Davos: il ministro Bartlett propone il “Tourism 3.0” e un fondo globale da 10 miliardi di dollari contro le crisi climatiche ed economiche
La misura del successo di una meta turistica non può più limitarsi al semplice conteggio degli arrivi ai varchi d’imbarco. Con questa visione, la Giamaica ha presentato a Davos la sua strategia per il futuro dell’ospitalità internazionale, ribattezzata “Tourism 3.0”. Il ministro del Turismo Edmund Bartlett ha illustrato una filosofia che intende mettere il benessere della popolazione locale e lo sviluppo economico diffuso al centro di ogni scelta strategica.
L’evoluzione dell’offerta turistica giamaicana ha attraversato diverse stagioni: dopo una prima fase focalizzata sull’accreditamento internazionale del Paese (Tourism 1.0) e una seconda tappa incentrata sul consolidamento e l’espansione dei flussi (Tourism 2.0), la nuova era del Tourism 3.0 mira a trasformare l’intero comparto in una leva di prosperità equa.
Il piano poggia su quattro pilastri fondamentali:
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Tutele per gli addetti ai lavori: garantire serenità economica a chi opera nel settore, come dimostra l’introduzione del piano previdenziale Tourism Workers Pension Scheme avviato nel 2022.
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Integrazione dei prodotti a km zero: creare un ponte diretto tra l’agricoltura dell’isola e le grandi catene alberghiere o le compagnie da crociera. Un modello virtuoso che, grazie alla piattaforma digitale ALEX, ha permesso di commercializzare prodotti locali per un valore pari a 450 milioni di dollari giamaicani nel solo 2024.
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Sostegno alle micro e piccole imprese: stimolare l’imprenditoria del posto attraverso programmi di incubazione e iniziative per valorizzare le filiere locali.
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Ricadute dirette sui territori: assicurare che i proventi generati dai flussi di visitatori portino benefici tangibili alle comunità che li ospitano.

Per supportare concretamente questa trasformazione, l’isola ha già formato oltre 25.000 professionisti tramite il Jamaica Centre of Tourism Innovation e promosso studi sulla gestione delle emergenze attraverso il Global Tourism Resilience and Crisis Management Centre, attivo dal 2019 presso la University of the West Indies.
L’aspetto più ambizioso della proposta giamaicana riguarda la richiesta di istituire un Global Tourism Resilience Fund. Il fondo, da dotare di una riserva di 10 miliardi di dollari, nasce per tutelare i piccoli Stati insulari e le nazioni le cui economie dipendono strettamente dai flussi turistici.
La struttura del fondo prevede risorse destinate a tre aree critiche: la realizzazione di infrastrutture a prova di eventi estremi, l’erogazione di aiuti immediati nei momenti di emergenza e il sostegno finanziario per i progetti di ricostruzione nel lungo periodo. L’obiettivo dichiarato dal ministro Bartlett è raccogliere il sostegno del World Economic Forum per costruire una coalizione globale in vista degli appuntamenti istituzionali del 2027.
La validità del modello trova conferma nei dati recenti del comparto turistico giamaicano. Nel corso del 2025, l’isola ha accolto 3,7 milioni di viaggiatori (di cui 2,6 milioni con soggiorno stanziale e 1,1 milioni giunti a bordo delle navi da crociera), generando un indotto lordo stimato in circa 4 miliardi di dollari statunitensi.
