Alla Conferenza di Genova, istituzioni e leader del settore promuovono un modello integrato tra porti, nautica e accoglienza per guidare lo sviluppo economico del Paese

Il mare italiano smette di essere considerato un semplice bacino turistico stagionale per affermarsi come infrastruttura strategica di sviluppo. Durante la Conferenza Nazionale sul Turismo Costiero e Marittimo, svoltasi nell’ambito del Salone Nautico di Genova, i vertici dell’imprenditoria marittima e del turismo si sono confrontati sulla necessità di superare la storica frammentazione del comparto, proponendo una visione industriale unitaria capace di connettere navigazione, portualità, servizi a terra e territori interni.

I numeri confermano la centralità dell’asset marittimo: un valore complessivo di 224,9 miliardi di euro — pari all’11,4% del PIL nazionale — con oltre 1,13 milioni di lavoratori diretti. Il settore spicca per l’elevato potenziale di attivazione indiretta, generando 1,8 euro di indotto per ogni euro di produzione diretta. Secondo Massimo Caputi, Presidente di Federturismo Confindustria, l’obiettivo primario consiste nel distribuire la ricchezza creata lungo la costa verso l’entroterra, integrando porti e città con l’offerta culturale, enogastronomica e sportiva.

Un contributo fondamentale alla filiera proviene dal diporto. Lo studio Yachting Tourism and Economic Contribution, curato da Deloitte per Confindustria Nautica, stima in 5,7 miliardi di euro l’impatto economico del turismo nautico nel Paese, di cui 2,1 miliardi derivanti dai consumi a terra dei diportisti. Per sostenere questa crescita, Piero Formenti, Presidente di Confindustria Nautica, ha richiamato l’attenzione sull’esigenza di interventi infrastrutturali mirati, tra cui una rete nazionale di scivoli a mare e l’ammodernamento degli approdi minori per favorire anche la navigazione di piccola scala.

Sul fronte della ricettività portuale, Roberto Perocchio, Presidente di Assomarinas, ha evidenziato l’incremento del 2,9% nella domanda di posti barca stanziali e la spinta garantita dal segmento superyacht e charter. Per consolidare le prospettive di sviluppo attese per i prossimi anni, il settore sollecita una revisione normativa del DPR 509/97 e l’adeguamento della classificazione catastale degli approdi turistici.

L’incontro, concluso dagli interventi istituzionali del Ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, segna un passo concreto verso la formalizzazione di una politica industriale del mare centrata su innovazione, semplificazione burocratica, sostenibilità ambientale e qualificazione del capitale umano.