate alle varie regioni hanno contribuito ad aumentare il bailamme in forma ancor più esagerata; differenti classificazioni alberghiere tra regione e regione e politiche turistiche disomogenee, nonostante l’assembramento sotto un’unica organizzazione nazionale, hanno variegato l’offerta turistica in atteggiamenti incomprensibili, aumentando solo ed esclusivamente i costi di gestione.
    Come se in un Gran Premio alle monoposto venisse concesso di girare da una o dall’altra parte a proprio piacimento.
    Con l’avvento del sottosegretariato alla presidenza con delega al turismo si ipotizzava in un leggero miglioramento, almeno a livello di guida e possibilmente verso una sola direzione, ma le varie esternazioni o eclatanti proclami annunciati nell’arco dell’ultimo anno, la nuova classificazione alberghiera che rispecchia, a mio opinabile parere, una grave inconcludenza professionale, gli enigmatici piani di marketing e tanto altro hanno mantenuto inalterato il poco valore che gli stranieri hanno nei nostri confronti a livello turistico, continuando a dimenticarci dalle loro mete mentre i risultati riconfermano l’andazzo.
    Il Ministero del Turismo serve, eccome se serve, ma con il portafoglio!
    Riusciamo forse ad immaginare un’Arabia Saudita senza il Ministero del petrolio che è la maggior fonte di ricchezza di quel paese (?), quindi come possiamo ipotizzarne la mancanza di quello del turismo per una nazione che si basa sul turismo (12% del PIL) e con 2 milioni e mezzo di impiegati senza il medesimo corrispondente?
    Per piacere, astenetevi per una volta alle str…anezze a cui ci avete insaziabilmente abituati; siamo grassi delle vostre parole.
    Il Ministero serve come servono immediatamente persone capaci alla direzione di questo, professionisti ed esperti della materia, uniche voci che sappiano rispondere per le rime agli pseudo conoscitori della materia, perché non possiamo permetterci il lusso di aspettare che voi impariate l’arte di saper fare il turismo; quasi 13.000 aziende sono in sentore di chiusura probabilmente fallimentare e 150.000 addetti cambieranno mestiere, sempre che riescano a trovare altrove.
    Serve forse una riforma del Titolo V della Costituzione che dia almeno un potere concorrente sulla materia allo Stato, dato che oggi il potere delle Regioni sul turismo è esclusivo; cambiatelo e cambiate la vostra prosopopea in qualcosa di finalmente produttivo!
    Luciano Ardoino
    Fonte: http://tuttosbagliatotuttodarifare.blogspot.com/