Di Antonella Pino D’Astore

Il viaggio è lungo ma confortevole a bordo dell’aereo della LAN, e finalmente, tra le Ande e l’Oceano Pacifico, ecco la terra dei poeti: Isabel Allende, Francisco Coloane, Luis Sepulveda, Marcela Serrano, Gabriella Mistral, la prima donna latino-americana a vincere il premio Nobel per la letteratura nel 1945, seguita dal celebre Paolo Neruda nel 1971. Un paese che ha tanto sofferto, schiacciato dalla dittatura di Pinochet; un paese che si risolleva e si riscatta senza mai dimenticare il sacrificio della sua gente, nel nome della libertà. Gente che ha commosso, stupito e sorpreso con l’arte, la stessa che si respira a La Chascona a Santiago, a La Sebastiana a Valparaiso, a La Casa de Isla Negra, le dimore del vate cileno ora trasformate in musei gestiti dalla Fondazione Neruda.

Come non ricordare che lo stesso Pablo Neruda, durante una perquisizione ordinata dal generale golpista, avrebbe detto ai militari: “ Guardatevi in giro, c’è un solo pericolo per voi qui: la poesia”.

 

Santiago, colline metropolitane

Con lo sfondo rosa delle Ande, tra cui svetta il monte San CristobàI, i grattacieli a vetrate che come diamanti sfaccettati riflettono l’azzurro cielo terso, il modo migliore per festeggiare il benvenuto nella capitale cilena è brindare con un buon bicchiere di Piscos Sou, un aperitivo a base di grappa locale. Subito inizia il trionfo della cucina cilena, un’armonia di colori e sapori indimenticabili. In Cile si mangia veramente bene; anche nei localini più modesti, con i prezzi più che abbordabili, il palato è soddisfatto. L’autunno è ancora caldo e colora di giallo e rosso intenso le chiome dei Platani Orientali, giornate ideali per una passeggiata su per El Cerro San Cristobàl o su per El Cerro Santa Lucia, rispettivamente 900 e 629 metri sopra il livello del mare. Dall’alto del Panorama Bellavista si può ancora intravedere, nella prevalenza delle case basse, il passato coloniale; ma il centro con i suoi edifici alti e i sobborghi residenziali, presentano una capitale dinamica, tutta protesa nel futuro. La sera, le antiche comunità dei Mapuche s’impossessano nuovamente della città: lungo le rive del Mapocho, s’improvvisano bancarelle con prodotti artigianali, e artisti di strada inscenano variopinti spettacoli. Ottimi musicisti, tra ritmi andini, rock e jazz animano i piccoli locali, dove i turisti e i giovani cileni socializzano e tirano fino all’alba.

 

Il deserto di Atacama: il miraggio che non c’è

Con una comoda connessione della rete interna operata della LAN si parte per Calama, centro minerario nella regione di Antofagasta, 1500 km più a nord di Santiago. Strade polverose, case tutte uguali, eppure si rimane affascinati da un’atmosfera irreale, a due passi dal deserto più secco del mondo, dove è impossibile qualsiasi forma di vita. Da un deserto ti aspetti un miraggio: ma in questa regione remota del mondo curiosamente, è impossibile questo effetto ottico perché non esistono pozze d’acqua da replicare e percepire a distanze più ravvicinare. L’assenza totale d’inquinamento atmosferico, l’assenza di nuvole, ha permesso ai tecnici della California di svolgere gli esperimenti per le spedizioni degli astronauti. Il silenzio è il protagonista nella Valle della Luna, mentre le rocce scolpite e i precipizi si sono prestati a set cinematografici che raccontavano di universi sconosciuti e misteriosi. Tutto sembra fermo ed eterno, eppure in lontananza, le montagne dalle forme coniche ricordano la frenetica attività del ventre della terra: vulcani che sonnecchiano e che regalano paesaggi mozzafiato, con le cime che incredibilmente s’imbiancano come ricoperte da soffice panna montata. Colori decisi che si riflettono nelle acque ferme dei laghi vulcanici e nelle lagune popolate da placidi fenicotteri. Al tramonto un pittore regala tele d’incomparabile bellezza: il sole si esprime con tutte le gradazioni del rosso, dell’arancio, del viola, dell’indaco. E come non brindare a questo capolavoro della natura? Salutare il tramonto con ottimo vino cileno è un rito che si onora ogni giorno. Poi entra in scena l’amica che da sempre ispira romanticismo e mistero: la luna illumina di bagliori argentei le rocce scolpite dal vento, cesellate come merletti e trine. Lasciato il deserto a sera inoltrata, come incantati dal pifferaio magico, nei vicoletti di San Pedro de Atacama s’inseguono le note dalla zampogna e della quena, il piffero con una sola canna. Gente pacifica e spontanea a San Pedro, libera dallo stress, dalla vita codificata e delle relazioni interpersonali più formali. Nel villaggio, le dolci melodie dei musicisti avvolgono le casette tutte basse e in argilla. Poche auto circolano sulle strade non asfaltate, e la gente locale si mescola ai visitatori, molti sono i giovani; si approda in uno dei tanti localini, dove con poco più di 6000 pesos si mangia un ottimo pollo aromatizzato al curry, e non solo. Quasi dispiace che la notte di San Pedro sfumi lentamente verso l’alba: sotto un cielo stellatissimo, illuminati dalla fioca luce delle lampade a olio, vegliati dalla Croce del Sud, si scambiano quattro chiacchiere, mentre la delicata musica andina lentamente lascia il posto al silenzio cosmico del deserto.

 

Puerto Montt: dove tutto finisce o dove tutto comincia?

Sepulveda in Patagonia Express narrava di una terra di confine: Puerto Montt segnava la fine della certezza e l’inizio della Patagonia, l’estremo sud del mondo. Piove per 240 giorni l’anno ma questo non impedisce al viaggiatore di scatenare la curiosità e l’immaginazione, mentre ci si chiede come si vive, si ama, si mangia, si beve lì, dove la terra finisce. La mitologia Chiloè, e prima ancora quella Mapuche, riconosce nello scontro tra due divinità, Terra e Fertilità, il momento e la forza originaria dalla quale prese forma la regione patagonica. Un abbraccio inestricabile tra terra e acqua ha ispirato Francisco Coloane, giornalista, narratore, avventuriero nato nel 1917 nella città patagonica di Quemchi. Uno sguardo all’atlante dice che siamo nel 41° parallelo australe, la stessa posizione di New York e Barcellona nell’emisfero boreale, eppure i fiordi, i coni innevati, la nebbia che avvolge e infittisce di mistero, fanno pensare di più a un paesaggio scandinavo. E l’avventura inizia a bordo di un traghetto della linea andina che lentamente risale il Rio Petrohuè, 36 km attraverso i fiordi, e nel punto più stretto, solo 360 metri separano il Cile dall’Argentina. La navigazione è lenta ma permette di osservare il paesaggio mozzafiato: mirti, olmi, salici, felci rivestono ben quattro parchi nazionali, abitati da circa 200 famiglie, produttori di profumatissimo miele, o pescatori dediti alla pesca di salmoni, un prodotto di altissima qualità, esportato in Giappone, Messico, Sud America, Nord America e Cina. Nelle foreste, lungo le cascate e i fiumi, i visitatori possono praticare kajak, rafting, trekking, pesca sportiva; possono dedicarsi all’agriturismo, ecoturismo, passeggiate a cavallo. All’orizzonte i vulcani Osorno, Calbuco, Puntiagudo sono avvolti dalle nubi e dalla nebbia che creano strani giochi argentei. I raggi del sole riescono finalmente a fare capolino e le acque del fiume s’illuminano di color smeraldo, ma questo è il risultato della luce riflessa dai minerali depositati sul fondale. Per gli indigeni Mapuche il nome Petrohuè significava Luogo del Fumo: i vulcani, tuttora in attività, hanno segnato le caratteristiche orografiche del paesaggio con le loro frequenti eruzioni. I cileni hanno imparato a convivere con le forze della natura: la Placca di Nazca spinge contro la Placca del Sudamerica e tale movimento tellurico ha provocato nel 1960 un terremoto di 9.5° della scala Ricther. Al rientro a Puerto Montt c’è una tappa obbligatoria: il Mercato del Pesce e dei Crostacei. I pescatori rientrano dalle battute di pesca con i loro preziosi e succulenti bottini, mentre nel porticciolo buffi leoni marini si lasciano fotografare continuando nelle loro performance acquatiche. Inutile dire quanto la vista, l’olfatto, il palato possano essere gratificati da una tavola imbandita con cozze giganti, gamberoni, granchi, salmone. Fa piuttosto freddo, ma un camino acceso fa subito calore e amicizia: i vecchi Mapuche fumano e sorseggiano vino, mentre nostalgicamente raccontano della loro terra natia confiscata dai colonizzatori d’oltre oceano. Puerto Montt, Puerto Varas, Frutillar: città deliziose, dall’elegante architettura occidentale, ma “occupate” dagli immigrati europei, tedeschi soprattutto, che dopo la seconda guerra mondiale si sono appropriati di questi territori, usurpando i diritti alle comunità locali di Mapuche.

 

Valparaiso: un museo a cielo aperto

A pochi km da Santiago c’è Valparaiso, un’esplosione di arte e colori. Le case multicolori sono le opere d’arte dei pescatori: una volta dipinte le proprie barche, si utilizzava la pittura avanzata per decorare le proprie abitazioni. Così una passeggiata per le viuzze di Valparaiso fa rimanere a bocca aperta e con il naso per aria: ovunque c’è un murales, una scultura, un balconcino da ammirare. Gli alberghi sono tutti un gioiello: gli antichi palazzi coloniali sono rimasti intatti e tutti offrono terrazze incredibili con una meravigliosa vista sul porto. Valparaiso si abbarbica sulle colline a ridosso del mare e per questo è frequente l’uso di ascensori funicolari, un po’ datati ma tanto romantici e piuttosto lenti, tanto che, durante il trasferimento, è possibile immortalare la città scattando foto da ogni angolazione. Con sorpresa si scopre che nei ristoranti si utilizzano e si valorizzano gli ingredienti dell’antica cucina cilena, come le deliziose pietanze a base di Mote, un tipo di mais dai chicchi più grandi e bianchi. Amalia vende per strada le Sopa Pillas e ci racconta che queste focaccine si usano in campagna, al posto del pane, nei giorni di pioggia. Ma l’olfatto ancora una volta è sollecitato e attratto dal profumo del Cordero al Palo, un pezzo di carne cotto alla brace. L’arte, la poesia, i colori, i sapori si amalgamano perfettamente in questa ridente cittadina, che ha incantato anche Pablo Neruda. La Sebastiana è stata la sua dimora e oggi, tra le ortensie e le bouganville dai mille colori, ogni visitatore lascia un pezzo di cuore, come tributo per questa bella e indimenticabile esperienza in Cile.

 

Nuovi traguardi per LAN Airlines

Nata come alleanza tra LAN Cile, LAN Perù e LAN Argentina, nel 2005 la compagnia di bandiera cilena diventa LAN Airlines. Nel 2007 la flotta è incrementata di 32 Boeing 767, con un investimento totale di 3.200 milioni di dollari. In ottanta anni di ottimo servizio LAN si è conquistata la leadership per le tratte intercontinentali dal Sudamerica, ma anche per le tratte domestiche in Cile, Perù e Argentina. Nel 2009 è stata eletta miglior compagnia aerea del Sudamerica ed ha conquistato il premio “Top Operator 2009” della flotta A319 nel mondo. Per sedici anni consecutivi LAN ha registrato risultati positivi; l’unica flessione di 3.2 punti percentuali è riconducibile al terremoto di Febbraio. Il vettore cileno tuttavia non ha arrestato la scalata verso il successo, segnando sempre nuovi traguardi. I passeggeri trasportati sono tredici milioni l’anno, grazie a 177 voli il giorno e sessanta destinazioni raggiunte in diciassette paesi. Da Aprile 2009 sono operative le tratte domestiche in Ecuador, mentre sono tredici i collegamenti in Argentina, quindici in Cile e quattordici in Perù. LAN ha stretto alleanze con vari vettori tra cui Iberia per le connessioni dalle principali città italiane. Da settembre il vettore cileno sarà operativo sulla rotta Madrid-Parigi con tre voli settimanali, che si aggiungono al volo giornaliero Francoforte-Madrid, al volo giornaliero e notturno Madrid-Santiago del Cile, al volo, sempre giornaliero e notturno, Madrid-Guayaquil-Quito. Inoltre, dal sedici settembre, la rotta Guayaquil-Quito si allunga fino alle Isole Galapagos. Grazie alla formula Sudamerica Air Pass, chi vola con LAN o Iberia ha diritto a tariffe agevolate e viaggi personalizzati in cinquanta destinazioni dell’America Latina. La flotta conta ottantasei vettori passeggeri e undici cargo; sono previsti nuovi acquisti di Airbus A320, vettori a bassa emissione di CO2. Tra il 2013 e il 2018, il vettore cileno si arricchirà di Boeing 787-8 e Boeing 787-9, che opereranno su lungo raggio. Da circa un anno e mezzo, sui voli intercontinentali, la classe di configurazione Premium Business ha sostituito la prima classe: puntualità dell’87.9%, servizio di bordo eccellente, lettini reclinabili fino a 180°, catering con le migliori proposte culinarie e vini selezionati cileni. Dall’Italia si muove soprattutto il traffico etnico verso Ecuador e Perù; verso il Cile tiene bene il traffico leisure, oltre a quello etnico. Lima si avvia a diventare il secondo hub LAN Airlines per l’America Latina, utile per le connessioni con l’Isola di Pasqua. I collegamenti per la mitica Rapa Nui sono giornalieri ma tre volte la settimana il volo LAN prosegue per Papeete. Da due anni ormai, il vettore cileno ha adottato una politica di tariffe più basse, e promozioni per la bassa stagione. Molto interessante il ponte aereo tra Santiago e Buenos Aires operato da LAN: partendo dalla capitale cilena si raggiunge l’Argentina per poi proseguire al nord, verso Rosario. Proposte interessanti accolte anche da grandi T.O. che collaborano con LAN, come Hotelplan, Mistral, Tucano. Con i valori dell’efficienza, della sicurezza, dell’innovazione, dell’assistenza e del calore a bordo, LAN si avvia decisamente verso la conquista dell’obiettivo di essere una delle dieci migliori linee aeree nel mondo.

Antonella Pino d’Astore