Di Tiziana Conte

Tenuta Pomario è uno di quei luoghi che non si visitano soltanto: si attraversano, si respirano, si ascoltano. Di proprietà dei Conti Spalletti Trivelli, la tenuta si trova in provincia di Perugia nel comune di Piegaro in prossimità di Monteleone di Orvieto, nella zona di confine tra la Toscana e due importanti areali umbri: quello dei colli orvietani e quello del Lago Trasimeno. Qui il vino diventa racconto e il paesaggio un compagno silenzioso. La strada che conduce alla tenuta è un nastro di piccoli sassi bianchi che si insinua nel bosco. Il paesaggio resta nascosto fino all’ultimo, come se volesse proteggere la sua intimità. Poi, all’improvviso, si apre: un poggio luminoso, sospeso tra i colli orvietani e il Lago Trasimeno, dove il silenzio ha una consistenza quasi fisica. È qui che i Conti Spalletti Trivelli hanno dato nuova vita a un casale del XVII secolo, trasformando un antico podere in un modello di agricoltura biologica e ospitalità contemporanea. Pomario non è solo una tenuta: è un ecosistema di natura, storia e visione.

 

Una storia di famiglia

La storia di Pomario è prima di tutto una storia di famiglia. I Conti Spalletti Trivelli, già custodi dell’elegante Villa Spalletti Trivelli a Roma, hanno riportato alla luce una tradizione vinicola che affonda le radici nell’Ottocento, quando Venceslao Spalletti Trivelli avviò in Toscana una produzione di Chianti rimasta celebre fino agli anni Settanta. Il filo si era spezzato, ma non dimenticato. È stato Giangiacomo, insieme alla moglie Susanna d’Inzeo, a riannodarlo. Arrivati quasi per caso su questo poggio incantato, se ne innamorarono all’istante. Da quel colpo di fulmine è nato un progetto di rinascita che oggi unisce agricoltura biologica, cultura del vino e un’idea di accoglienza raffinata e senza tempo.

Open day esperienziale

E c’eravamo anche noi tra gli gli ospiti dei Conti Spalletti Trivelli all’open day esperIenziale che ha riunito, in una giornata di fine inverno, appassionati e intenditori per scoprire le nuove annate di alcuni vini peculiari della cantina quali Arale, Batticoda, Rubicola, Ciliegiolo, Sariano, Radura, e il Muffato delle Streghe. “Siamo partiti con due vini nel 2009 e ed oggi siamo a nove etichette – ha ricordato il conte Giangiacomo – Abbiamo puntato sui vini autoctoni e sul piccolo è meglio. La cosa importante è che il vino abbia una sua identità.” Un’esperienza immersiva di degustazione del Batticoda 2025, del Grechetto 2024, che sarà presentato al Vinitaly; dell’Arale 2024 e tra i rossi Rubicola 2024, Ciliegiolo 2024, Sariano 2020 e Radura 2022 accompagnati da alcuni piatti della tradizione locale. A svelarci la  tradizione enologica i conti Spalletti Trivelli e l’agronoma Federica De Santis che ci hanno illustrato i processi della produzione fino all’imbottigliamento e aperto le porte della barricaia dove i vini maturano ed acquistano il loro carattere unico.

 

Dove il vino diventa racconto

La nuova cantina, perfettamente integrata nel paesaggio, è il cuore pulsante della tenuta. Qui il vino non è un prodotto, ma un linguaggio. Nasce da un territorio di confine, a 500 metri di altitudine, protetto da un bosco fitto e illuminato da una luce che cambia continuamente. Ogni etichetta è un frammento di questo dialogo: Arale, da antiche varietà di Trebbiano e Malvasia di una vigna antica restaurata, profuma di memoria e tradizione. Sariano, un Sangiovese in purezza, fresco ed elegante, premiato ai Decanter World Wine Awards; Grechetto, vinificato in legno, unisce sapidità e struttura, ponte tra passato e innovazione e Ciliegiolo, croccante e sapido, autentico interprete di un vitigno umbro. “I nostri vini nascono dall’esperienza quotidiana di questo luogo”, ci dice il Conte Giangiacomo Spalletti Trivelli. “Non raccontano solo un territorio, ma il modo in cui lo viviamo: il tempo, la luce, il silenzio”.

Il Muffato delle Streghe

Un vino sublime che ha attirato la nostra attenzione, per via del nome, è il Muffato delle Streghe  fortemente voluto dalla contessa Susanna d’Inzeo Spalletti Trivelli supportata  dallo staff femminile dell’azienda (le Streghe di Pomario) l’enologa Mery Ferrara e l’agronoma Federica De Santis, ottenuto dalla muffa nobile Botrytis Cinerea che ha trovato il suo habitat nel “vigneto delle streghe” con le sue terrazze degradanti verso il bosco, grazie alle viti di Riesling e Sauvignon Blanc. Un luogo dalla magica atmosfera soprattutto in quei giorni d’autunno quando la nebbia rimane ferma nelle terrazze fino alla tarda mattinata.

Un invito a rallentare

A Pomario l’accoglienza è un gesto di cura. “Abbiamo iniziato con l’enoturismo nel 2015 con l’apertura della prima cantina”, ci ha fatto sapere il Conte Spalletti. Le esperienze proposte non sono attività, ma rituali: degustazioni guidate dei vini iconici e dell’olio extravergine biologico pluripremiato; brunch tra i vigneti, cooking class che celebrano la cucina umbra, passeggiate tra i filari e visite alla cantina. Il cibo segue il ritmo delle stagioni e della luce. Pranzi e cene si svolgono all’aperto, tra vigneti e terrazze panoramiche, dove ogni piatto diventa un modo per condividere emozioni. Un palcoscenico naturale per matrimoni ed eventi Le terrazze affacciate sui vigneti, illuminate dalle installazioni di Alberto Biagioli, creano scenografie di rara suggestione. La barricaia, intima ed elegante, si trasforma in uno spazio ideale per celebrazioni private. Il piazzale esterno accoglie eventi su misura, grazie a tensostrutture allestite per l’occasione d immersi nel paesaggio. Pomario interpreta così una nuova idea di ospitalità: non un servizio, ma un’esperienza emotiva, un luogo dove sentirsi accolti e ispirati.

Il poggio incantato

Il bosco, la vigna antica, gli ulivi avvolti nella nebbia, il casale che sembrava attendere solo di tornare a vivere: Pomario è un luogo che resta dentro. Un luogo che invita a ritrovare il tempo, a riconnettersi con la natura, a vivere un’esperienza che non si consuma, ma si porta con sé.
Un viaggio che comincia da una strada di sassi bianchi e finisce con la sensazione di aver scoperto un angolo di mondo dove tutto ha un ritmo più vero.