NON È SOLO UNA PERCEZIONE. ECCO COME REGOLE UNICHE E NUOVE RITENUTE D’ACCONTO PENALIZZANO LE AGENZIE RISPETTO A TUTTO IL RESTO DEL COMMERCIO.
Di Liliana Comandé
E’ una frustrazione che spesso si respira nel settore e la percezione di pagare “più tasse” rispetto ad altri settori commerciali è legata a una serie di complessità burocratiche e rigidità fiscali uniche, che pesano enormemente sulla gestione quotidiana delle agenzie di viaggi e dei tour operator.
Tuttavia, dal punto di vista puramente tecnico-giuridico, non è corretto dire che le agenzie pagano più tasse in assoluto (le aliquote sulle imposte dirette come IRPEF o IRES sono le stesse degli altri settori).
Il vero problema risiede nel funzionamento di un regime IVA speciale e iper-restrittivo e in alcune recenti riforme che colpiscono duramente la liquidità delle agenzie.
Il motivo per cui la fiscalità del turismo sembra – ed è, nei fatti, – una gabbia così punitiva si articola su tre punti fondamentali.
Il Regime IVA “74-ter”. Il sistema del margine
Le agenzie di viaggi non applicano l’IVA come un normale negozio di abbigliamento o di elettronica. Utilizzano un regime speciale regolato dall’articolo 74-ter del DPR 633/72.
L’IVA non si calcola sull’intero prezzo di vendita del pacchetto turistico, ma solo sul margine di profitto dell’agenzia. Prezzo di vendita al cliente meno costi vivi sostenuti per i fornitori come hotel, voli, ecc..
Sebbene possa sembrare un vantaggio calcolare l’IVA solo sul margine, è una trappola perché c’è un enorme rovescio della medaglia: l’IVA sui costi non è detraibile. Un commerciante normale scarica l’IVA sulle fatture d’acquisto, l’agenzia di viaggi non può farlo.
Quando l’agenzia organizza un pacchetto in Italia o nell’UE, il margine viene tassato con l’aliquota ordinaria al 22%. Questo avviene anche se i singoli servizi che compongono il viaggio avrebbero un’IVA ridotta (ad esempio, gli hotel e i trasporti avrebbero l’IVA al 10%). Diventando un “pacchetto unico”, lo Stato esige il 22% sul guadagno dell’agenzia.
La mazzata sulla liquidità. Le nuove ritenute d’acconto
A rendere lo scenario ancora più pesante si è aggiunto un importante cambiamento normativo per tutte le agenzie e le TMC (Travel Management Company): l’introduzione della ritenuta d’acconto sulle provvigioni.
I fornitori di servizi e i tour operator trattengono alla fonte una quota dalle commissioni destinate alle agenzie come “anticipo” sulle tasse future con queste aliquote:
4,6% dell’importo se l’agenzia ha dipendenti o collaboratori continuativi.
11,5% dell’importo se l’agenzia non ha dipendenti.
Non si tratta di una nuova tassa in più in quanto, normalmente, l’importo viene recuperato in sede di dichiarazione dei redditi alla fine dell’anno, ma è un durissimo colpo al flusso di cassa (il cosiddetto cash flow).
In un settore che lavora con margini spesso ridotti e volumi alti, trovarsi con commissioni già decurtate alla fonte toglie ossigeno finanziario immediato.
Costi di gestione e burocrazia asfissiante
Mentre un commerciante al dettaglio vende un prodotto finito e chiude l’operazione battendo lo scontrino, un’agenzia di viaggi deve gestire una contabilità separata per ogni singolo pacchetto o servizio intermedio.
I registri IVA speciali, le distinzioni tra viaggi interni all’UE, soggetti a IVA, e viaggi Extra-UE, non soggetti a IVA, il ricalcolo annuale dei margini e l’impossibilità di recuperare l’IVA sui servizi acquistati all’estero richiedono una consulenza commercialistica avanzata e molto costosa.
In sintesi, la sensazione di essere penalizzati rispetto al resto del commercio non è un’illusione: deriva da un sistema IVA che vieta la detrazione sui costi, impone l’aliquota più alta (22%) sui margini e, da quest’anno, blocca preventivamente la liquidità aziendale attraverso le ritenute sulle commissioni.
Il futuro non si viaggia a fari spenti
In un Paese che si definisce “la patria del turismo”, continuare a penalizzare la filiera che quel turismo lo costruisce e lo garantisce è un paradosso non più sostenibile. Le agenzie di viaggi non chiedono privilegi, ma equità.
Un sistema IVA moderno e tutele sulla liquidità che permettano alle imprese di respirare. Senza un intervento strutturale che semplifichi questa giungla burocratica, il rischio è di veder scomparire i presidi sul territorio, lasciando il mercato in mano ai soli colossi del web stranieri o agli abusivi.
È tempo che la politica si accorga che difendere le agenzie significa difendere il valore del turismo italiano.