I dati Isnart-Unioncamere certificano la tenuta del settore. A trainare la crescita è il boom dei viaggiatori stranieri, attratti dalla sicurezza delle nostre destinazioni.
Le nubi della geopolitica mondiale non oscurano i cieli del turismo italiano. Nonostante lo scenario internazionale continui a essere caratterizzato da forti elementi di incertezza, il comparto ricettivo nazionale si appresta a vivere una stagione estiva ad alta intensità. I segnali che arrivano dal mercato sono decisamente incoraggianti, una struttura ricettiva su quattro dichiara un incremento delle prenotazioni rispetto allo scorso anno, mentre quasi la metà degli operatori prevede una sostanziale stabilità dei flussi. In questo contesto, l’Italia raccoglie i frutti della propria reputazione, confermandosi una meta percepita come sicura, protetta e facilmente accessibile.
L’ultimo report dell’Osservatorio sull’Economia del Turismo delle Camere di Commercio, realizzato da Isnart per Unioncamere, stima per il bimestre di luglio e agosto una proiezione di ben 171,8 milioni di presenze complessive. La parte del leone in questa dinamica verrà giocata dagli ospiti internazionali, che supereranno quota 89 milioni, rappresentando più della metà del mercato totale. Si prevede quindi una crescita media del 4,6%, trainata soprattutto da un balzo dell’8,3% della componente estera, a fronte di un turismo domestico che manterrà le posizioni già consolidate.
A corroborare queste previsioni concorrono le prenotazioni già messe a segno dal comparto extralberghiero, che ha già blindato quasi dieci milioni di notti con un incremento a doppia cifra rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Questo significa che oltre la metà dei volumi totali registrati nell’intera estate precedente è già stata opzionata, segno evidente di come i viaggiatori stiano pianificando le vacanze con largo anticipo. Tra i mercati oltreconfine più dinamici spiccano Regno Unito, Stati Uniti e Svizzera, assecondati dalle scelte delle imprese italiane che hanno saputo intercettare la domanda investendo su flessibilità tariffaria, canali di vendita diretta e turismo di prossimità.
Questo trend positivo non è comunque una sorpresa, ma l’estensione di una tendenza già emersa nei mesi scorsi. Il primo trimestre dell’anno si è infatti chiuso con oltre 71 milioni di presenze, registrando un incremento del 16% in cui i visitatori stranieri hanno fatto segnare un progresso del 23%. Anche la parentesi pasquale, pur risentendo di un calendario meno favorevole rispetto al passato che ha portato a un fisiologico assestamento sul record precedente, ha mostrato un balzo in avanti del 13,3% se confrontata con i dati di due anni fa. In quell’occasione, accanto alle performance straordinarie di regioni come Calabria e Lazio e alla leadership di poli storici come Roma, Venezia e Assisi, è emersa la vitalità dei borghi minori, del turismo lacustre e dei centri specializzati nell’enogastronomia e nell’outdoor, oltre all’effetto traino delle località coinvolte nelle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina.
L’unico elemento da monitorare con attenzione resta la spinta inflazionistica che tocca la filiera, con i prezzi dei servizi di ristorazione e dei comparti ricettivi in crescita rispetto allo scorso anno e in netto aumento nel confronto a medio termine. Una dinamica che tuttavia non sembra frenare i flussi. Come evidenziato dai vertici di Isnart, la voglia di Italia si sta rivelando più forte delle complessità macroeconomiche, poiché le destinazioni nazionali dimostrano una capacità unica nel combinare diverse tipologie di offerta, garantendo quel mix di qualità e accessibilità che l’alto di gamma internazionale oggi richiede.
