A Roma una straordinaria selezione di opere del maestro dell’astrattismo, in un percorso espositivo impreziosito dal dialogo d’arte e di vita con Gabriele Münter
Di Liliana Comandé
A una settimana dal taglio del nastro dello scorso 15 settembre, la grande mostra dedicata a Vassily Kandinsky sta già animando il panorama culturale di Palazzo Bonaparte. Dopo oltre un quarto di secolo di attesa, la Capitale torna a celebrare l’artista che ha scardinato i canoni della pittura del Novecento, liberando il colore dalla fedeltà alla figura per trasformarlo in pura vibrazione emotiva. L’esposizione, visitabile fino al 14 febbraio 2027, offre al pubblico l’occasione rara di immergersi nella genesi dell’astrattismo.
Il progetto, curato da Angela Lampe e prodotto da Arthemisia in stretta collaborazione con il Centre Pompidou di Parigi, trae forza da una congiuntura eccezionale: la temporanea chiusura per restauri del celebre museo francese ha permesso di trasferire a Roma un nucleo inestimabile di capolavori, provenienti in larga misura dalle donazioni e dal lascito della moglie Nina Kandinsky. Oltre settanta dipinti tracciano la parabola eclettica del maestro moscovita, che attorno ai trent’anni scelse di abbandonare una brillante carriera giuridica per inseguire la propria vocazione visiva.

Attraverso cinque sezioni tematiche e cronologiche, il visitatore viene accompagnato dagli esordi figurativi fino agli snodi che hanno segnato la storia dell’arte moderna. Si incontrano così le folgorazioni giovanili per i Covoni di Claude Monet e per la lirica di Richard Wagner, lo sviluppo delle teorie sul legame viscerale tra musica e pittura, gli anni fondativi del gruppo Der Blaue Reiter, l’insegnamento fondamentale al Bauhaus e infine la maturità dell’ultimo periodo parigino. Tra le tele in mostra risplendono pietre miliari come L’Arco nero (1912) e Giallo-Rosso-Blu (1925), opera quest’ultima in cui geometria e colore si combinano secondo una vera e propria partitura orchestrale.
Un elemento di grande rilievo del percorso è il focus riservato a Gabriele Münter, grande esponente dell’Espressionismo tedesco e compagna dell’artista per oltre un decennio. Attraverso una selezione di sue opere esposte per la prima volta a Roma, la rassegna restituisce la dovuta luce a una protagonista a lungo rimasta ingiustamente nell’ombra, mostrando l’intenso scambio intellettuale che nutrì la nascita dei nuovi linguaggi europei.
A completare la proposta espositiva vi sono scatti d’epoca, oggetti personali, documenti d’archivio provenienti dalla Bibliothèque Kandinsky e un’area immersiva concepita per consentire al pubblico di smarrirsi tra le forme e le armonie cromatiche che hanno cambiato per sempre il nostro modo di osservare la realtà.
La mostra è prodotta e organizzata da Arthemisia in collaborazione con il Centre Pompidou di Parigi, è ed è curata da Angela Lampe, conservatrice delle collezioni moderne del Musée national d’art moderne, con la consulenza scientifica ed editoriale per i contenuti divulgativi di Francesca Villanti. Gode del patrocinio dell’Ambasciata di Francia in Italia, della Regione Lazio e del Comune di Roma – Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria,
Main partner dell’esposizione è la Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale, con Fondazione Cultura e Arte e Poema.
La mostra vede come sponsor Generali Valore Cultura, mobility partner Atac e Frecciarossa Treno Ufficiale, media partner Urban Vison e la Repubblica, radio partner Dimensione Suono Soft, hospitality partner Hotel De Russie e sponsor tecnico Ferrari Trento.
Il catalogo è edito da Moebius.
