Ben venga qualsiasi iniziativa di contrasto al sommerso ma la priorità è porre le basi per un vero sviluppo sostenibile degli affitti brevi.”

 

Se il tema di queste nuove azioni annunciate dal Governo e contenute nella Finanziaria è quello della lotta all’evasione e di stanare, cosa su cui siamo totalmente allineati, chi opera sul mercato degli affitti brevi in nero, la limitazione a 4 appartamenti di proprietà appare pressoché inutile ai fini di una seria ed efficace regolamentazione del mercato.

I proprietari di più di 4 case persone fisiche che lavorano con gestori professionali sono già sostanzialmente tutti imprenditori: basti pensare che sulla totalità dei circa 4mila e 500 proprietari, persone fisiche, che hanno affidato la gestione degli immobili che possiedono alle sole nostre cinque aziende, che sono le più grandi in Italia sul mercato degli affitti brevi, quelli che possiedono più di 4 appartamenti sono solo dieci, rappresentando lo 0,2% dei proprietari. I proprietari di molti appartamenti dedicati agli affitti brevi operano tutti sotto forma di società e non sono soggetti a cedolare secca”, così in una nota AIGAB, Associazione Italiana Gestori degli Affitti Brevi (www.aigab.it) fondata dagli AD dei big player italiani del turismo professionale in appartamento (Altido, CleanBnB, Italianway, Sweetguest e Wonderful Italy) commenta le misure sugli affitti brevi contenute nella Finanziaria 2021.

 

Per quanto riguarda l’annuncio sulla creazione di un codice unico nazionale coordinato dal MIBACT, vanno delineati nel merito i dettagli: potrebbe essere una cosa buona se inserito in un contesto di armonizzazione delle normative regionali, di snellimento di procedure e semplificazione dei requisiti per poter promuovere e gestire appartamenti a breve termine. Non solo per facilitare la vita agli operatori professionali, ma anche per rendere più facili i controlli alle autorità, e comunque a condizione che non preluda a future limitazioni sul numero di immobili da destinare agli affitti brevi.

 

Il nostro paese ha oltre 6 milioni di seconde case sfitte e inutilizzate, molte sono collocate in località secondarie e nei borghi, spesso ricevute in eredità dagli attuali proprietari. Si dovrebbe cogliere il particolare momento storico per definire un quadro normativo di semplificazioni piuttosto che inserire inutili limitazioni. Il codice unico può essere un passo avanti, ma potrebbe essere una misura inefficace se non applicata fino in fondo e se non accompagnata da un sistema di sanzioni rigoroso, visto e considerato quel che è accaduto al codice unico introdotto dall’allora Ministro del Turismo Centinaio, rimasto di fatto lettera morta”.

 

“Il vero tema – continua in una nota AIGAB che grazie al dialogo con le Commissioni competenti del Senato al lavoro sui DL Ristori ha chiesto e ottenuto l’estensione della platea dei Codici Ateco ammessi ai ristori stessi con particolare riferimento ai Codici 55.20.51; 81.10; 79.90.19; 79.1è inoltre: cosa accade oggi a chi non versa la cedolare secca? Come pensa il Governo di censire e sanzionare una volta per tutte i privati che mettono online appartamenti senza alcun codice identificativo oppure quelli che non fanno alcuna segnalazione all’ISTAT o alla Polizia o, ancora, che non raccolgono e versano l’imposta di soggiorno? Sono tutti nodi cruciali che sarebbe corretto affrontare e sciogliere in un’ottica di una riforma strutturata degli affitti brevi. Eppure nelle misure varate non ce n’è traccia”.

 

Ben venga qualsiasi iniziativa di contrasto al sommerso ma la priorità è porre le basi per un vero sviluppo sostenibile degli affitti brevi. Pensare di fare una nuova riforma senza ascoltare gli imprenditori che poi quelle norme dovranno applicare ci sembrerebbe l’ennesima occasione persa. Ribadiamo che siamo a disposizione del Legislatore come addetti ai lavori così come ribadiamo la nostra disponibilità a collaborare con i tecnici che hanno scritto le norme e le porteranno avanti”.