Di Liliana Comandé

Pare che al Ministero del Turismo abbiano installato un software di aggiornamento automatico che, purtroppo, si è bloccato al 2023. Il neo-ministro Mazzi ha fatto il suo debutto in società al Vinitaly e, tra un calice e l’altro, ha sfoderato un repertorio di dichiarazioni che ha lasciato molti con un dubbio atroce: ma è Mazzi che parla o c’è la Santanchè nascosta dietro una botte di Amarone che muove i fili? 

Iniziamo col botto. Secondo Mazzi, la crisi internazionale è quasi una fortuna, perché spinge al turismo di prossimità. Fin qui, logico. Il colpo di genio arriva dopo: “Per turismo domestico intendo anche quello europeo”.

Qualcuno dovrebbe spiegare al Ministro che definire “domestico” un volo da Stoccolma a Pantelleria è una licenza poetica che neanche i futuristi avevano osato. Ma il vero punto è un altro: Mazzi sembra ignorare che il turismo è un’equazione a due variabili. Esiste l’incoming (chi viene da noi) e l’outgoing (gli italiani che vanno fuori). Insieme pesano per circa 240 miliardi di euro.

L’Europa è “domestica”: i nuovi confini (molto larghi) del Ministro Mazzi

Se Mazzi vuole davvero testare la sua teoria del “siamo tutti vicini di casa”, provi a citofonare a un tour operator che vive di viaggi all’estero e gli spieghi quanto è bello il “turismo domestico” in Norvegia. La risposta potrebbe non essere adatta ai minori.

Passiamo poi al grande classico del Ministero: la leva dell’enoturismo. Secondo il Ministro, il vino è la chiave per il “rilancio” del turismo italiano. È affascinante questa ossessione per il rilancio. La Santanchè voleva rilanciare tutto, dalle spiagge ai borghi, e Mazzi segue a ruota.

Il piccolo dettaglio è che il turismo italiano non ha bisogno di essere rilanciato. I numeri dicono che va già a gonfie vele. Semmai, il turismo andrebbe organizzato, gestito, pulito. Ma dire “dobbiamo svuotare i cestini nelle città d’arte” suona meno epico di “rilanciare il segmento attraverso il blend delle eccellenze”.

 Il “Benessere” in cantina (Sperando nel test del palloncino)

Infine, la perla finale. Le cantine non sono più posti dove si produce vino, no, diventano “luoghi di benessere”. Un concetto idilliaco, quasi zen, se non fosse che dopo tre degustazioni di Barolo il “benessere” tende a trasformarsi in una leggera perdita della coordinazione motoria.

Mazzi chiosa con orgoglio: “L’esperienza che il turista poi racconta. Il passaparola può funzionare molto”.

Vero, Ministro. Il passaparola funziona benissimo. A patto che il turista, tra un’esperienza sensoriale e l’altra, mantenga la lucidità necessaria per ricordare dove ha parcheggiato l’auto e, soprattutto, in quale nazione si trovi.

Perché se l’Europa è “turismo domestico”, il rischio è che il turista si svegli a Bordeaux convinto di essere ancora a Verona.

In conclusione: cambiano i nomi, cambiano le facce, ma il metodo resta lo stesso. Dichiarazioni rassicuranti, un pizzico di confusione tecnica e tanta, tantissima fiducia nel destino.

Buona la prima, Ministro Mazzi.

O dovremmo dire… buona la solita?