La bellissima mostra è a  cura di Manuel Carrera, Davide Dotti, Anna Villari

L’esposizione si focalizza sui primi quindici anni del Novecento, quando nuovi linguaggi e inedite sensibilità si impongono nel panorama culturale europeo e italiano, influenzando la pittura, la scultura, la grafica pubblicitaria, la moda, la fotografia e le arti applicate.

 

La mostra presenta oltre 100 capolavori tra dipinti di Vittorio Matteo Corcos, Gaetano Previati, Plinio Nomellini, Ettore Tito, Amedeo Bocchi, Cesare Tallone, sculture di Edoardo Rubino, Leonardo Bistolfi e Liberto Andreotti, affiches di Giovanni Battista Carpanetto, Leonardo Dudovich, Leopoldo Metlicovitz, ceramiche di Galileo Chini, mobili di Eugenio Quarti, fotografie d’epoca e spezzoni cinematografici.

Tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, tra gli ambienti artistici internazionali, inizia a diffondersi il Liberty, una tendenza stilistica che influenza diversi ambiti creativi e produttivi: pittura, scultura, architettura, grafica, moda, fotografia, arti applicate e perfino il nascente mondo del cinema.

Al Liberty, Palazzo Martinengo a Brescia dedica un’ampia retrospettiva in programma dal 24 gennaio al 14 giugno 2026, che porterà il visitatore a immergersi nei temi e nelle atmosfere di un’epoca di profondi cambiamenti, tanto nell’arte quanto nella società.

 

L’esposizione, curata da Manuel Carrera, Davide Dotti, Anna Villari, organizzata dall’Associazione Amici di Palazzo Martinengo, col patrocinio della Provincia di Brescia, del Comune di Brescia e della Fondazione Provincia di Brescia Eventi, s’inserisce nel filone d’indagine, promosso dall’Associazione Amici di Palazzo Martinengo, sulle espressioni artistiche fiorite a cavallo dei secoli XIX e XX e prosegue cronologicamente il percorso intrapreso lo scorso anno con la fortunata rassegna dedicata alla Belle Époque, visitata da oltre 75.000 persone

 

La mostra presenta oltre cento capolavori, provenienti da prestigiose collezioni private e da importanti istituzioni museali quali la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, la Galleria Nazionale di Parma e i Musei Civici di Udine, che introducono il pubblico in un momento cruciale della storia culturale italiana, ovvero quello di un Paese che, alle soglie del XX secolo, cerca di elaborare un linguaggio artistico svincolato dalla tradizione, autonomo e insieme aggiornato sulle novità internazionali.

 

La scelta delle opere esposte in Palazzo Martinengo tiene conto anche della partecipazione degli artisti alle grandi esposizioni tenutesi in Italia tra la fine del XIX e i primi due decenni del XX secolo: dalle prime Biennali di Venezia all’Esposizione Internazionale d’Arte Decorativa Moderna di Torino del 1902; dall’Esposizione Nazionale di Belle Arti di Milano del 1906 fino alla Esposizione Internazionale di Roma del 1911 che celebra i cinquant’anni dall’Unità d’Italia. Si avrà così la possibilità di rileggere importanti opere dell’arte italiana attraverso una prospettiva inedita, e al contempo di riportare alla luce opere meno o affatto note al pubblico e in qualche caso del tutto inedite.

Il Liberty si configura come un laboratorio complesso, in un momento in cui convivono aspirazioni allo sviluppo industriale, utopie estetiche e un profondo legame con la tradizione artigianale. È lo stile di un Paese giovane, ancora in cerca di un’identità unitaria. Gli artisti italiani, tra acceso entusiasmo per la modernità e riscoperta di pratiche artigianali, si spingono a confrontarsi e ad adattare al clima culturale del nostro paese, le novità che giungono dall’estero.

All’Art Nouveau della Francia e del Belgio, al Modern Style dell’Inghilterra, allo Jugendstil della Germania, alla Sezession dell’Austria, l’Italia risponde con il cosiddetto Stile nuovo o Stile floreale, caratterizzato da forme sinuose ed eleganti linee serpentine ispirate al mondo naturale, che diventa grande fonte di ispirazione formale.

 

Il Liberty sceglie proprio la natura come interlocutrice privilegiata; le linee vegetali, i fiori, le forme organiche, tuttavia, non costituiscono semplici ornamenti ma risposte all’impatto della modernità, all’avanzare della macchina, alla trasformazione accelerata della vita urbana. È nella bellezza naturale che si cerca un equilibrio possibile tra il progresso e l’armonia, tra la tecnica e la poesia. Questa aspirazione attraversa tutte le discipline: dalla pittura alle arti applicate, dall’architettura al design, alla moda, alla fotografia, alla grafica pubblicitaria, fino al nuovissimo linguaggio cinematografico.

Il percorso espositivo, che supera la tradizionale suddivisione per categorie artistiche a favore di un’organizzazione per argomenti, è articolato in otto sezioni tematiche e approfondisce alcuni motivi chiave del Liberty.

 

Tra questi, centrale è il tema della figura femminile, che diventa allegoria della modernità stessa: sensuale e misteriosa, naturale e artificiale, emancipata o ancora in parte inscritta in ruoli prestabiliti, così come si ritrova nei dipinti di Vittorio Matteo Corcos, Camillo Innocenti, Enrico Lionne, Arturo Noci, Umberto Coromaldi, Ettore Tito, Amedeo Bocchi, Mario Reviglione, Cesare Tallone e altri ancora, e nelle sculture in bronzo e in marmo di Edoardo Rubino, Leonardo Bistolfi, Raffaello Romanelli e Libero Andreotti. Spicca il grande Ritratto della marchesa Edith Oliver Dusmet di Corcos (1911), eccezionalmente concesso in prestito dalla Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini di Roma: un capolavoro in cui si vede l’aristocratica americana, scrittrice, studiosa e amante delle arti, stagliarsi imperiosa e bellissima su uno sfondo con decori Liberty, riccamente ingioiellata e vestita in abito sartoriale dai motivi neorinascimentali.

 

La rassegna si indirizza, inoltre, verso ambiti che costruirono la cultura visiva di quel periodo, mettendo le basi per le evoluzioni successive. È il caso del cinema, il cui linguaggio agli albori si rivela subito dirompente nel panorama delle arti visive; le proiezioni di spezzoni di film come Ma l’amor mio non muore! (1913) o Marcia nuziale (1915) danno la spinta a un approfondimento sul fenomeno del divismo, qui rappresentato da Lyda Borelli, vera icona del primo Novecento, capace di influenzare l’immaginario collettivo di una intera generazione di giovani donne, la cui figura divenne rapidamente riconoscibile e popolare, grazie anche agli scatti di Emilio Sommariva o al ritratto di Aroldo Bonzagni o alle caricature pubblicate sulle riviste dell’epoca.

 

L’itinerario all’interno del Liberty tocca altri aspetti, come quello della fotografia, arte allora emergente, sperimentale e a sua volta in dialogo con il cinema e con la pittura, con scatti originali di Mario Nunes Vais, Emilio Sommariva, Guido Rey, Gustavo Bonaventura, o di una dilettante esperta e raffinata come la Principessa Anna Maria Borghese. O come quello della moda, specchio di una società in trasformazione, che attraverso l’abito mette in mostra sé stessa, ma che allora era anche in stretto dialogo con altre esperienze creative e artistiche; per l’occasione viene esposta una selezione di abiti femminili realizzati negli atelier più famosi dell’epoca.

 

La mostra, quindi, esplora altri territori, come quello della pubblicità con una serie di affiche che promuovevano grandi magazzini di moda, liquori, giornali, spettacoli teatrali e località turistiche, disegnati da artisti come Giovanni Battista Carpanetto, Marcello Dudovich, Leopoldo Metlicovitz, Aleardo Terzi, Achille Luciano Mauzan, e delle arti applicate, con le raffinatissime ceramiche artistiche dai decori ispirati alla natura, nate dalle geniali mani di Galileo Chini e con i preziosi arredi, creati dall’ebanista milanese Eugenio Quarti.

 

Catalogo Silvana Editoriale.

 

Anche quest’anno, l’Associazione Amici di Palazzo Martinengo e Fondazione AIRC rinnovano la loro collaborazione che li vede unire le forze con l’obiettivo di rendere il cancro sempre più curabile. Gli organizzatori della rassegna bresciana confermano il loro sostegno alla ricerca oncologica targata AIRC devolvendo l’1% del ricavato della biglietteria ai migliori progetti per la prevenzione, la diagnosi e la cura del cancro.

 

 

 

 

LIBERTY

L’arte nell’Italia moderna

Brescia, Palazzo Martinengo (via dei Musei 30)

24 gennaio – 14 giugno 2026

 

A cura di Manuel Carrera, Davide Dotti, Anna Villari

 

Orari di apertura

mercoledì, giovedì e venerdì, dalle 9.00 alle 17.00;

sabato, domenica e festivi, dalle 10.00 alle 20.00

lunedì e martedì chiuso

La biglietteria chiude un’ora prima dell’orario di chiusura della mostra

 

Aperture straordinarie:

domenica 5 aprile (Pasqua); lunedì 6 aprile (Pasquetta); 25 aprile; 1° maggio; 1° giugno; 2 giugno.

 

 

Biglietti (audioguida inclusa):

Intero €15,00;

Ridotto €13,00 (gruppi superiori alle 15 unità, minori di 25 e maggiori di 70 anni, studenti universitari, soci Touring Club con tessera, soci FAI con tessera, clienti e soci BCC Brescia, insegnanti, persone con disabilità);

Ridotto scuole €6,00;

Ridotto speciale famiglia €38,00 (valido per l’ingresso di 2 adulti e fino a 2 bambini, fino ai 14 anni oppure per 1 adulto e fino a 3 bambini, fino ai 14 anni)

Gratuito minori di 6 anni, un accompagnatore per disabile, giornalisti con tesserino, guide turistiche, due insegnanti per scolaresca, un accompagnatore per gruppo di adulti.

 

Visite guidate gruppi (min 15 – max 25 persone)

€85,00 per gruppi di adulti;

€45,00 per le scuole

La prenotazione è obbligatoria per tutte le tipologie di visita guidata; T. 392.7697003 – gruppi@amicimartinengo.it

 

Sito internet: www.mostraliberty.com

 

Informazioni: mostre@amicimartinengo.it | T. 392.7697003

 

Prenotazioni scuole e gruppi: gruppi@amicimartinengo.it | T. 392.7697003

 

FB  Amici Palazzo Martinengo

IG @amicimartinengo