Nonostante l’instabilità in Medio Oriente, il comparto italiano tiene la posizione, ma cambiano i tempi di programmazione e i flussi internazionali

 

 La meeting industry italiana dà prova di grande resilienza di fronte alle complesse dinamiche geopolitiche globali. Secondo l’ultima indagine flash condotta da Federcongressi&eventi tra le proprie aziende associate, il clima generale del settore congressuale rimane orientato alla fiducia, pur registrando i primi inevitabili segnali di adattamento dettati dalle tensioni in Medio Oriente.

I dati raccolti offrono uno spaccato rassicurante sul fatturato: per ben l’84% degli intervistati l’impatto sul volume d’affari è nullo o del tutto marginale. Inoltre, più della metà degli operatori prevede per il 2026 una stabilità dei ricavi rispetto all’anno precedente, con una quota superiore al 25% che scommette addirittura su una crescita.

Tuttavia, il protrarsi delle tensioni internazionali sta modificando l’assetto operativo della filiera attraverso alcune chiare tendenze:

Pianificazione a breve termine. Si accentua in modo significativo la tendenza a organizzare e confermare gli eventi “sotto data”, riducendo le finestre di prenotazione.

Flessibilità dei calendari. Sebbene il 40% non registri alcuna cancellazione, sale al 18% la percentuale di chi sperimenta il rinvio di appuntamenti già in agenda.

Geografia delle presenze. Si rileva una contrazione dei delegati internazionali (segnalata dal 16% dei rispondenti), con un calo fisiologico proveniente proprio dalle aree mediorientali.

“L’industria dei congressi dimostra ancora una volta una spiccata capacità di reazione e flessibilità in un panorama internazionale incerto”, spiega Gabriella Gentile, Presidente di Federcongressi&eventi. “L’instabilità inizia però a generare effetti concreti sulla pianificazione e sul mercato. Siamo di fronte a un comparto solido, ma che deve muoversi con cautela poiché progressivamente più esposto alle incognite della domanda futura”.