Alla scoperta di un mondo sospeso tra grattacieli moderni, tradizioni speziate e l’ultimo paradiso dei primati

Di Liliana Comandé

C’è una terra nel cuore del sud-est asiatico dove la bellezza non conosce confini e la natura sembra essersi sbizzarrita nel creare scenari di una varietà sconvolgente. È la Malesia, un mosaico di oltre 330 mila chilometri quadrati dove montagne austere, fiumi leggendari e isole tropicali idilliache si fondono in un abbraccio senza tempo. Qui, il concetto di “mistero” è ancora vivo, protetto da foreste pluviali che ospitano specie animali e vegetali uniche al mondo.

Un Melting Pot di culture e storia

Per secoli, queste coste sono state il miraggio di mercanti, viaggiatori e colonizzatori. Dalle navi arabe in sambuco ai giunchi cinesi, fino ai galeoni europei, tutti hanno cercato le “favolose ricchezze” di questa regione. Oggi, quel passato vive in un presente armonioso: un incredibile melting-pot dove malesi, cinesi, indiani e tribù nomadi condividono spazi e tradizioni. È una mescolanza affascinante, dove la modernità delle “tigri economiche” convive con la semplicità dei pescatori e l’orgoglio degli artigiani locali.

Il Borneo, l’ultima frontiera del pianeta

Se la penisola malese rappresenta il dinamismo, il Borneo (Malesia Orientale) rimane una delle ultime frontiere selvagge della Terra. Diviso dalla terraferma da 600 chilometri di Mar Cinese Meridionale, il Borneo è il luogo dove i fiumi scorrono ancora attraverso le foreste pluviali più antiche del mondo, immutate da milioni di anni.

Lo Stato di Sabah, la terra sotto il vento

Conosciuta poeticamente come “The land below the wind”, Sabah è una regione di contrasti estremi. La capitale, Kota Kinabalu (KK), è una fiorente città moderna sorta dalle ceneri della seconda guerra mondiale.

Architettura e fede. La Moschea di KK, completata nel 1975, è un capolavoro di architettura islamica contemporanea, mentre il Museo di Stato, costruito a forma di longhouse, custodisce gelosamente l’eredità naturale ed etnica della regione.

L’Incanto marino. A pochi minuti di barca, il Parco Marino di Tunku Abdul Rahman offre barriere coralline spettacolari e spiagge bianchissime dove, tra un tuffo e l’altro, non è raro avvistare varani e scimmie mangiatrici di granchi.

Il Monte Kinabalu. il Tempio di Granito

Domina il paesaggio con i suoi 4101 metri: il Monte Kinabalu. Per la popolazione Kadazan è il “venerato luogo dei morti”, una vetta sacra che incute rispetto. Scalarlo significa attraversare mondi diversi: dalla giungla fitta a foreste ricoperte di muschio avvolte dalle nubi, fino a un plateau di granito nudo che sembra appartenere a un altro pianeta. Per i meno avventurosi, le Poring Hot Springs offrono il brivido di ponti di corda sospesi a 40 metri d’altezza e il relax di vasche sulfuree rigeneranti.

Sandakan, nel regno degli Orang-utan

Nei pressi di Sandakan si vive uno degli incontri più emozionanti che un viaggiatore possa fare: quello con gli Orang-utan. Nella riserva di Sepilok, questi “cugini” dell’uomo vengono riabilitati alla vita selvatica. Osservarli durante il pasto, mentre si muovono con eleganza istrionica tra i rami, è un privilegio raro, considerando che ne restano solo 15.000 esemplari al mondo. A Sandakan, il viaggio prosegue tra i colori del mercato ittico e la spiritualità del tempio buddista Puu Jih Shih, un tripudio di rosso, oro e incenso che domina l’intera baia.

Sarawak: la terra dell’Hornbill

Il Sarawak è lo stato più grande della Malesia, descritto da Charles Darwin come una “lussureggiante serra creata dalla natura”. È un deposito naturale di biodiversità dove i fiumi sono le uniche vere autostrade.

Sibu, situata sul fiume Rajang, Sibu è la porta d’accesso a questo mondo fluviale. La sua pagoda a sette piani, illuminata all’imbrunire, offre una vista malinconica e bellissima sulla vita che scorre lungo le rive.

Le Longhouse. Entrare in una longhouse dei Dayak significa entrare in un condominio orizzontale della giungla. Qui, fino a 30 famiglie condividono il ruai (la galleria comune), dove si lavora, si danza e si accolgono i forestieri con un calore d’altri tempi.

Kuala Lumpur, la metropoli nel cuore della Giungla

Kuala Lumpur (KL), che significa “confluenza fangosa”, è oggi una delle città più avveniristiche del mondo.

Le Torri Petronas. Con i loro 88 piani e 452 metri di altezza, sono il simbolo della Malesia moderna. La loro pianta basata su modelli geometrici islamici rappresenta unità e armonia. Camminare sotto queste cattedrali d’acciaio illuminate di notte è un’esperienza quasi ipnotica.

Tra Storia e Fede. KL conserva gioielli coloniali come il palazzo del Sultano Abdul Samad in stile moresco e la stazione ferroviaria del 1911, che sembra una moschea uscita da un racconto vittoriano.

Natura Urbana. Nel cuore della città, i Lake Gardens offrono un rifugio di pace. Il parco degli uccelli, con i suoi tucani dal becco a corno (hornbill), permette un contatto diretto con la fauna locale in un giardino di 20 ettari.

Chinatown. Per chi cerca l’anima commerciale, Petaling Street è un turbine di merci, profumi di frutta tropicale e artigianato locale, dove il battito della città è più forte che mai.

Malacca 

Lasciarsi alle spalle la modernità di Kuala Lumpur significa imboccare un nastro d’asfalto che taglia in due una distesa infinita di palme da olio. Due ore di viaggio, 150 chilometri sospesi nel verde tropicale, ed eccola apparire: Malacca (Melaka). Non è solo una città; è il cuore pulsante da cui l’intera nazione ha preso il nome, un luogo dove la storia non si studia sui libri, ma si respira nell’aria umida.

A metà del Quattrocento, Malacca era il baricentro del mondo. Qui si incrociavano le rotte delle spezie, i destini dei mercanti e, inevitabilmente, le mire delle grandi potenze europee. Centotrent’anni di dominio portoghese, quasi due secoli di impronta olandese e, infine, il tocco britannico fino all’indipendenza del 1957. Il risultato? Un prodigioso caleidoscopio umano e culturale dove cinesi, indiani, portoghesi e malesi hanno fuso i loro destini, l’arte e le tradizioni.

Malacca si svela come una spontanea rappresentazione teatrale in due momenti precisi, gli unici in cui il caldo e l’umidità asfissiante (che sfiora i 33°C col 90% di umidità) concedono una tregua: il mattino presto e il tramonto.

L’heritage trail a bordo di un trishaw

Il viaggio comincia a bordo di un trishow, un bizzarro ed eccentrico triciclo a pedali addobbato con mille fiori di plastica colorata. Il conducente vi guiderà in una corsa frenetica lungo l’Heritage Trail:

La fiera e decadente fortezza portoghese A Famosa.

La monumentale Fontana della Regina Vittoria, frammento d’eleganza inglese.

La magnifica Chiesa di Cristo, con i suoi storici mattoni rossi olandesi.

Ci si ritrova a fluttuare quasi “pericolosamente” in un labirinto di stradine basse dall’architettura orientale, dove una comunità brulicante è intenta a trasportare mercanzie e inventarsi mille mestieri.

La magia dell’Ora D’Oro

Ma è quando il sole cocente inizia a calare che la città compie il suo miracolo. La luce si fa liquida, calda, e assume la sfumatura dell’oro antico. Scivola dolcemente sui tetti scuri delle vecchie case affacciate sull’ansa del fiume. È un istante di pura poesia, un’immagine tremendamente intensa che dura solo pochi minuti.

Il tempo di scattare un’istantanea nella mente, e la notte inghiotte tutto, accendendo i neon vibranti di una città che non dorme mai.

La notte a Malacca è un’esperienza totalizzante. Ci si perde tra i vicoli affollati di negozietti e ristoranti. È qui che lo shopping diventa un sogno: borse di seta ricamate, eleganti ciabattine in tek, collane in pietra dura, argenti, peltri e mobili vittoriani. Tutto è avvolto da profumi intensi, spezie e rumori che stordiscono.

Un salto in cucina. Il sapore del contrasto

In Malaysia, il concetto di cucina è un’esperienza antropologica. Dimenticate la convivialità lenta all’occidentale, qui mangiare è un bisogno fisiologico vitale, un rito che si ripete molte volte al giorno lungo le strade. La tavola è il punto di incontro di tre anime: cinese, indiana e malay (che fonde le prime due).

Il riso è il re indiscusso. Lo troverete cucinato in centinaia di modi, persino reinterpretato nel dessert sotto forma di gelato con fagioli neri e latte di cocco. Essendo un paese a maggioranza musulmana, l’alcol e il maiale sono una rarità costosa per turisti. La bevanda regina resta l’acqua, o i succhi freschi.

Piatti da non perdere

I sapori sono forti, un cortocircuito continuo tra la dolcezza vellutata del latte di cocco e la piccantezza bruciante delle spezie indiane. Tra le infinite varianti di riso, vi resteranno nel cuore:

Nasi Dagang: cotto nel latte di cocco e servito con tonno al curry.

Nasi Lemak: profumato e arricchito da acciughe, calamari e uova.

Nasi Kerabu: un riso unico, colorato dalle erbe e accompagnato da pesce salato.

Se cercate i sapori della carne, lasciatevi tentare dagli Otak-otak (pesce o carne marinati in spezie dolci e piccanti, avvolti in foglie di banano e grigliati), dall’anatra dell’Itik Tim, dal curry indiano del Kurma o dal tenerissimo pollo tandoori.

Ma i veri colpi di fulmine culinari avvengono nei baracchini sulla strada. Non ripartite senza aver provato l’Air Itam Laksa – spessi spaghetti di riso immersi in una densa e piccante zuppa di pesce – e i deliziosi Keropok, cracker artigianali di pesce o gamberi fritti. Croccanti, saporiti, irresistibili: il profumo profondo di una Malaysia che vi rimarrà dentro per sempre.

Il viaggio finisce a Kuala Lumpur…

La vita notturna di KL, tra jazz club, locali per il karaoke e bistrò all’aperto, è il degno finale di un’avventura che tocca ogni corda dell’animo umano.

L’ultimo saluto di un Paese che custodisce i segreti della preistoria ma corre, con il sorriso, verso il futuro ma che resta dentro di noi con i suoi contrasti e la sua magia.