di C.E.

Rimbalzano nelle sale di Palazzo Incontro, a Roma, le immagini di Valentina, creatura nata dai sogni (e dalle mani) di Guido Crepax. Rimbalzano i particolari del suo corpo, gli occhi inconfondibili e il caschetto nerissimo. Rimbalzano dalla carta alla realtà e dalla realtà alla carta, in un gioco di rimandi continui che dura da più di quarant’anni. 

Già, perchè di Valentina, protagonista di una mostra a lei dedicata, la molteplicità è un tratto costitutivo, forte e netto come quelli grafici che ne delineano la figura: è personaggio dei fumetti e donna vera, è onirica e umanissima, è figlia dei suoi tempi ed eterno feminino. E’ icona, persino, alla quale però non viene risparmiato d’invecchiare.

La mostra, curata dall’Archivio Crepax e da Vincenzo Mollica, coglie perfettamente le tante anime di Valentina e l’intersecarsi di più piani nella sua vita, tutt’altro che bidimensionale. A cominciare dalla scrivania di Crepax, luogo fisico e tangibile, che viene riprodotta nelle tavole e diventa parte del racconto, per continuare con le città che fanno da sfondo all’azione, reali e riconoscibili ma nello stesso tempo “altre” perchè ridisegnate dalla fantasia. E ci sono anche le storie di famiglia, che parlano di Valentina come di una presenza domestica e quasi “corporea”. 

La metafora di tutto questo è il disegno di una boccetta d’inchiostro che si versa e fuoriesce: il  mondo della finzione ed il mondo reale si fondono e si confondono, perdendo ciascuno i propri contorni. Ecco allora che i punti di vista possibili sono tanti e, appunto, molteplici. Per raccontarli il fumetto non rispetta più la consequenzialità, come da tradizione, ma propone la stessa immagine vista da angolazioni diverse. Oppure la frammenta, la scompone, la dilata, anche qui in un rimbalzare di suggestioni e di tecniche narrative. Il fumetto dialoga con il cinema, e si cimenta con il movimento. E che dire di un altro gioco di specchi fra realtà e finzione che riguarda le muse ispiratrici di Valentina/Crepax? In questo caso a riflettersi sono donne diverse, accomunate da una incredibile assonanza nel nome. 

Crepax prende da Louise Brooks, straordinaria attrice americana, molte caratteristiche della sua Valentina, prima fra tutte il caschetto di capelli neri. Louise diventa famosa grazie all’interpretazione del personaggio di Lulu nella pellicola di Wedekind, altro mito cinematografico e letterario di straordinaria potenza, e viene a sua volta assimilata a Lou Salomè, la fatale amante di Nietzsche, Ree, Rilke.Louise, Lulu, Lou ed infine Luisa, la moglie di Crepax, che a Valentina presta un po’ della sua identità e della sua storia personale, tagliandosi poi anche lei i capelli, ispirata da colei che ha ispirato. Il gioco degli specchi è spinto al suo massimo, le immagini si sovrappongono e si richiamano le une alle altre fino al punto di farci perdere l’orientamento. Resta però Valentina, che disinvoltamente continua ad entrare ed uscire da dimensioni diverse, scompare per poi riapparire altrove e ci ricorda che l’arte non ama definizioni nè confini.   

 

“Valentina Movie”

Palazzo Incontro, via dei Prefetti 22, Roma

Dal 30 maggio al 30 settembre 2012

Da martedì a domenica, ore 10.00/19.00

Per info: 06/32810

www.fandangoincontro.it

 

Cecilia Emiliozzi