
L’analisi di Confesercenti rileva un impatto da quasi due miliardi di euro per gli automobilisti. L’associazione chiede misure definitive per contenere la pressione sui prezzi
Il bilancio estivo per la mobilità degli italiani si chiude con un conto decisamente salato. Secondo l’ultimo studio redatto dal centro studi di Confesercenti a partire dai dati ministeriali, la spesa sostenuta per i rifornimenti nei mesi di luglio e agosto ha subito un’impennata del 21% rispetto al medesimo periodo dello scorso anno, traducendosi in un maggior esborso complessivo pari a 1,8 miliardi di euro.
A spingere verso l’alto i listini hanno concorso l’incertezza geopolitica internazionale e la temporanea interruzione delle agevolazioni fiscali a inizio estate. Le rilevazioni mostrano come un singolo pieno da 50 litri sia arrivato a costare fino a 20 euro in più per le motorizzazioni a gasolio e circa 14 euro in più per quelle a benzina.
I benefici derivanti dalle riduzioni temporanee delle imposte di fabbricazione hanno consentito di contenere parzialmente i rincari — garantendo un risparmio stimato in 300 milioni di euro focalizzato sul diesel —, ma il settore ritiene non più rinviabile un cambio di passo della politica economica.
“Il caro carburanti non può più essere affrontato con provvedimenti di breve durata e a efficacia limitata”, commenta il presidente di Confesercenti Nico Gronchi. “Il protrarsi delle tensioni internazionali, e quindi di una fase di elevata volatilità dei prezzi energetici, non può purtroppo essere escluso. I livelli raggiunti oggi alla pompa da benzina e gasolio rischiano già di penalizzare la stagione turistica di settembre e, soprattutto, di trasferirsi sull’intera economia, alimentando nuove pressioni inflazionistiche – un fronte cui fare particolare attenzione questo autunno. Per questo serve un intervento mirato e strutturale sulla fiscalità di carburanti ed energia, capace di attenuare gli shock e di evitare che i rincari si propaghino a catena su imprese, famiglie e consumi”.