E SE NO PERCHÉ E COME È POSSIBILE CHE NON LE CHIEDA IL NOSTRO GOVERNO?

Di Liliana Comandé

La questione delle tasse pagate dalle grandi OTA (Online Travel Agencies come Booking.com, Airbnb o Expedia) in Italia è un tema caldo che ha visto una rivoluzione proprio negli ultimi anni.

Innanzitutto bisogna distinguere quelle che pagano per conto dei proprietari, quelle che pagano sui loro servizi e quelle che (non) pagano sui loro profitti totali.

COSA PAGANO “PER NOI” (LA RITENUTA FISCALE)

Fino a poco tempo fa, le piattaforme si rifiutavano di fare da “esattori” per conto dello Stato. Oggi la situazione è cambiata:

Cedolare Secca (21%). Dal 2024 (e con pieno vigore in questo 2026), piattaforme come Airbnb e Booking operano come sostituti d’imposta. Se incassano il pagamento per un affitto breve, trattengono il 21% e lo versano direttamente all’Agenzia delle Entrate.

Airbnb nel 2023 ha chiuso un contenzioso storico versando all’Italia 576 milioni di euro per le tasse non riscosse tra il 2017 e il 2021.

COSA PAGANO SUI LORO RICAVI (LA WEB TAX)

Poiché queste aziende spesso non hanno una sede fisica “tradizionale” in Italia, il governo ha introdotto la Digital Services Tax (Web Tax) che è un’imposta del 3% sui ricavi ottenuti da servizi digitali (pubblicità, intermediazione, vendita dati).

Proprio da quest’anno, però, sono state eliminate le soglie minime di fatturato che prima proteggevano molte aziende. Ora quasi tutti i soggetti digitali che operano in Italia devono pagarla.

COSA (SPESSO) NON PAGANO: IRES E IRAP

E qui sta il “trucco”. Molte OTA dichiarano i propri profitti in paesi con tassazione agevolata, come Irlanda o Paesi Bassi.

Il motivo è tecnico, si avvalgono infatti del concetto di “Stabile Organizzazione”. Sostengono di non avere uffici o sedi decisionali in Italia che giustifichino il pagamento delle imposte sui profitti (IRES) qui. Per loro, l’Italia è solo un mercato di “marketing” o “supporto”.

Come è possibile che sia così? Ecco la risposta: le leggi internazionali sul commercio sono state scritte prima di internet. Per decenni si è pensato che per tassare un’azienda servisse un ufficio fisico con un direttore.

Le OTA invece operano tramite algoritmi e server situati altrove.

Perché il Governo non gliele chiede?

In realtà, gliele chiede eccome, ma è una battaglia legale e diplomatica piuttosto complessa

L’Agenzia delle Entrate apre continuamente accertamenti per dimostrare che queste aziende hanno una “stabile organizzazione occulta” in Italia. Spesso si finisce con transazioni milionarie (accordi) piuttosto che con sentenze.

L’Italia non può agire da sola senza rischiare ritorsioni commerciali. Per questo si punta sugli accordi OECD (Pillar 1 e 2). Dal 1° gennaio 2026, è entrata a pieno regime la Global Minimum Tax al 15%: se una multinazionale paga meno del 15% in un paradiso fiscale, l’Italia può tassare la differenza per la quota di affari prodotta qui.

Però esiste il rischio di ritorsioni. Se l’Italia tassasse “troppo” o in modo unilaterale le aziende USA (come Expedia), il governo americano potrebbe rispondere con dazi su prodotti italiani (vino, formaggi, moda), anche se Trump non ha guardato in faccia nessuno e lo ha fatto tranquillamente.

Dunque, sembra che sia un equilibrio delicato e bisogna procedere con i piedi di piombo.

In sintesi: le OTA oggi pagano molto di più rispetto a 5 anni fa (soprattutto IVA e ritenute sugli affitti), ma continuano a ottimizzare i loro profitti globali spostandoli dove le tasse sono più basse, sfruttando buchi normativi che i governi stanno cercando di chiudere con riforme globali come quella entrata in vigore proprio quest’anno.

Ma in realtà, quanto hanno guadagnato nel 2025 le OTA vendendo al mercato italiano?

Ottenere cifre precise per il solo mercato italiano è sempre una sfida, poiché i colossi multinazionali tendono a pubblicare bilanci aggregati a livello globale o regionale (EMEA). Tuttavia, incrociando i report finanziari del 2025 e le analisi di settore locali, ecco i dati più aggiornati:

Booking Holdings (Booking.com)

A livello globale, Booking rimane il leader indiscusso.

Fatturato Globale 2025: circa 26,9 miliardi di dollari

Stima Italia: sebbene non dichiarino il dato esatto per l’Italia, il nostro Paese rappresenta uno dei loro mercati “top” in Europa. Considerando il volume delle prenotazioni digitali in Italia, si stima che Booking gestisca transazioni per un valore superiore ai 10-12 miliardi di euro sul solo suolo italiano, trattenendo commissioni che oscillano tra il 15% e il 20%.

 

Airbnb

Airbnb ha registrato una crescita record in Italia nel 2025, trainata dalla forte domanda di affitti brevi nelle città d’arte.

Fatturato Globale 2025: 12,2 miliardi di dollari

Focus Italia: secondo le analisi di settore, il volume d’affari generato da Airbnb in Italia si è avvicinato ai 9 miliardi di euro nel 2025 (considerando il transato totale tra host e piattaforma). Questo dato è triplicato negli ultimi sette anni, confermando l’Italia come uno dei mercati più redditizi al mondo per la compagnia di San Francisco.

 

Expedia Group

Expedia ha mostrato segnali di forte ripresa, puntando molto sul segmento B2B (collaborazioni con agenzie e banche).

Fatturato Globale 2025: Circa 14,7 miliardi di dollari

Situazione in Italia: Expedia mantiene una posizione solida, specialmente per i turisti provenienti dal Nord America che visitano l’Italia. Anche se i volumi sono inferiori a quelli di Booking, la crescita del segmento B2B in Italia è stata superiore al 20% nell’ultimo anno.

 

Riepilogo Performance 2025 (Dati Globali)

Azienda Fatturato 2025 Crescita YoY Utile Netto
Booking Holdings $ 26,9 Mld +13,5% $ 5,4 Mld
Expedia Group $ 14,7 Mld +7,6% $ 1,2 Mld (est.)
Airbnb $ 12,2 Mld +10,3% $ 2,5 Mld

 

Perché questi numeri sono così alti in Italia?

L’effetto inflazione: l’aumento del costo medio delle camere ha gonfiato i ricavi delle piattaforme che guadagnano in percentuale.

Digitalizzazione:sempre più italiani e stranieri prenotano tramite app, riducendo la quota delle prenotazioni dirette offline.

Affitti brevi: nonostante le nuove normative (come il CIN e l’aumento della cedolare secca al 26%), il mercato degli appartamenti turistici non ha mostrato segni di cedimento nel 2025.

In conclusione, nel 2025 il mercato delle OTA (Online Travel Agencies) e del turismo digitale in Italia ha confermato il suo ruolo centrale, pur entrando in una fase di “maturità” caratterizzata da una crescita più contenuta rispetto ai balzi post-pandemia.

Comunque, alla fine, continuano a dominare la distribuzione, specialmente nel settore extra-alberghiero (case vacanza, B&B), dove la loro incidenza è in costante rafforzamento.