In ogni toilette dei velivoli è esposto in bella mostra l’invito indirizzato al passeggero che ne sta usufruendo, di lasciare la toilette in condizioni dignitose come gesto di cortesia nei confronti del passeggero che la userà dopo di lui. E’ forse prendendo spunto da questa comune prassi che i maggiori quotidiani nazionali hanno ritenuto opportuno diffondere una notizia, che poi però è stata smentita dalla compagnia aerea interessata, che invitava i passeggeri a raccogliere eventuali rifiuti dal proprio sedile e mettere quest’ultimo in condizioni di accogliere dignitosamente chi usufruirà di quel posto dopo di lui.

La notizia riportata dall’agenzia Bloomberg, come detto, è stata ripresa da molti quotidiani i quali la hanno “colorita” aggiungendovi i presunti motivi alla base della decisione, come ad esempio quello di accelerare il turn-around dei velivoli una volta che questi sono a terra, permettendo così un uso più intensivo delle macchine e magari risparmiare qualcosa sulle spese di pulizia degli aerei, compito questo che spetta a società con le quali i vettori stipulano contratti per l’assistenza a terra.

La notizia è stata smentita ma il fatto che alla stessa sia stata data larga diffusione dimostra come ormai tutti siamo rassegnati a qualsivoglia novità, nel senso che per quanto riguarda gli optional sulla tariffa aerea siamo pronti a digerire di tutto, e ciò è indubbiamente un sintomo inquietante di un’escalation sul deterioramento del servizio offerto al passeggero che non può non far riflettere.

E a questo punto è inutile prendersela con le singole compagnie aeree perché il problema, a nostro avviso, è ben più ampio.

Bisogna iniziare a prendere atto che la situazione finanziaria-economica che investe tutti i Paesi del mondo fa sì che si vada sempre più assottigliando il numero di persone che possono permettersi di acquistare un qualsiasi bene, biglietto aereo incluso. E’ questo il problema.

In un tale scenario, anche le compagnie aeree tradizionali pur di accaparrarsi passeggeri e combattere la concorrenza delle low cost sono costrette ad abbassare le tariffe, salvo però accorgersi a fine anno che i bilanci sono in profondo rosso.  Da qui poi, alla disperata ricerca di ritagliare i costi, il passo è breve. Ma tutto ciò non può e non deve giustificare la forsennata caccia al taglio del costo anche andando a toccare voci impensabili come, ad esempio, quella della pulizia del mezzo di trasporto.

La pulizia di un mezzo di trasporto ove verrà accomodato il passeggero che ha acquistato un biglietto, è un qualcosa che non può trasformarsi né in un optional, né tanto meno un compito da delegare a chi usufruisce del trasporto stesso, ovvero il passeggero: assicurarsi che le carrozze ferroviarie o l’interno della cabina di un velivolo siano pulite, non deve essere un qualcosa in più, un estra; esso deve far parte del contratto di trasporto che si sottoscrive con l’acquisto del biglietto. Punto.

Siamo giunti davvero a un bivio. O le aerolinee, tutte, riescono a immettere sul mercato un prodotto decente traendone un ricavo per loro, allora continuino ad operare. Ma se per caso le aerolinee non riescono più a far quadrare i loro bilanci, malgrado il biglietto di carta stampato a casa a spese del passegggero, malgrado l’aver chiuso tutti gli uffici rappresentanza situati in città che una volta assistevano il passeggero, malgrado code sharing e fusioni con le quali ci fanno credere di volare in destinazioni dove in realtà non volano…. Ecco se le aereolinee non sono in grado di offrire un prodotto di qualità malgrado tutti i tagli cui ci hanno abituato in questi ultimi anni, tagli fra l’altro sempre accompagnati da roboanti annunci su quanti vantaggi questi avrebbero apportato ai conti aziendali, ebbene allora sarà il caso che esse inizino seriamente a considerare l’ipotesi di cambiar mestiere.

La corsa al taglio dei costi deve avere un suo capolinea.  Lo deve avere per una questione di decenza e di ragionevolezza. Nell’estate del 2009 venne annunciato che ai piloti di Klm era stato chiesto, sia pure sotto forma di “voluntary scheme” di aiutare a scaricare i bagagli.  Oggi leggiamo, sia pur smentita, la notizia che una compagnia aerea tradizionale potrebbe chiedere ai suoi passeggeri di lasciare il sedile in ordine e pulito. La misura è colma. Non è ricorrendo a estemporanee trovate che un’azienda seria può pensare di risanare i conti e andare avanti. In una qualsivoglia altra industria una volta preso atto che i conti non tornano c’è solo una decisione da prendere e tutti noi sappiamo bene quale essa sia.  Il fatto che l’industria aerea svolge un servizio pubblico di linea che trasporta passeggeri non può significare che quest’ultimi divengano una valvola di sfogo per scaricare, letteralmente parlando, su di loro costi accessori per voci a dir poco discutibilissime.

E’ poi davvero paradossale che in questo clima di crisi delle tasche di tutti noi, dimostrata anche dal fatto che Ryanair grazie ai suoi prezzi stracciati ha trasportato oltre 72 milioni di passeggeri, il governo italiano non abbia altro di meglio da fare che gravare le imprese commerciali, e quindi anche le agenzie di viaggio, di un’ulteriore procedura amministrativa (cosiddetto “spesometro”) per andare alla caccia di chi si può permettere di fare singole operazioni superiori alla favolosa cifra di 3000 euro. Ma con tutti i SUV che costano dai 20.000 euro in su, che girano numerosi per le nostre città cui vanno aggiunti i costi di assicurazione e di bollo, non era molto più semplice -invece di questa trovata- controllare tramite il Pubblico Registro Automobilistico chi si può permettere di circolare all’interno di una città con un fuoristrada?

Antonio Bordoni