Missione valigia. Come infilare la tua intera esistenza (e 15 paia di mutande) in un trolley da 10 chili o in una valigia da 23 chili.

 Di Liliana Comandé

Preparare la valigia per una donna non è un’azione logistica, è un thriller psicologico, un rito esorcistico in cui la protagonista deve prevedere ogni possibile scenario climatico, sociale e apocalittico. Che si tratti di un weekend a Rapallo o di un mese in Thailandia, il processo mentale segue le stesse, immutabili leggi della fisica quantistica, la materia si espande fino a occupare tutto lo spazio disponibile (e oltre). Mentre l’uomo prepara il suo bagaglio in 4 minuti netti buttando dentro due magliette stropicciate, un paio di mutande e lo spazzolino (che probabilmente dimenticherà sul lavandino), la donna inizia una pianificazione degna della NASA. Il processo mentale oscilla sempre tra il minimalismo sognato e la realtà di una valigia o di  trolley che sembra stia per esplodere come un pop-corn gigante

L’equazione dell’assurdo

Il dramma inizia con la scelta degli outfit. La regola è semplice: moltiplica i giorni di vacanza per tre, aggiungi un “non si sa mai” e un “magari mi invitano a un gala sul red carpet” (anche se vai in campeggio).

Il viaggio corto è il più subdolo. Cerchi di convincerti che basti un bagaglio a mano, ma finisci per infilare le scarpe di ricambio dentro i cappelli e le mutande nei calzini, sperando che la fisica quantistica ti aiuti a comprimere la materia.

Per il viaggio lungo scatta la rassegnazione. La valigia diventa un buco nero che inghiotte anche il ferro da stiro da viaggio e quella crema per i gomiti che non usi dal 2015.

Ma entriamo nel dettaglio tragico…

Il Viaggio breve. “Porto solo l’essenziale”

Il weekend fuori è l’inganno supremo. Teoricamente servirebbero due ricambi ma il processo mentale è lo stesso di chi deve colonizzare Marte.

Il teorema delle 15 mutande

Tutto parte dall’intimo. Per un weekend di 3 giorni, la matematica femminile impone almeno 15 paia di mutande. Perché? Perché nella nostra testa esiste lo scenario apocalittico in cui un’improvvisa pioggia di fango, un’onda anomala o un attacco di panico ci costringerà a cambiarci ogni due ore. Lui ne porta tre, e forse torna con un paio ancora pulito, noi portiamo una scorta che potrebbe rifornire un intero reggimento di fanteria.

Il reparto “abbigliamento e clima impazzito”

Noi non scegliamo i vestiti, noi donne prevediamo l’imprevedibile, noi copriamo ogni variazione termica nota all’uomo. Cosa mettiamo in valigia?

L’esercito dei pantaloni e delle gonne.  Questi jeans per viaggiare, questi bianchi per la sera  – sperando di non macchiarli subito -, la gonna lunga se fa hippy e sempre di moda, e quella corta se vogliamo sentirci audaci.

Magliette e vestitini. Non te ne vuoi portare una per ogni stato d’animo? Se mi sveglio rock, se mi sento romantica, se mi sento gonfia. Poi l’immancabile vestitino leggero, perché ci vediamo già bellissime al tramonto. Risultato? Un campionario tessile completo.

Il maglione di lana cotta perché… ” se scoppia una perturbazione polare a Ferragosto?”.

Il giubbotto con il quale parti perché in aereo fa freddo, ma non sai mai dove mettere e quindi finisci per portarlo a mano in aeroporto sembrando un profugo, mentre fuori ci sono 40 gradi all’ombra.

I ricambi “social”, quelli che servono solo per fare la foto su Instagram, perché mica puoi farti vedere con la stessa maglietta in due post diversi, sia mai!

Il giubbino più leggero e il foulard, ormai immancabili. Anche se vai nel Sahara, il giubbino serve “per l’aria assassina  condizionata dell’aereo” e il foulard “perché se mi viene il colpo d’aria alla cervicale mi rovino la vacanza”.

Il cappello per il sole ci deve essere e che puntualmente non sai dove mettere. Cosa fai, allora? Finisci per portarlo in testa in aeroporto, sembrando una diva del cinema muto in incognito che cerca di non urtare i passanti.

La guerra delle borse, ovvero il matrimonio tra spazio e vanità

Qui la logica maschile capitola definitivamente. Le borse sono le “matrioske” del bagaglio femminile, scatole dentro scatole, sogni dentro incubi logistici. In valigia devono entrare per forza di cose:

La borsa da giorno, che deve essere enorme, capace di contenere un kit di pronto soccorso, una guida turistica e metà della spesa locale.

La pochette per la sera, piccolissima, dove non entra nemmeno il telefono, ma “sta benissimo col vestito a fiori e con altri che metterò”.

La borsa da spiaggia, che occupa lo spazio di un gommone e che puntualmente riempiremo di sabbia fin nei secoli dei secoli.

La famosa borsa “di emergenza”, quella pieghevole, ma sì, quella che mettiamo sempre all’ultimo in valigia “perché se faccio acquisti dove la metto la roba?”.

L’area beauty: una succursale della profumeria

Qui la sfida col bagaglio a mano si fa epica. Non possiamo mica usare lo shampoo dell’hotel che ha la consistenza del detersivo per i piatti! Quindi iniziamo scegliendo quello che riteniamo più essenziale:

Crema giorno, crema notte, siero, contorno occhi, protezione 50, protezione 30 e 15  e il doposole (che puntualmente scorderemo di mettere).

E poi è il turno dei trucchi e dei gioielli. Portiamo l’intera trousse per poi finire a metterci solo il burro di cacao, se andiamo a fare un tour. E i gioielli? “E se perdiamo l’orecchino coordinato?”. Ne portiamo dieci paia, incastrati in scatoline che occupano più spazio dei calzini.

Poi non possiamo dimenticare un “attrezzo” diventato fondamentale per chi vuole avere sempre i capelli in ordine: la piastra. Non importa se vai in un posto con il 99% di umidità dove i tuoi capelli diventeranno una spugna in 3 secondi, la piastra deve esserci, per dare quella parvenza di civiltà prima del disastro.

 

Il reparto medicine: “Grey’s Anatomy” portatile

Mentre lui, se ha mal di testa, chiede un’aspirina a un passante, noi partiamo equipaggiate per affrontare la peste bubbonica. La nostra pochette è un distaccamento della Croce Rossa:

L’Arsenale gastrointestinale. Come non portare i fermenti lattici per dialogare coi batteri locali e farmaci “tappabuchi” con la tenuta stagna di una diga? E un Bimixin non vogliamo metterlo?

Può mai mancare l’antibiotico scaramantico? Non può mancare. Lo porti come un amuleto. Se c’è, sei immune; se lo dimentichi, la febbre a 40 ti assale al check-in. Il paracetamolo e la classica aspirina vogliamo lasciarli a casa? Giammai! Assieme alle medicine che siamo obbligati a prendere per le varie patologie, anche quelli non possono  mai mancare nella nostra “farmacia ambulante”.

I cerotti per le vesciche. Indispensabili per rimediare alle scarpe “comode” che in realtà sono strumenti di tortura medievale e che, ogni sera, appena ci togliamo le scarpe, facciamo un rapido controllo dei piedi sperando di non avere.

Il gran finale: Lotta Greco-Romana col Trolley o la valigia

Il gran finale è pura poesia. Tu, in ginocchio sulla valigia, che tiri la zip con la forza di un sollevatore di pesi, mentre le cuciture del trolley imprecano in aramaico. Ti alzi, guardi quel mostro deforme che pesa come un cadavere e pensi: “Ecco, ora sono pronta”.  Poi guardi lui, che ti aspetta con uno zainetto leggero e l’aria di chi non ha capito nulla della vita. Lo guardi e pensi “Ridi pure, caro. Ma quando stasera avrai un colpo di calore, la pancia sottosopra e i piedi sanguinanti, vedrai chi sarà la tua salvatrice!”.

Poi arrivi a destinazione e… puntualmente metti sempre le stesse due cose per tutta la vacanza. Ma la soddisfazione di aver portato 15 paia di mutande? Impagabile.