
Istituzioni e imprese devono muoversi insieme per trasformare il turismo in un motore stabile di sviluppo, innovazione e occupazione, capace di guidare il Paese verso il 2030
Di Tiziana Conte
“Il turismo non è più un fenomeno da amministrare, ma un’industria da governare.” Lo ha affermato il ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi, intervenuto all’Assemblea di Federturismo Confindustria che si è svolta al MAXXI di Roma. Dall’evento dal titolo “Nuovi Turismi verso il 2030: Economia stellare per occupazione stabile, sostenibilità, sviluppo” – al quale hanno partecipato rappresentanti delle istituzioni, amministratori locali, esponenti del mondo imprenditoriale e i principali stakeholder del comparto – è emersa una visione condivisa: il turismo non può più essere considerato un comparto di servizi frammentato, ma una filiera strategica che sostiene l’immagine dell’Italia nel mondo e contribuisce in modo strutturale alla crescita economica del Paese. Assemblea che ha segnato anche il passaggio alla nuova governance della Federazione con la nomina di Massimo Caputi alla Presidenza di Federturismo Confindustria.
“Dopo anni di marginalità il turismo entra nella politica industriale del Paese. Ora non basta registrare il cambiamento: dobbiamo guidarlo”, ha affermato Caputi rivendicando il ruolo dell’Associazione nel percorso istituzionale che ha portato alla nascita del Ministero del Turismo con portafoglio e alla scelta di Confindustria di affidare a un vicepresidente, Leopoldo Destro, la responsabilità del comparto.

Le priorità
Il presidente ha indicato un’agenda operativa “non più rinviabile” un Patto di fine legislatura che pone importanti priorità: la richiesta di un decreto semplificazione “a costo zero per lo Stato e ad altissimo impatto sulla competitività”; i Contratti di Filiera, strumento decisivo per orientare gli incentivi futuri, soprattutto dopo la chiusura dello sportello dei Contratti di Sviluppo; l’attuazione rapida delle misure già finanziate, correggendo criticità come quelle del FRITUR perchè “le imprese chiedono una cosa semplice: strumenti certi, tempi certi, regole certe”; sostegno alla norma anti-nanismo, per favorire aggregazioni e rafforzare solidità e innovazione. Accanto alle urgenze Caputi richiama la necessità di una strategia strutturale che riconosca il turismo come “grande industria nazionale”, introducendo strumenti oggi assenti nel comparto, come i Fondi IPCEI, e una collaborazione più incisiva con CDP.
Parlando di sviluppo dei nuovi turismi e destagionalizzazione è emerso che il 90% dei turisti si concentra sul 10% del territorio. “Non dobbiamo togliere valore alle destinazioni iconiche, ma allargare le opportunità”, ha precisato Caputi. Una visione condivisa dal ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi, che nel corso del suo intervento ha confermato l’impegno del Governo verso una nuova cultura del turismo e annunciato lo sblocco della seconda tranche dei fondi per le staff house pari a 120 milioni di euro entro l’anno, nell’ambito dell’Accordo di Coesione, e l’intenzione di lavorare in Europa per una linea di finanziamento stabile dedicata al turismo.

Rispondendo ai punti del Patto di fine legislatura presentato da Federturismo, Mazzi ha riconosciuto la necessità di accelerare su semplificazione normativa, contratti di filiera e aggregazioni, elementi ritenuti fondamentali per la trasformazione del comparto in una vera industria competitiva a livello internazionale. Il Ministro del Turismo partendo dalla considerazione che “il settore ha bisogno di una narrazione nuova, più consapevole del suo peso economico e sociale”, ha annunciato per il 27 settembre – Giornata Mondiale del Turismo – un evento nazionale che si svolgerà presso il Tempio di Venere in cui “saranno gli operatori a prendere la parola, a raccontare il perché il turismo è un’industria”. A ciascuno sarà chiesto di spiegare, in pochi minuti, perché il comparto debba essere riconosciuto a tutti gli effetti come un’industria nazionale. Secondo Mazzi con una collaborazione strutturata tra istituzioni e imprese “nei prossimi dieci anni il turismo potrà diventare uno dei pilastri dell’economia italiana aprendo la strada a un futuro modello di governance più solido e industriale”.
Capitale umano e salto culturale
La carenza di personale qualificato resta una delle criticità più gravi: “Servono stabilità, formazione e soluzioni per vivere al meglio nelle destinazioni turistiche”, ha sottolineato Caputi precisando che anche in questo caso “serve un cambio di passo”. Ma la trasformazione più profonda è culturale: “Per troppo tempo abbiamo identificato il turismo con i turisti. È come identificare l’automotive con gli automobilisti. Il turismo è imprese, professionalità, investimenti, filiere”. Caputi ha chiuso indicando l’obiettivo del prossimo decennio: “Fare del turismo una leva stabile di crescita, occupazione, competitività e orgoglio nazionale”. Un ringraziamento è stato rivolto a Marina Lalli “per aver guidato Federturismo in uno dei momenti più difficili della sua storia”.
Dalla competitività internazionale al ruolo dei grandi eventi, dalla sostenibilità alla proiezione del brand Italia, l’Assemblea ha delineato una road map chiara: il turismo è un asset strutturale dell’economia italiana e necessita di una strategia industriale nazionale, sostenuta da governance, investimenti e semplificazione. Leopoldo Destro, Vicepresidente di Confindustria per Trasporti, Logistica e Industria del turismo ha ribadito che con la spesa turistica che si prevede in crescita del 4% nel 2026, il turismo si conferma uno dei fattori di tenuta e competitività del Paese.

“Con la mia delega su Turismo e Cultura ci stiamo focalizzando su quattro direttrici: destagionalizzazione, diversificazione, crescita dimensionale delle imprese e digitalizzazione”. Oltre il 40% delle presenze turistiche si concentra nello 0,6% dei comuni italiani e le cinque principali città d’arte accolgono oltre il 17% delle presenze complessive. Il turismo culturale è una leva decisiva per far uscire dall’ombra aree interne e nuove destinazioni. Inoltre, diversificare le esperienze e puntare sulla qualità contribuisce a promuovere i luoghi in cui il Made in Italy è ideato e prodotto. Il nostro “Bello e Ben fatto” vale oltre 170 miliardi di export, con un potenziale aggiuntivo di quasi 28 miliardi di euro, che può essere colto anche grazie alle filiere del turismo e della cultura. Un dato lo dimostra chiaramente: a un forte aumento dei flussi turistici da un Paese si associa nel tempo una crescita dell’export verso quel mercato pari al 5%. Serve una vera politica industriale per il turismo e la cultura, basata su strumenti vicini alle esigenze delle imprese. Confindustria sta facendo la sua parte, dialoghiamo con le istituzioni, per trasformare questa crescita in valore strutturale, sviluppo e proiezione internazionale per il Paese”.
Il Patto di fine legislatura rappresenta dunque un appello forte e unitario: istituzioni e imprese devono muoversi insieme per trasformare il turismo in un motore stabile di sviluppo, innovazione e occupazione, capace di guidare il Paese verso il 2030. All’Assemblea sono intervenuti il Ministro Tajani, che ha evidenziato il ruolo del turismo come leva strategica per la proiezione internazionale del Paese e per il rafforzamento del brand Italia nel mondo e, in chiusura, il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, che ha illustrato come la competitività e l’internazionalizzazione del turismo italiano possano trainare le eccellenze del nostro Paese.