Di Stefano Modena

 

C’è una Firenze meno affollata, più silenziosa e contemplativa, che inizia appena oltre l’Arno e si arrampica dolcemente sulle colline. Fiesole è il suo punto di osservazione privilegiato, un luogo antico, sospeso, da cui lo sguardo abbraccia la città del Rinascimento mentre il tempo sembra rallentare. Qui il viaggio non è solo scoperta, ma anche ascolto. Ed è proprio in questo contesto che si inserisce uno dei luoghi più sorprendenti del territorio, il Museo Etnologico Missionario del Convento di San Francesco.

 

UN BORGO CHE ATTRAVERSA LE EPOCHE

Fiesole è da sempre un crocevia. Prima etrusca, poi romana, longobarda e medievale, ha conservato tracce di ogni civiltà che l’ha attraversata. Il teatro romano, l’area archeologica, i vicoli raccolti e i giardini nascosti raccontano una storia stratificata, fatta di passaggi, incontri e osservazione dall’alto. Ma accanto alla dimensione archeologica e paesaggistica, Fiesole custodisce anche un’anima più intima e spirituale. Allontanandosi leggermente dal centro, immersi nel verde, emergono i conventi che da secoli dominano il paesaggio. Tra questi, il Convento di San Francesco rappresenta uno dei luoghi più significativi, dove fede, arte e cultura si intrecciano in modo naturale.

 

IL MUSEO ETNOLOGICO MISSIONARIO: IL MONDO DENTRO UN CONVENTO

Fondato alla fine del XIV secolo dai Frati Minori, il convento ospita al suo interno il Museo Missionario Francescano, istituito nei primi anni del Novecento. Varcare la soglia del museo significa intraprendere un viaggio inatteso che dalle colline toscane porta in Asia, Africa e Medio Oriente, attraverso oggetti che raccontano storie di missioni, incontri e scambi culturali. La collezione nasce inizialmente da reperti etruschi rinvenuti nei terreni circostanti e si arricchisce di oggetti portati da terree lontane, la grande intuizione di Padre Ambrogio Ridolfi. Non souvenir, ma testimonianze di mondi sconosciuti, strumenti di conoscenza per una comunità che non avrebbe mai potuto raggiungerli. Abiti tradizionali, strumenti musicali, porcellane, sculture, avori e reperti archeologici convivono in un percorso che invita al rispetto e alla comprensione delle diversità culturali. Tra i pezzi più sorprendenti spicca una mummia egizia risalente al XX secolo a.C., ancora custodita nel suo sarcofago, una presenza silenziosa che colpisce per forza evocativa e conservazione.

 

DIALOGO, NON COLLEZIONE

Oggi il Museo Etnologico Missionario non è solo un luogo espositivo, ma uno spazio di dialogo interculturale. Accanto agli oggetti etnografici, il percorso racconta anche la vita quotidiana e liturgica dei frati francescani, offrendo una lettura più ampia del viaggio come esperienza di incontro e scambio, non di conquista. La visita si completa con la chiesa del convento, restaurata nei primi anni del Novecento in stile neogotico, e con il complesso conventuale sviluppato attorno a tre chiostri porticati, decorati da affreschi ispirati alla vita di San Francesco. Un insieme che invita naturalmente alla lentezza e alla contemplazione.

 

VIVERE FIESOLE CON LENTEZZA

Per assaporare davvero l’atmosfera di Fiesole, l’ideale è fermarsi. Soggiornare sulle colline permette di vivere il territorio con un ritmo diverso, lontano dal rumore del centro storico fiorentino. In questo senso, FH55 Hotel Villa Fiesole diventa un punto di partenza naturale per un’esperienza fatta di quiete, natura e cultura. Residenza storica immersa nel verde, l’hotel conserva un’eleganza discreta e un senso di intimità che dialoga perfettamente con il contesto. Dai giardini all’italiana alla vista su Firenze, dalle camere affrescate alla terrazza del ristorante, tutto invita a prendersi tempo, a osservare, a respirare.

 

UN VIAGGIO CHE RESTA

Visitare il Museo Etnologico Missionario e soggiornare a Fiesole significa scegliere un viaggio diverso, più profondo e consapevole. Un’esperienza che unisce arte, fede, storia e natura, e che ricorda come il vero lusso oggi sia potersi fermare, comprendere e guardare il mondo da una prospettiva più ampia.