Stima delle vittime accertate e criticità nella mappatura dei dispersi

Di Liliana Comandé

Ormai le abbiamo viste tutti le terribili immagini dell’immensa frana che spazzava via ogni cosa che trovava sul suo cammino: ponti, case, persone. Un imponente disastro idrogeologico ha investito la fascia montuosa di confine tra il Nepal e il versante cino-tibetano. L’impeto improvviso dei corsi d’acqua ha scaricato a valle un’imponente colata di fango, detriti e macigni, travolgendo gli abitati a ridosso del valico di frontiera, snodi doganali, ponti e centinaia di abitazioni. La catastrofe ha sorpreso residenti, lavoratori delle infrastrutture idroelettriche e numerosi viaggiatori impegnati nei percorsi di trekking e religiosi.

Le rilevazioni sismiche e le analisi da satellite hanno escluso la pista di un terremoto locale: la tragedia è stata causata dal drastico distacco di un blocco glaciale ad alta quota e dalla conseguente frana di roccia e ghiaccio. Il materiale crollato ha sbarrato temporaneamente i torrenti montani. Il successivo e rapido cedimento di questo bacino naturale ha liberato verso valle un’impetuosa e distruttiva e inarrestabile ondata di piena . Gli esperti mantengono altissima l’attenzione: l’accumulo di detriti continua infatti a ostruire parzialmente i corsi d’acqua a monte, con il concreto rischio di nuovi sbarramenti e ulteriori piene.

Il bilancio dei soccorsi è drammatico e il conteggio resta provvisorio e complesso a causa dell’inaccessibilità dei luoghi e dei collegamenti interrotti.

Al momento le vittime accertate risultano  360 perché questo è il numero dei corpi recuperati finora dalle autorità dei due lati del confine .

I dispersi superano quota 1.300 e tra loro figurano abitanti dei villaggi spazzati via, lavoratori locali, agenti di guardia al confine e centinaia di escursionisti stranieri.

La situazione dei cittadini italiani

Tra le persone coinvolte nell’area si registra anche la presenza di nostri connazionali. Dei circa 130 italiani tracciati nella regione, la grande maggioranza è stata rintracciata o messa in salvo grazie all’intervento dei soccorsi. Risultano tuttavia ancora 3 cittadini italiani ufficialmente dispersi, tra cui il cinquantenne ligure Marco Ratto, i cui contatti si sono interrotti proprio presso il valico di confine durante il passaggio tra Nepal e Tibet. L’Unità di Crisi del Ministero degli Esteri segue costantemente le ricerche sul campo in stretto contatto con le autorità locali.

In questo momento di profonda angoscia, ci stringiamo con sincera empatia e vicinanza attorno alle popolazioni nepalesi e tibetane duramente colpite, rivolgendo il nostro pensiero più partecipe ai familiari delle vittime e a chi vive ore di trepidante attesa per la sorte dei propri cari ancora dispersi.