Tra antiche leggende, vestigia romane e foreste incontaminate, lo storico borgo ternano si trasforma in un rifugio ideale contro la calura estiva e diventa modello nazionale di rigenerazione turistica

 

Di Liliana Comandé

 

Mentre le aree urbane italiane si trovano a fare i conti con l’opprimente calura estiva e temperature che superano costantemente i livelli di guardia, la ricerca di un isolamento rigenerante conduce verso i paesaggi dell’Umbria meridionale. Arroccato sui pendii del Monte Eolo, il borgo medievale di Cesi offre un riparo naturale unico, indissolubilmente legato alla presenza del vento. Una suggestiva tradizione popolare narra che le cavità della montagna fossero la dimora del dio dei venti; un mito che trova riscontro reale nelle fresche correnti d’aria che ancora oggi si sprigionano improvvisamente dalle fratture della roccia, regalando un immediato sollievo ai visitatori.

Oggi Cesi non è solo un’affascinante terrazza panoramica sulla conca di Terni, ma il fulcro di un ambizioso piano di valorizzazione territoriale denominato “Cesi Porta dell’Umbria”. A differenza di molte località che esauriscono la propria attrattiva tra le mura del centro storico, questo borgo è la chiave d’accesso a un distretto ricchissimo, dove la natura incontaminata si fonde con millenni di archeologia e misticismo.

A brevissima distanza dall’abitato si sviluppa l’area archeologica di Carsulae, straordinario esempio di città di epoca romana perfettamente preservata lungo il tracciato della Via Flaminia. Camminare oggi tra i resti del foro, del teatro, dell’anfiteatro e sotto gli archi monumentali significa compiere un vero e proprio salto indietro nel tempo. Risalendo i sentieri montani verso la zona di Sant’Erasmo, la storia si fa ancora più remota: qui sorgono le imponenti mura ciclopiche di un insediamento preromano fortificato, una struttura alta oltre dieci metri che custodisce intatto il mistero sulla sua reale funzione originaria. Poco più in alto, sulla vetta del Monte Torre Maggiore, gli scavi hanno invece svelato un antico luogo di culto umbro-romano risalente al VI secolo a.C., dove il ritrovamento di una saetta in bronzo dorato suggerisce la venerazione di divinità legate ai fulmini.

L’identità storica si riflette fedelmente anche all’interno del tessuto urbano del paese. Antica capitale delle Terre Arnolfe, Cesi è stata per secoli un territorio di frontiera conteso tra il potere del Papa e quello dell’Impero, tanto da richiedere l’intervento pacificatore di Alessandro VI e di suo figlio Giovanni Borgia. Ogni palazzo e luogo di culto conserva tracce di questo glorioso passato: Palazzo Stocchi ospita la via d’accesso alla spettacolare Grotta Eolia, la Chiesa di Sant’Andrea mostra fiera elementi architettonici sottratti alle rovine di Carsulae e la Chiesa di Santa Maria Assunta custodisce l’altare ligneo del Maestro di Cesi, pietra miliare dell’arte medievale della regione.

Il territorio circostante è inoltre pervaso da una profonda spiritualità francescana. Camminando tra i boschi si incontra la Romita di Cesi, l’eremo dove San Francesco cercò il raccoglimento nel 1213. Questo luogo di assoluta quiete, rimasto in rovina per secoli, è rinato a nuova vita grazie alla dedizione di Fra Bernardino Barelli e all’aiuto di numerosi volontari europei.

Accanto alla memoria storica, il borgo ha saputo sviluppare una forte identità legata alle attività all’aria aperta. Gli amanti dello sport possono mettersi alla prova con il trekking, l’arrampicata sulle pareti di roccia del Monte Eolo, la mountain bike, il parapendio e l’esplorazione speleologica, sfruttando la vicinanza strategica con la Cascata delle Marmore, la Valnerina e il Lago di Piediluco.

Questo connubio tra passato e futuro è supportato da un importante finanziamento di 20 milioni di euro nell’ambito dei progetti pilota del PNRR promossi dal Ministero della Cultura. Gli investimenti stanno traducendosi in alberghi diffusi, centri culturali e infrastrutture per l’escursionismo, delineando un modello di sviluppo sostenibile capace di ripopolare il borgo. Cesi si propone così non come una semplice meta stagionale, ma come un’esperienza completa e rinfrescante, dove il respiro della montagna accompagna il viaggiatore alla scoperta delle radici più autentiche dell’Umbria.