Il Mediterraneo al centro dei traffici globali. Federagenti chiede riforme immediate e l’addio a “concorrenze provinciali” per attrarre capitali privati
In un quadro internazionale dominato da profonde tensioni geopolitiche, l’area del Mediterraneo si profila come il nuovo baricentro strategico per i traffici commerciali via mare. Tuttavia, per intercettare questa straordinaria opportunità storica, il sistema infrastrutturale italiano necessita di una decisa inversione di tendenza logistica e normativa, orientandosi in modo rapido e pragmatico verso la specializzazione dei propri scali.
È quanto emerso con forza durante l’Assemblea Pubblica di Federagenti tenutasi a Civitavecchia. Il Presidente della Federazione, Paolo Pessina, ha evidenziato come le violente oscillazioni dei noli marittimi – legati sia al comparto dei container sia a quello petrolifero – risentano direttamente dell’instabilità in aree nevralgiche quali lo Stretto di Hormuz. Di fronte a mutamenti così repentini, il settore richiede una pianificazione organica basata sulla domanda reale del mercato, abbandonando logiche obsolete. “In questa ottica – ha affermato Pessina, echeggiato dal presidente di Assoporti, Roberto Petri – è necessario puntare sull’eccellenza, perché è l’eccellenza che richiede il mercato in contrapposizione con la frammentazione e con forme di concorrenza provincialista e campanilistica che oggi non hanno più senso”.

Questa visione si inserisce nel più ampio dibattito sul piano di riforma portuale promosso dal Governo. Come confermato in collegamento dal Viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Edoardo Rixi, l’iter legislativo dovrà necessariamente accelerare per scongiurare il rischio che soggetti stranieri assumano il controllo dei principali processi di trasformazione marittima nel nostro Paese.
La sfida centrale rimane quella della governance: l’attuale assetto frena l’afflusso del risparmio privato verso lo sviluppo marittimo nazionale. In questo contesto, gli agenti marittimi rivendicano un ruolo non solo di sentinelle geopolitiche pronte a cogliere i cambiamenti, ma anche di attori in grado di attrarre capitali privati, giungendo a ipotizzare la nascita di una holding privata preposta al controllo e alla gestione efficiente dell’intero sistema portuale italiano.
