Un’imperdibile e rarissima esposizione sbarca nel cuore di Roma, unendo capolavori di epoca faraonica ma dipinti secondo la più raffinata tradizione stilistica dell’Urbe

 

Di Liliana Comandé

 

Il Museo dell’Ara Pacis ospita la straordinaria mostra intitolata “Il potere del ritratto. Egitto e Roma. I volti del Fayum”, un evento culturale di portata eccezionale che sta già facendo parlare di sé in tutto il mondo. Si tratta di un’occasione davvero rara e preziosa per il pubblico, poiché l’esposizione mette in luce un cortocircuito storico affascinante: le immagini e i contesti di provenienza sono legati all’orizzonte e alla tradizione dell’Egitto antico e faraonico, ma i dipinti e le tecniche espressive sono tipicamente romani, specchio di un impero che univa culture differenti.

Si tratta di un evento eccezionale poiché l’esposizione unisce elementi dal valore simbolico tipico della maschera funeraria di epoca faraonica a ritratti che, nello stile, nella freschezza e nella tecnica di esecuzione (tempera o encausto su sottili tavole di legno), sono profondamente e tipicamente romani. Queste preziose tavole venivano collocate sul viso del defunto tra le bende delle mummie, fungendo da ponte tra il culto dell’immortalità egizio e la celebrazione romana dell’individuo.

Le preziose opere in mostra provengono direttamente dalla celebre regione del Fayum, una depressione desertica a ovest del Nilo dove il clima arido ha permesso la miracolosa conservazione di tavole lignee,  ma anche da importanti musei internazionali e nazionali,  tra cui il Museo Egizio del Cairo,  il Louvre e il che Getty Museum. Sono inoltre affiancate da reperti provenienti da aree archeologiche italiane come Pompei ed Ercolano, portando nella Capitale reperti di inestimabile valore.  

La mostra è stata presentata ufficialmente nel corso di una conferenza stampa d’eccezione tenutasi lo scorso 2 novembre, alla quale ha preso parte anche il Ministro del Turismo e delle  Antichità della Repubblica Araba d’Egitto, Sherif Fathi Attia, insieme alle autorità capitoline e ai curatori Claudio Parisi Presicce e Laura Petacco, che hanno sottolineato l’eccezionalità di questo progetto di cooperazione internazionale, che ha permesso anche il restauro di capolavori straordinari come il celebre “Tondo dei due Fratelli”  oltre a mostrare un ritratto giovanile inedito, emerso dagli scavi della missione archeologica dell’Università del Salento in Egitto, e presentato qui per la prima volta al pubblico.

In quell’occasione è stato sottolineato come la scelta dell’Ara Pacis — eretta per celebrare la pace di Augusto, primo artefice politico della romanizzazione dell’Egitto — non sia casuale, ma simboleggi la nascita di una nuova cultura mediterranea fondata sul dialogo e sull’incontro tra tradizioni differenti.

Durante l’incontro con i giornalisti è stato evidenziato il valore di questo partenariato istituzionale di altissimo livello — supportato anche dal vettore ufficiale EgyptAir — che ha reso possibile il trasporto in Italia di questi fragili e sbalorditivi capolavori, capaci di azzerare la distanza di duemila anni con la sola forza magnetica dei loro sguardi.

Il percorso espositivo si snoda attraverso cinque sezioni tematiche ben distinte che guidano il visitatore alla scoperta di oltre 110 opere complessive. L‘alloggio e la tipologia dei reperti comprendono non solo le tavole pittoriche a encausto e a tempera su legno, ma anche sudari dipinti, maschere funerarie di inestimabile valore, sculture in marmo, calchi in gesso e raffinate oreficerie antiche.

Questo itinerario permette di esplorare l’evoluzione delle pratiche funerarie e di ammirare volti di uomini, donne e bambini vissuti duemila anni fa, restituendo loro una vivida dimensione umana e dignità storica grazie al perfetto connubio tra la spiritualità egizia e la ritrattistica naturalistica del mondo romano, trasformando ogni sguardo dipinto in un potente dispositivo di memoria capace di attraversare i secoli senza perdere la sua magnetica intensità.

Per comprendere appieno la grandezza di questo appuntamento, bisogna ricordare che i ritratti del Fayum costituiscono la più strabiliante testimonianza del volto reale degli antichi che ci sia giunta dall’antichità classica: non si tratta di divinità idealizzate o di sovrani lontani, ma di persone in carne ed ossa, con i loro sguardi intensi, le acconciature alla moda romana e le fisionomie uniche, sepolte secoli fa e restituite alla luce dal deserto.

È un viaggio emozionante che resterà visibile all’Ara Pacis fino al 2 maggio 2027. Un vero e proprio tuffo nella storia da non perdere per nessun appassionato d’arte e di misteri del passato.