
La mostra collettiva “Korean Video Art Today” propone uno sguardo sulla scena artistica contemporanea della Corea del Sud attraverso la videoarte, un linguaggio profondamente intrecciato alla storia del Paese e alla sua società.
di Luciano Riella
Un’opportunità unica: il Museo d’arte della Svizzera italiana inaugura la stagione 2026 con “K-NOW! Korean Video Art Today”. Il progetto al MASI intende mettere in luce l’originalità di una produzione artistica che, pur sviluppandosi in un contesto territoriale relativamente circoscritto, si è affermata negli ultimi anni come una delle più dinamiche e seguite a livello internazionale.
Radicate nella storia e nella realtà del loro Paese, le opere affrontano alcune delle questioni fondamentali, culturali, storiche ed esistenziali del presente globalizzato: tecnologia, memoria e tradizione, migrazione e, ultimo ma non ultimo, il mondo del lavoro sempre più segnato da richieste di performance e accelerazione.
In un percorso immersivo, sono presentate otto posizioni di artisti, artiste e collettivi di nuova generazione, cresciuti nell’ombra di una guerra irrisolta e nel pieno delle rapide trasformazioni della società coreana.
FORZA TRANSNAZIONALE DELLA VIDEO ARTE
“In un’epoca in cui le geografie culturali si intrecciano e i confini tra locale e globale diventano sempre più fluidi, dai lavori in mostra al MASI emerge non solo la trasversalità di temi comuni alle società contemporanee, ma anche la forza transnazionale della videoarte come strumento di percezione, memoria e narrazione del contemporaneo” spiegano le curatrici del progetto Francesca Benini (MASI) e Je Yun Moon, già vicedirettrice dell’Art Sonje Center di Seoul.
E’ inoltre una preziosa occasione di confronto con le diverse modalità attraverso cui oggi si può fruire il video nell’arte: dalle proiezioni tradizionali ai visori di realtà virtuale. Queste opere video ricordano come “vedere” non sia un atto neutro: può implicare un cambiamento di prospettiva, un allargamento dello sguardo, la possibilità di intrecciare la nostra esperienza con quella degli altri.
L’esposizione si sviluppa in un percorso fluido e ritmato, che attraversa immaginari, percezioni e dimensioni contrastanti. È uno scorrere dilatato del tempo quello in cui il pubblico è immerso fin dall’inizio della mostra. Tra satira e critica sociale emerge una società coreana segnata da forti gerarchie, competizione e ambigue aspettative di status, perfino desideri piccolo borghesi delle persone per indurle a inseguire una presunta “cittadinanza di prima classe”, una condizione di appartenenza che il visitatore può effettivamente comprare, scansionando il codice QR integrato nel wallpaper in mostra.
Il video viene visto come spazio mentale, luogo e strumento di percezione, attraverso
cui riflettere su come la tecnologia può trasformato il nostro modo di vivere, vedere e sentirci presenti.
I video hanno una durata variabile tra i 5 e i 26 minuti. La durata complessiva della visita alla mostra è di circa 1 ora e 40 minuti.
La mostra è accompagnata da un catalogo illustrato pubblicato in edizione bilingue italiano-inglese. Il volume comprende saggi critici di Francesca Benini, Je Yun Moon e Adeena Mey, una prefazione di Tobia Bezzola e otto interviste con gli artisti e le artiste presenti in mostra.
www.masilugano.ch
