Il 71% degli imprenditori romani prevede un fatturato in crescita o stabile nel 2026, ma il 51% delle imprese teme la fine degli investimenti legati al PNRR

Nel 2026 un’impresa su due prevede di effettuare investimenti in innovazione

 Per oltre due terzi delle imprese romane (69%) l’aumento dei costi, nel 2026, è l’ostacolo principale alla crescita

 La stragrande maggioranza delle imprese (88%) è preoccupata dall’instabilità del quadro geopolitico internazionale

 La Camera di Commercio di Roma ha costruito un panel di 500 imprese rappresentative del tessuto imprenditoriale di Roma e provincia per fornire un costante aggiornamento sull’evoluzione della situazione economica.

Le forti tensioni geopolitiche e l’esaurirsi degli ingenti investimenti legati al PNRR rappresentano due dei principali fattori di rischio per il consolidamento della ripresa economica italiana e del nostro territorio.

Questa nuova indagine ha come obiettivo quello di capire come le imprese di Roma e provincia hanno affrontato il 2025 e quali aspettative hanno per il 2026.

L’indagine è stata somministrata tra il 7 e il 19 gennaio 2026.

 Considerazioni generali

Il 2025, per le imprese romane, è stato un anno di consolidamento. Due imprese su tre (67%) hanno registrato un fatturato stabile o in aumento, un dato in crescita rispetto al 62% del 2024. Permane un prudente ottimismo per l’anno appena iniziato, con il 71% delle imprese che prevede un fatturato in aumento o stabile.

Così come per le attese sul 2025, anche per il 2026, l’aumento dei costi (69%) e l’insufficienza della domanda (40%) restano le principali preoccupazioni segnalate dagli imprenditori.

Il 29% del campione è impegnata in investimenti per la sostenibilità ambientale, tre imprese su quattro, tra quelle che sono impegnate in investimenti sulla sostenibilità ambientale, investe nella convinzione che sia una condizione per aumentare la competitività aziendale e non solo perché imposto dalle normative.

Molto polarizzate le risposte in tema di investimenti in innovazione nel 2026: li effettuerà circa la metà delle imprese del campione (49%), mentre il 51% prevede di non farli.

Per il 2026 il 51% delle imprese pensa che ci sarà un impatto negativo sull’economia di Roma a causa della fine degli investimenti legati al PNRR.

L’88% degli imprenditori, infine, è molto preoccupato dalla situazione geopolitica internazionale.

 Congiuntura 2025

Nel 2025 il 29% delle imprese romane ha dichiarato un fatturato in aumento rispetto al 2024, per il 38% è rimasto stabile, per il 33%, invece, è diminuito.

Più positivo l’andamento dell’occupazione. Per il 13% delle imprese romane il numero dei dipendenti è aumentato, a fronte di una percentuale dell’11% che lo ha ridotto. Nel 75% dei casi l’occupazione è rimasta stabile.

 Aspettative 2026

Per il 2026, il 28% delle imprese prevede un fatturato in aumento, il 43% si aspetta un fatturato stabile nel corso dell’anno, il 29%, invece, teme una diminuzione.

Per quanto riguarda le dinamiche occupazionali, il 12% si aspetta una crescita del numero dei dipendenti a fronte di un 15% che immagina un calo della forza lavoro.

Nonostante nel 2025 il tasso di inflazione sia stato il più basso degli ultimi 5 anni a Roma, la preoccupazione più grande delle imprese per il 2026, è l’aumento dei costi (69%).  La scarsità della domanda è indicata dalle imprese come secondo fattore di incertezza (40%). In entrambi i casi la percentuale indicata è in crescita: l’aumento dei costi era indicato nel 65% dei casi nel 2025, l’insufficienza della domanda nel 36%.

Resta ancora alta la percentuale di imprese che fatica a trovare manodopera specializzata (22%), stabile, ma su livelli più bassi rispetto ad anni fa, la preoccupazione relativa all’accesso al credito (17%).

 Investimenti in innovazione e sostenibilità ambientale

Praticamente un’impresa su due (49%) delle imprese prevede di effettuare investimenti in innovazione nel corso del 2026, percentuale leggermente in aumento rispetto al 48% dello scorso anno.

Il 29% delle imprese ha programmato investimenti sul fronte della sostenibilità ambientale, convinti di aumentare la propria competitività sui mercati, “solo” l’8% effettuerà questo tipo di investimenti perché obbligata dalle normative vigenti.

Giubileo e PNRR

Il Giubileo 2025 è stato un evento che ha avuto ricadute economiche positive per il tessuto economico di Roma, ma solo il 7% ha registrato un aumento significativo del fatturato direttamente legato agli appuntamenti giubilari.

Per il 2026 il 51% delle imprese pensa che ci sarà un impatto negativo sull’economia del territorio a causa della fine degli investimenti legati al PNRR.

Infine, l’88% è preoccupata dalla situazione geopolitica internazionale che continua a essere profondamente instabile e fonte di elevata incertezza.

“Il 2025 appena concluso – afferma Lorenzo Tagliavanti, Presidente della Camera di Commercio di Romaè stato un anno di consolidamento e di crescita grazie soprattutto agli ingenti investimenti pubblici di cui ha potuto beneficiare il nostro territorio. Come emerge dall’indagine, nel 2026, la metà delle imprese del campione prevede un impatto negativo dalla fine degli interventi legati al PNRR. Il 2026, dunque, sarà un anno cruciale proprio per capire se il nostro sistema economico è in grado di intraprendere un percorso di crescita strutturale anche in assenza di interventi pubblici straordinari o eventi tipo quello giubilare. Per il 2026, al momento, registriamo un prudente ottimismo degli imprenditori romani: il 71% prevede un fatturato in crescita o stabile. La fiammata inflazionistica del biennio 2022-2023 segna ancora gli orientamenti delle imprese e, nel 2026, proprio il possibile aumento dei costi di produzione è ritenuto tra gli ostacoli principali per la crescita dal 69% del campione. Naturalmente auspichiamo un raffreddamento delle tensioni geopolitiche internazionali che preoccupano ben l’88% delle nostre imprese. Resta ancora troppo alta (71%) la percentuale di aziende che non considera strategico investire in sostenibilità ambientale. Su questo aspetto occorre un maggiore supporto delle Istituzioni per aiutare, soprattutto le micro e piccole imprese che spesso non hanno le risorse finanziarie per effettuare questo tipo di investimenti. Infine, è un elemento incoraggiante che la metà delle nostre imprese abbia in programma investimenti in innovazione nel corso di quest’anno, ma resta – conclude Tagliavanti – una percentuale ancora troppo bassa. Oggi, qualsiasi tipo di impresa o innova o rischia di restare tagliata fuori dai processi di sviluppo ad alto valore aggiunto”.