Si è chiusa ieri la mostra “Orazio Gentileschi. Un pittore in viaggio”, un’impresa scientifica che ha consolidato il ruolo di Torino tra le grandi capitali dell’arte europea

Con la giornata di ieri, 3 maggio 2026, è calato il sipario sulla mostra “Orazio Gentileschi. Un pittore in viaggio”, ospitata nelle Sale Chiablese dei Musei Reali di Torino. Inaugurata il 22 novembre scorso, l’esposizione ha rappresentato un evento di portata internazionale, riportando sotto i riflettori uno dei maestri più sofisticati e cosmopoliti del Seicento europeo.

Promosso dai Musei Reali di Torino in collaborazione con Arthemisia, e curato da Annamaria Bava e Gelsomina Spione, il progetto ha riunito oltre 40 capolavori provenienti dai templi dell’arte mondiale, tra cui il Louvre, il Prado e la Pinacoteca Vaticana.

Il cuore dell’esposizione è stata la celebre Annunciazione (1623) della Galleria Sabauda, attorno alla quale è stato costruito un racconto inedito sul tema del viaggio. Il percorso ha evidenziato come Gentileschi sia stato capace di esportare il naturalismo caravaggesco nelle principali corti europee, da Genova a Parigi, fino a Londra.

L’esposizione ha registrato un’affluenza eccezionale, superando i 44.000 visitatori. Il dato più rilevante riguarda la composizione del pubblico, che conferma l’altissima attrattività turistica della proposta:

  • 40% di turisti italiani e internazionali, con flussi massicci da Francia, Spagna, Regno Unito e Germania.

  • 35% di visitatori locali (Torino e area metropolitana).

  • 15% di gruppi organizzati e associazioni culturali.

  • 10% di scuole e università, a conferma dell’impatto formativo dell’opera.

Oltre al successo di pubblico, la mostra ha segnato un punto di svolta per la critica d’arte. Le giornate internazionali di studi organizzate in collaborazione con l’Università di Torino e il prestigioso catalogo edito da Moebius garantiscono che il valore scientifico di questa esposizione rimanga come riferimento duraturo per la comprensione del Seicento.

Con la chiusura di questo progetto, i Musei Reali confermano la propria vocazione alla ricerca e alla cooperazione internazionale, lasciando alla città l’eredità di una riscoperta artistica difficilmente replicabile nel breve periodo.