Di Paola Mussoni

Come un libro da sfogliare, scoprire ed assaporare, questa terra si svela, pagina dopo pagina, nella sua immensa ricchezza di tradizione, storia e civiltà. La sua lettura regala l’incomparabile emozione di avvicinarsi a quel crogiolo di culture in cui si sono venute a sviluppare ed incontrare le più straordinarie conoscenze, producendo un fecondo interscambio di esperienze fra popoli che hanno lasciato nei secoli un po’ di sé.  Questo avvicendarsi di popoli è leggibile nella struttura stratificata dei tipici tell, colline archeologiche artificiali formatesi coi resti degli antichi insediamenti che, come foglio dopo foglio, si sono sovrapposti da 500.000 anni ad oggi, fino a fornire una chiave di lettura della crescita di questo Paese, scrigno di gioielli inestimabili.

E’ un Paese infatti che annovera siti fra i più ricchi di storia e città tra le più antiche al mondo, quali Damasco, l’odierna capitale, Hamah e Aleppo. Aleppo, seconda città della Siria, posta a nord in un punto strategico tra l’Eufrate ed il Mediterraneo, vanta di essere fra gli insediamenti urbici più costantemente abitati dai tempi più remoti, come testimonia il suo tell su cui si erge la cittadella caratterizzandone il profilo. La sua struttura, di straordinaria eleganza formale, racchiude i resti di splendidi edifici eretti in epoche diverse, come il fastoso Palazzo reale con la ricca sala del Trono. Ma i ritrovamenti che testimoniano l’avvicendarsi delle più ricche civiltà si possono ammirare nell’interessante Museo archeologico, la cui originale entrata colpisce per le impressionanti statue in basalto nero dai grandi occhi spalancati che sembrano fissare mondi ormai scomparsi.  Intorno alla cittadella si è sviluppato il tessuto urbano abbellito da moschee, madrase (scuole coraniche), hammam (bagni turchi), khan (caravanserragli) e animato da uno dei più estesi suq, dallo straordinario fascino che permea questo famoso mercato, cuore palpitante della vita araba. Inizia qui il vero viaggio nella memoria, nella penombra del labirintico complesso dei suq coperti che cattura con la sua atmosfera senza tempo, dove perdersi storditi dai profumi e dagli aromi, rapiti dai colori e trasportati dall’energia che emana da gesti semplici, ma carichi di un vissuto ricco di passione nel proprio mestiere che travalica le barriere del tempo, come l’orgoglio con cui viene tramandato da padre in figlio.

E tutto scorre al ritmo pacato d’altri tempi, come il girare cadenzato delle antiche norie che da secoli  sollevano cigolanti la preziosa acqua, permettendo di irrigare rigogliosi orti e giardini, in un continuum di vita che mormora voci perdute e riporta lamenti lontani che penetrano nell’anima.

Queste enormi ruote in legno tipicizzano il percorso del fiume Oronte caratterizzando soprattutto la pittoresca Hamah, cittadina posta circa a metà strada tra Aleppo e Damasco, alle quali contende il primato di più antica città abitata del mondo.  Vanta infatti un passato plurimillenario custodito ovviamente nei livelli del suo tell, nei quali si legge il succedersi di ben 12 stanziamenti diversi.

Mentre la staticità delle colonne in fila perenne richiama la potenza suprema della dominazione dell’antica Roma che qui imperò solenne lasciando a testimonianza grandiose vestigia.

La via colonnata di Apamea, a nord-ovest di Hamah, ne è uno splendido esempio e conduce e introduce nei fasti di questa città ellenistico-romana lasciando ammirati per il suo perfetto scorcio prospettico.

Ben 1.850 m. di storia si calpestano percorrendo il “cardo” delimitato dalle impronte di meravigliosi edifici, in parte ricostruiti ed in parte ancora scomposti al suolo in membrature architettoniche finemente lavorate.

Un’imponente via scandita dalla diversa armonia dei fusti di colonne ora lisci, ora scanalati o rudentati, ora addirittura tortili, e caratterizzati alcuni da mensole, su cui erano sistemate raffinate statue, che la distaccano dai canoni artistici dell’epoca, ma la accostano all’altra famosa via colonnata costruita dall’Impero Romano in Siria, quella di Palmira, la sua sorella del deserto.

Antica capitale della regina Zenobia, appare in tutta la sua meraviglia di vera oasi abbracciata da un lussureggiante palmeto al centro dell’immensità dello stepposo Deserto Siriano.

Lascia incantati l’infilata di colonne che si diparte dall’arco monumentale la cui fuga prospettica è interrotta ed abbellita dal tetrapilo, elemento architettonico di arredo urbano che sottolinea il sovvertimento dei principi costruttivi classici che qui si impreziosiscono di un’originalità concettuale che rende assolutamente unico questo sito.

 

Unico anche per l’estensione ed il sorprendente stato di conservazione, che ci regala oggi la stupenda lettura del suo particolare impianto e delle sue magnificenze architettoniche che si rivelano una dopo l’altra, dallo spettacolare teatro, alla vasta agorà ed ai vari templi dedicati dapprincipio a divinità babilonesi e successivamente trasformati in chiese e poi in moschee, come l’imponente Santuario di Baal i cui stili decorativi mostrano notevoli legami con le più antiche culture mediorientali, qui fuse con quella greco-romana. Ai limiti delle maestose vestigia stupisce poi la presenza di un’interessante necropoli costituita da numerose tombe a ipogeo o a torre funeraria, che custodiscono sarcofagi finemente scolpiti a bassorilievo e affreschi dai colori ancora straordinariamente vivaci. 

Il tutto crea un composto particolarmente suggestivo che rende di nuovo unica Palmira così com’è inserita in un ambiente aspro, dai toni rossastri che si incendiano al calar del sole donando alle rovine un’atmosfera magica.

Un’atmosfera che diviene surreale quando invece le forze della natura scatenano bufere di sabbia che velano il sole e avvolgono tutto e tutti in una luce aranciata che annulla ogni percezione di spazio-tempo, e quando poi tutto si placa si rientra nel mondo reale credendo di aver vissuto in un sogno.

Ma il sogno continua accarezzando con lo sguardo il fiabesco profilo dei castelli, volando dalle rovine della rocca araba che si staglia sul desertico paesaggio di Palmira, all’estesa cinta di fortificazioni del pittoresco Castello del Saladino, eretto su uno sperone roccioso immerso in una selvaggia natura. Le impressionanti pareti a strapiombo scavate nella viva roccia lo rendono una delle più belle ed importanti fortezze medievali siriane.

Nei secoli da questa posizione privilegiata ha controllato uno dei passaggi strategici tra il mare e la valle dell’Oronte, arricchendo via via la cittadella di strutture fortificate e divenendo un capolavoro di architettura militare ritenuta inespugnabile.

Ma lo stupore più assoluto si ha quando finalmente si giunge più a sud al cospetto del memorabile Krak dei Cavalieri, che s’innalza imponente con un doppio giro di mura scandite da poderose torri a 650 m. di altezza. Prospetta in tutta la sua straordinaria perfezione costruttiva conservando ancora l’aspetto originario risalente a ben 800 anni fa.

E man mano che ci si avvicina si rende sempre più evidente l’impressionante mole di questa roccaforte denominata dagli arabi Qalat al-Hosn, ovvero “castello della Fortezza”, ripetizione che ne sottolinea il primato in grandezza.

Penetrare in questo castello, percorrendo le rampe coperte ad ogiva illuminate solo da squarci di luce tagliata dalle feritoie, è come compiere un viaggio a ritroso nel tempo, dove si incontrano i valorosi Franchi a cavallo che le dettero la denominazione di Krak, ma soprattutto i famosi Cavalieri Templari, da sempre avvolti nel mistero, che qui sperimentarono le più sofisticate strategie di difesa. Ma seppero anche ingentilire le strutture con raffinati ambienti dalle aeree forme gotiche, messi maggiormente in risalto dalle possenti costruzioni che li circondano.

Impossibile sottrarsi al fascino da sogno che sprigionano questi castelli di epoca crociata e musulmana, ma la sorpresa di questa terra è stupire con le testimonianze più ataviche di popoli ormai scomparsi, ma che hanno gettato le basi della cultura moderna.

Proprio sulla costa a ovest del Krak sorgono le rovine dell’antica città fenicia di Amrit che ci regala i resti del particolare Mabad (tempio), vasto santuario dedicato ad una divinità acquatica, e di altri due strani monumenti funerari detti Maghazil (fusi), enormi cilindri alti 4 e 7 m. risalenti anch’essi al V sec. a.C.. Ancora più emozionante è aggirarsi tra gli scavi tuttora in corso dell’ultima importante scoperta archeologica che ha consentito di ricostruire il susseguirsi delle civiltà e culture nel territorio siriano nei 3 millenni precedenti l’era cristiana. E’ stata riportata alla luce infatti, da campagne di scavo condotte dalla missione italiana dell’università di Roma, l’antica Ebla, che in varie fasi fu capitale della Siria settentrionale imponendo la propria egemonia nella vasta regione che si estendeva dal bacino dell’Eufrate alla costa mediterranea.

Deriva il suo nome, che significa “Roccia Bianca”, dall’altura calcarea sulla quale venne costruita ed anche se le strutture riemerse dallo sfogliare pian piano le pagine di questo tell (Tell Mardikh) non appaiono così spettacolari, racchiudono un sapere così importante da arricchire chi ha la fortuna di poterle leggere.

Questo esteso sito era protetto da massicce mura perimetrali, per resistere agli assalti dopo l’invenzione dell’ariete, costruite in terra cruda come pure la maggior parte degli edifici della città.

I più insigni sono stati identificati nel palazzo del principe e in templi dedicati a molteplici divinità, ma i resti meglio conservati sono anche gli ambienti più importanti per questa scoperta archeologica, gli archivi storici del Palazzo reale, cuore di Ebla.

Essi hanno prodotto, sotto forma di decine di migliaia di tavolette scritte in caratteri cuneiformi, una ricchissima documentazione di natura economica, amministrativa, giuridica e letteraria. Questa grande capitale fu distrutta più volte e più volte risorse più grande ed importante e proprio l’incendio causato dall’attacco degli Accadi contribuì involontariamente a conservare più ampia memoria dei suoi tesori, “cuocendo” letteralmente le famose tavolette di argilla degli archivi reali. Quest’ultimi si possono apprezzare ricostruiti nel vicino museo di Idlib, dove ancor più si possono ammirare le stupefacenti ed autentiche tavolette che danno il privilegio di osservare dei simboli così particolari ed ermetici per noi, che rivelano però una lingua fino ad ora sconosciuta parlata verso il 2300 a.C.. 

Ma la tavoletta forse più importante è anche la più piccola e contemplandola ci si rende conto di trovarsi al cospetto di un tassello fondamentale della nostra storia.

Su di essa infatti è inciso il primo alfabeto scritto, inventato nel XIV sec. a.C., diffuso dai fenici, adottato poi dai greci, etruschi e romani. 30 strani simboli che hanno dato vita a quell’alfabeto usato oggi da molte popolazioni del mondo, noi compresi. Questo piccolo grande tesoro è esposto nel Museo Archeologico di Damasco, ma è stato rinvenuto negli scavi dell’antichissima città di Ugarit.

Il tell che nascondeva i resti di questa capitale siro-fenicia ha rivelato le rovine forse più evocative tra quelle delle più antiche città della Siria. L’imponente entrata fortificata emana un fascino particolare, senza tempo, unendo un lontano e fondato passato storico con una futuristica visione architettonica.  Lascia stupiti infatti la concezione costruttiva della porta aperta nel bastione di pietra inclinato a 45° che, alta 5 m., immetteva in un cupo passaggio che introduceva nello splendore di una città ricca, estesa su di una fertile pianura costiera e lambita da tre fecondi corsi d’acqua.

Ed era proverbiale la magnificenza dei monumenti che la abbellivano, primo fra tutti il ricchissimo Palazzo reale i cui preziosi archivi politici ci hanno consegnato documenti di notevole interesse.

La decifrazione delle iscrizioni cuneiformi incise su migliaia di tavolette d’argilla, alcune rinvenute addirittura ancora in un forno dove venivano cotte, ha portato a conoscenza degli avvenimenti relativi al periodo compreso tra il XV e XII sec. a.C..

Ma ancor più singolare è stata la scoperta dell’esistenza di poemi mitologici di epoca notevolmente precedente a quella dell’Iliade e dell’Odissea, che si collocano quindi tra i più antichi testi letterari del mondo. Se in questi siti archeologici è d’obbligo usare la fantasia per poter immaginare quale sia stato il loro splendore, a Damasco basta scorgere le sue attuali architetture per conoscere il suo passato che è anche il suo presente.

Anche se la città si è espansa notevolmente fino ad urbanizzare le pendici del monte Qasiyun che al calar della sera la incorona con un diadema di luci sfavillanti, il suo cuore è ancora racchiuso nella cerchia muraria dove palpita una vita che unisce tradizioni e modernità.

Il tessuto urbano ricalca lo squadrato impianto ellenistico, suddiviso oggi in quartieri contraddistinti principalmente dalle confessioni religiose.

Sulla vasta Piazza della Grande Moschea prospetta la spettacolare Moschea degli Omayyadi. Accoglie nell’immenso cortile che incanta per “l’architettura dei vuoti” caratterizzata da arcate e portici impreziositi da una sfolgorante decorazione musiva, il più esteso mosaico mai realizzato.

All’interno la vasta sala di preghiera contiene il cenotafio di San Giovanni Battista eretto sul luogo in cui, secondo la tradizione, era stata sepolta la testa del Santo che, col nome di Yahia, è venerato dai musulmani come uno dei profeti che precedettero la venuta di Maometto.

Esternamente, addossata alla Grande Moschea, la madrasa Aziziyah ospita invece il mausoleo di Saladino che custodisce le spoglie del famoso sovrano ayyubide morto nel 1193.

Nella parte est della città vecchia si estende il quartiere cristiano di Bab Tuma caratterizzato dalla presenza di statue devozionali appartenenti al cattolicesimo, e soprattutto dalle cappelle di Anania e di San Paolo che ricordano i luoghi legati alla vita di questo Santo che si convertì al cristianesimo proprio “…sulla via di Damasco”.

Importanti testimonianze dell’arte cristiana si possono anche ammirare nel ricchissimo Museo Archeologico Nazionale, che vanta una delle più importanti collezioni del Medio Oriente.

Le raccolte spaziano dai magnifici manoscritti miniati del Corano, agli affreschi di inestimabile valore, ma soprattutto di forte impatto emotivo, che compaiono all’interno della sinagoga di Dura, qui ricostruita, considerati le più antiche illustrazioni della Bibbia esistenti.

In questo Stato laico coesiste quindi un mosaico di religioni in un’atmosfera di totale tolleranza che si apprezza nei sorrisi gentili dei fedeli di diversi credo riuniti in preghiera intorno allo stesso luogo di culto, o dei devoti che si incrociano, ieri come oggi, nelle moschee come nei santuari.

Un suggestivo santuario risalente al periodo paleocristiano è il capolavoro dell’arte siriana preislamica di Qalah Simon, nei dintorni di Aleppo, eretto in memoria del luogo in cui visse San Simeone Stilita.

Il Santo giunse qui nel V sec. d.C. e fortemente attratto dall’ascetismo si ritirò per 42 anni in totale isolamento in una celletta posta in cima ad una colonna alta 15 m., il più vicino al cielo, da dove predicava la sua fede in Dio ai pellegrini che arrivavano da tutto l’Oriente cristianizzato.

Oggi della colonna rimane solo un blocco informe di appena due metri, ma conserva tutto il suo magnetismo, incorniciata com’è dai resti del complesso monastico che fu eretto dopo la morte del Santo.

Le vestigia della colonna segnano infatti il centro di una spettacolare costruzione che si apre a raggera in 4 basiliche, come i petali di un fiore..

Tutto l’impianto conserva la sua stupefacente monumentalità e bellezza, sottolineata dalla finezza delle decorazioni ed esaltata dal caldo colore rosato della pietra.

A pochi chilometri a nord di Damasco, arroccato sui monti dell’Antilibano, sorge poi uno dei villaggi cristiani più singolari della Siria: Malula.

Occhieggia fra le asperità delle rocce ocra con i suoi colori pastello, divenendo poi con le luci della sera un vero e proprio presepe.

Le pareti rocciose erose dai venti e dalle piogge hanno dato vita ad uno spettacolare siq (canyon), che la tradizione popolare vuole si sia aperto miracolosamente per consentire ad una giovinetta pagana convertita da San Paolo di sfuggire ai suoi persecutori.

Al termine della stretta gola è stato scavato a mezza costa, su più livelli sovrapposti, il suggestivo complesso a lei consacrato, il  convento di Santa Tecla di rito greco ortodosso.

Malula racchiude in sé l’essenza della pura spiritualità che esula da ogni etichetta ed accomuna in un unico antico linguaggio, l’aramaico, la lingua in cui parlava Gesù Cristo.

Rientrati invece nell’anima araba di Damasco, si è inevitabilmente risucchiati dal fascino irresistibile dei suq che catturano e stordiscono e lasciano un’impronta indelebile da portare con sé, insieme ai manufatti delle sue botteghe artigianali, come le famose sete damascate, i tappeti e le scatole intarsiate.

Alcuni bei negozi sono ospitati in antiche case damascene, che hanno conservato l’impianto delle vecchie abitazioni arabe, ricche e prorompenti di mille oggetti artistici della tradizione locale. 

Come pure i caratteristici ristorantini, espressione della convivialità dei siriani che considerano i pasti un evento e la cucina un’arte.

L’arte culinaria è una forma d’espressione che qui riconduce alle regole del Corano: “Nutritevi di ciò che la terra produce di buono e sano”.

La gastronomia impiega infatti ingredienti semplici e freschi, come legumi, verdure, carni di pollo e montone, resi più gustosi dalle aromatiche spezie, il tutto coronato dagli squisiti dolci soprattutto a base di miele e frutta secca.

Grande varietà di gusto e colore quindi tipicizza l’unione della gastronomia ottomana con quella francese nella cucina siriana di antica tradizione.  Tradizione che conquista e consente anche di partecipare ed apprezzare canti e balli ritualizzati, come le suggestive trottole dei Dervisci che trascinano nel vortice delle emozioni, delle sensazioni e dei ricordi, che si ricomporranno una volta usciti dall’atmosfera unica e magica che solo questa terra sa regalare.

Testo di Paola Mussoni

Foto di Liliana Comandè