Il Piano Strategico del Turismo è stato costruito in un momento in cui il tema era governare una crescita impetuosa del turismo internazionale in Italia, dunque su una serie di punti che, paradossalmente, si rivelano ancora di attualità, anche se per motivazioni diverse.

 

Allora il tema era evitare l’overbooking nelle mete di turismo internazionale più conosciute. Sembra tanto tempo fa, ma non è così: avevamo problemi di sovraffollamento in alcuni luoghi di Venezia, Firenze, Roma, Milano; il problema di come decongestionare quei luoghi, che non potevano reggere un numero indefinito di persone – luoghi fragili, d’arte. Quindi il piano era costruito sull’idea di moltiplicare gli attrattori di turismo internazionale, lavorare sulle città d’arte, sui borghi, sui cammini, sul turismo lento, sulla scoperta delle bellezze minori italiane e la promozione di queste all’estero. Anche la capitale italiana della cultura è nata per offrire ogni anno una vetrina internazionale a una città del nostro Paese.

 

Tutto questo nell’attualità non ha più un significato, perché vediamo purtroppo che i più colpiti dal deserto delle attività commerciali sono le strade e i centri storici, svuotati di turisti. Ma il turismo internazionale tornerà, non appena sarà finita questa parentesi così complicata –  speriamo il prima possibile. Tornerà perché tutti vogliono vedere l’Italia almeno una volta nella vita e tornerà con lo stesso ritmo di crescita impetuosa che aveva in passato.

 

In più, quest’anno il turismo straniero arriva poco, o non arriva in Italia, ma per le stesse ragioni il turismo italiano non va all’estero, quindi c’è la necessità di distribuire il turismo sul territorio nazionale, oltre alla capitali dell’arte e al turismo balneare, per scoprire tutti i luoghi minori – cosa che sta già avvenendo, perché registriamo dati molto positivi nei borghi e nelle località minori, negli agriturismi. Segnali che vanno nella direzione auspicata dal Piano Strategico.

 

Bisogna quindi rafforzare le indicazioni e lavorarci. In qualche modo, e come sempre, le grandi crisi aprono opportunità, ovvero di ricostruire un turismo di grandi numeri in Italia, ma sostenibile e rispettoso della fragilità del nostro paesaggio, del nostro patrimonio artistico. Dunque, non un turismo “mordi e fuggi”, ma colto, intelligente e con capacità di spesa. Bisogna investire in infrastrutture –  digitali e materiali.

 

La digitalizzazione è una delle richieste fondamentali del turista che va in qualsiasi parte del mondo: vuole il WiFi, la banda larga, dei servizi di accoglienza turistica online. Per questo abbiamo previsto negli anni scorsi un tax credit per aiutare la digitalizzazione delle strutture ricettive. Dobbiamo assolutamente andare avanti e insistere su questo, con  una gamma di prodotti infinita, digitale, che può aiutare i turisti nell’organizzare il viaggio, nel visitare un museo o nello scegliere un albergo. Contemporaneamente, bisogna lavorare molto sulle strutture materiali: quando un turista arriva nel nostro Paese da una parte lontana del mondo, atterra a Fiumicino o a Malpensa; da lì vuole salire su un treno ad alta velocità e arrivare in poche ore in tutti i posti d’Italia, anche i più lontani. Quindi, primo punto, intermodalità, interconnessione tra sistema aeroportuale e sistema ferroviario ad alta velocità. Secondo punto: non è possibile, non è giusto che l’alta velocità si fermi a Salerno. È stata una grande operazione di modernizzazione del Paese: la crescita del turismo a Napoli e nella stessa Salerno deriva in gran parte dall’alta velocità. E quindi bisogna che l’alta velocità arrivi in Sicilia; serve una seconda dorsale dal Sud al Nord, che vada da Taranto a Trieste seguendo la linea Adriatica, offrendo anche una grande opportunità: spostare all’interno quella linea e liberare 500km di costa e di spiagge bellissime, che oggi sono danneggiate dal fatto di avere una linea di treno dell’Ottocento a pochi metri dal mare. Quindi contemporaneamente alta velocità, collegamento del Mediterraneo con i mercati europei e anche un’opportunità di rigenerazione per centinaia di chilometri di costa.

 

Abbiamo previsto una serie di interventi per le imprese turistiche che valgono per tutte le imprese: ristoro sugli affitti, ristoro per quelle sotto i 5 milioni di fatturato. Più misure per il settore turistico in particolare: dall’eliminazione dell’Imu ad altre misure per le imprese. Abbiamo poi aggiunto un intervento significativo – del valore di 2,4 miliardi di Euro – una misura che contemporaneamente sta portando liquidità al settore degli alberghi e delle strutture ricettive e aiuta le famiglie a reddito medio basso ad andare a fare qualche giorno di vacanza o ad allungare le proprie vacanze, grazie al bonus di 500 euro per le famiglie con 3 persone o più, 300 euro per le coppie o due persone nello stesso nucleo familiare, o 150 euro per una famiglia monoparentale. Sta andando molto bene: primo, funziona – e non è una notizia di poco conto; se hai il reddito ISEE e hai lo SPID o la carta d’identità elettronica, vai nell’applicazione di PagoPA, IO, compili il modulo ed entro un minuto ti arriva il bonus vacanze che puoi andare a spendere in un albergo. L’hanno già chiesto e ottenuto più di 500mila persone, quindi 500mila nuclei familiari sostanzialmente. L’hanno già speso più di 15mila nuclei familiari. Mi pare quindi che stia andando molto bene: porta liquidità alle strutture ricettive, aiuta il turismo. E non aiuta solo gli alberghi: se vai in vacanza con il bonus, poi comunque andrai a mangiare una pizza, andrai in uno stabilimento balneare o a fare un po’ di shopping. È un incentivo che aiuterà il tema delle vacanze italiane.

 

Noi abbiamo scelto nel 2014 di mettere nello stesso Ministero Turismo e Cultura, per ragioni abbastanza evidenti: la cultura è il principale attrattore del turismo in Italia, lo è anche rispetto agli altri tipi di turismo. Per esempio, quello balneare ha e avrà una concorrenza sfrenata nel mondo, così come il turismo legato al wellness e alle bellezze naturali. Ma nessuno nel mondo ha la possibilità di metterci qualcosa in più per la competitività: cioè offrire a chi va al mare a pochi chilometri di distanza un patrimonio culturale e materiale unico al mondo, non riproducibile. Quindi una condizione che aiuta la competitività di tutti i tipi di turismo.

 

Questo assetto ha avuto una parentesi, perché nello scorso governo si è deciso in modo un po’ estemporaneo di portare la delega della cultura in cima all’agricoltura (non è stato molto chiaro il perché). L’abbiamo riportata insieme al turismo e si lavora in perfetta sinergia. Quando faccio una scelta, non mi chiedo neanche se la faccio come Ministro della Cultura o come Ministro del Turismo. Se vanno più persone nei musei, aiuto la cultura, ma aiuto anche il turismo. Se arrivano più turisti, aiuto il turismo e le imprese turistiche, ma aiuto anche i luoghi della cultura che avranno più attenzione, più visitatori e faranno parlare di sé nel mondo. È fondamentale dunque avere un’integrazione, dalla quale non si dovrebbe più tornare indietro, al di là dei cambi di colore del governo, che ci saranno fisiologicamente nei prossimi anni.

 

Uno dei problemi che ha il nostro Paese è che i viaggiatori internazionali che arrivano in Italia restano poco, non molti giorni.  Magari vedono le grandi capitali dell’arte e poi pensano che il loro viaggio finisca lì. Bisogna offrire un’occasione per allungare: andare a vedere Piazza San Marco, la Fontana di Trevi o Pontevecchio, ma poi magari andare ad alloggiare in un borgo, fare un percorso o un cammino. Noi abbiamo un patrimonio infinito fatto di migliaia di borghi straordinari, ognuno dei quali in un altro Paese sarebbe un attrattore di turismo internazionale con numeri incredibili. Abbiamo un patrimonio di cammini religiosi o le vie consolari romane, su cui stiamo lavorando, che sono cento Santiago di Compostela. Abbiamo le città d’arte, abbiamo le bellezze naturali, le ferrovie storiche, le piste ciclabili: un patrimonio infinito, perfettamente in linea con il tipo di turismo a cui dobbiamo puntare. So che adesso può sembrare paradossale o anche sbagliato parlarne, ma finita l’emergenza Covid il turismo internazionale tornerà. L’Italia è rimasta e sarà sempre la prima meta desiderata di viaggio di tutti i turisti del mondo, come dicono tutti gli studi e i sondaggi. Quindi bisogna prepararsi a questo, moltiplicando le mete attrattive di turismo internazionale. Se no troveremo troppa gente in determinati luoghi, rendendo ingestibile la politica dei flussi o anche la visibilità stessa dei monumenti, e dall’altro lato luoghi bellissimi non visitati. Dunque, tutta la promozione, tutta l’attività e la moltiplicazione degli attrattori va in questa direzione.