Di Antonio Bordoni

Le notizie pubblicate in questi giorni sul razionamento della benzina in alcuni scali, le difficoltà che incontrano o potrebbero incontrare le compagnie aeree nel caso il problema del passaggio delle petroliere nello stretto di Hormuz non si sbloccasse in tempi abbastanza rapidi,  ci ha fatto tornare in mente quei spiacevoli casi in cui i passeggeri dei voli sono stati costretti a fare collette per poter far partire l’aereo su cui erano prenotati. Vi rammentiamo alcuni dei casi più recenti ed eclatanti augurandoci che simili spiacevoli casi non debbano ripetersi  in questi giorni nei quali sentiamo parlare di compagnie aeree a secco.

  • 17 novembre 2011, aeroporto di Vienna. Questo episodio potrebbe intitolarsi “una compagnia davvero low cost”. Un aereo della compagnia aerea austriaca, Comtel Air, in viaggio da Amritsar, India, a Birmingham, aveva effettuato uno scalo a Vienna per rifornimento carburante ma qui i 180 passeggeri apprendevano che se volevano proseguire per la destinazione finale avrebbero dovuto coprire i costi per il carburante e le tasse aeroportuali. Servivano 24.000 sterline, circa 28 mila euro; non tutti disponevano di contante e chi non lo aveva, scortato dalla polizia, veniva accompagnato al più vicino sportello automatico per il prelievo delle banconote. In un modo o in un altro, il denaro necessario è stato messo insieme e l’aereo  è finalmente ridecollato alla volta di Birmingham, dove una volta giunto i passeggeri si son dati da fare per informare la stampa circa l’incredibile storia a loro occorsa.

La compagnia che operava con un Boeing 757  chiudeva i battenti quello stesso anno, il 2011.

 

  • 10 agosto 2012. In questo caso non si tratta di una compagnia low cost ma addirittura di un volo Air France. Quel giorno il volo Parigi/Beirut non riesce ad atterrare sullo scalo della capitale libanese a causa dell’occupazione della strada per l’aeroporto da parte dei guerriglieri Sciiti. L’aereo quindi prosegue per Damasco ed essendo rimasto a secco chiede di effettuare un rifornimento carburante. Ma a Damasco fanno sapere che non accettano pagamenti con carte di credito e l’equipaggio non ha altra scelta che chiedere ai passeggeri di effettuare una colletta. Fatto ciò l’aereo decolla, ma nuovamente non riesce ad atterrare a Beirut perché lo scalo è ancora chiuso. Allora l’aereo punta su Cipro dove i passeggeri pernottano. Il mattino successivo  appreso che l’aeroporto di Beirut era stato riaperto l’aereo giunge finalmente all’agognata meta. Un caso di forza maggiore con caratteristiche ben differenti rispetto a quanto accaduto a Vienna, ma con un particolare in comune: anche in questo caso sono stati i passeggeri a pagare.
  • 21 novembre 2018. Aeroporto di Pechino, aereo della compagnia polacca LOT. Il velivolo necessita di una riparazione ad una pompa idraulica altrimenti non può ripartire. Sono 249 i passeggeri a bordo. Anche in quella circostanza, il personale dell’aeroporto pretendeva il pagamento in contanti e non tramite transazione bancaria.  La spesa fortunatamente è del tutto ragionevole: 2.500 yuan (circa 315 euro) e questa volta la colletta è presto fatta. Dopo 10 ore di sosta si può ripartire per Varsavia.
  • 25 settembre 2019. Una vicenda che ha del surreale. Il giorno prima la compagnia aerea britannica Thomas Cook aveva dichiarato fallimento. La compagnia era specializzata nella formula dei pacchetti “tutto compreso”.

In una comunicazione pubblicata sul proprio sito il tour operator  annuncia che  i pacchetti viaggio, compresi tutti i voli aerei sono stati cancellati dal 23 settembre. Per  migliaia di viaggiatori britannici  è l’inizio di una odissea. Il gruppo  lascia più di 20mila persone senza lavoro e migliaia di viaggiatori bloccati negli aeroporti o negli hotel del tour operator. Circa 9.000 posti di lavoro nel Regno Unito vengono messi a rischio e il governo deve organizzare un piano di rimpatrio per permettere di riportare a casa 150.000 turisti britannici con un programma di voli dal costo di 100 milioni di sterline.

Un aereo della compagnia si trova bloccato a Dalaman in Turchia e i passeggeri organizzano una raccolta di denaro per permettere all’equipaggio di pagare il carburante per riuscire a portare l’aereo in Patria a Cardiff.

All’arrivo una passeggera  dichiarava alla stampa che lei e il suo gruppo erano rimasti bloccati per “ore e ore” all’aeroporto perché la compagnia di carburante non voleva rifornire l’aereo per timore di non essere pagata.

 

Tratto da Aviation-Industry-News.com