Tra digitalizzazione, rincari e geopolitica, l’intermediazione turistica riscopre il suo valore più grande: la fiducia

 

di Liliana Comandé

 

Negli ultimi anni abbiamo assistito alla narrativa, spesso fin troppo affrettata, sulla disintermediazione inevitabile e sul “fai-da-te” come unico futuro del turismo. La realtà dei fatti, tuttavia, ci sta dimostrando l’esatto contrario.

In un mondo in cui viaggiare è diventato al tempo stesso più accessibile e più complesso – tra incertezze geopolitiche, dinamiche di prezzo aggressive e una sovrabbondanza di informazioni spesso contraddittorie -, il valore dell’agenzia di viaggio non si misura più nella semplice emissione di un biglietto.

Il futuro dell’outgoing non appartiene a chi vende prodotti a scaffale, ma a chi sa guidare il cliente attraverso la complessità. Il valore aggiunto si è spostato sulla garanzia, sulla sartorialità dell’itinerario e sulla capacità di trasformare un semplice spostamento in un’esperienza senza intoppi.

Le agenzie di viaggio non stanno semplicemente sopravvivendo alla rivoluzione digitale e alle crisi dei mercati, si stanno riposizionando come presidi fondamentali di competenza e serenità.

Perché se pianificare un itinerario online è diventato un passatempo alla portata di tutti, viaggiare davvero protetti e guidati resta, oggi più che mai, un’arte da professionisti.

Il settore del turismo outgoing (i viaggi degli italiani all’estero) e della rete di agenzie di viaggio si trova oggi in una fase di consolidamento strategico e trasformazione, caratterizzata da buoni volumi di traffico ma da una gestione più attenta dei budget e dei margini.

Volumi e trend di spesa, si viaggia, ma si ottimizza

I dati più recenti evidenziano una domanda tonica ma pragmatica:

I flussi sono in crescita, ossia il numero di italiani che sceglie di viaggiare all’estero continua a registrare un segno positivo. L’effetto positivo del rafforzamento dell’euro verso alcune valute estere ha favorito i viaggi extra-UE.

La spesa media è sotto controllo, ovvero,  nonostante l’aumento dei viaggiatori, si nota una razionalizzazione della spesa. A fronte dell’aumento generale dei prezzi dei voli e delle strutture, i clienti tendono a monitorare attentamente il budget complessivo, diluendo talvolta la spesa media su soggiorni leggermente più lunghi o scegliendo servizi più misurati.

 

Le destinazioni più richieste

L’intermediazione in agenzia trae la sua maggior forza sui pacchetti e sui viaggi a medio e lungo raggio:

Gli Stati Uniti si confermano in cima alle preferenze. Molto forte è la domanda per l’Asia, con Giappone e Thailandia in primo piano per il turismo esperienziale e per mete balneari di fascia alta o viaggi di nozze (Maldive, Caraibi, Vietnam).

Riscuotono ottimo successo le crociere nel Mediterraneo/Nord Europa e le mete di medio raggio  come Mar Rosso, Isole Canarie e capitale europee, storicamente pilastri delle vendite a catalogo dei Tour Operator.

 

Il nuovo ruolo dell’Agenzia: da “biglietteria” a “consulente e garante”

Il modello di business delle agenzie fisiche e dei network è cambiato profondamente.

Se il viaggio breve o il volo point-to-point viene gestito in autonomia online (fai-da-te/OTA), il cliente torna in agenzia quando la spedizione si fa articolata: itinerari multi-tappa, viaggi di nozze, safari o mete che richiedono visti e adempimenti particolari.

Il valore della sicurezza e delle tutele in questo periodo è quanto mai apprezzata perché l’instabilità geopolitica e il rischio di cancellazioni o scioperi spingono il cliente a cercare le garanzie offerte dal pacchetto turistico (tutelato dal Codice del Turismo e dai fondi di garanzia dei TO/filiere associate come ASTOI o FTO).

La personalizzazione o il “Tailor-made” sono l’arma vincente in quanto piuttosto che vendere prodotti “da scaffale”, le agenzie di successo operano come travel designer, offrendo itinerari su misura introvabili sui motori di ricerca standard.

Le criticità del settore…

Non mancano tuttavia le sfide operative per gli agenti di viaggio (immancabili) e sono:

La compressione dei margini. Il rincaro del costo dei trasporti (soprattutto i voli di linea e charter) alza il prezzo finale per il cliente senza necessariamente tradursi in una provvigione più alta per l’agente.

Gli alti costi gestionali e gli adempimenti. Le associazioni di categoria (FTO, FIAVET, AIAV, ASTOI, MAAVI ecc…) sono costantemente impegnate nel contrattare tutele fiscali e burocratiche per evitare l’erosione di liquidità per le piccole e medie agenzie.

La mancanza di personale qualificato. Purtroppo e da tempo, come nel resto del comparto turistico, si avverte una grande difficoltà nel reperire e trattenere impiegati addetti ai clienti (banconisti)  e programmatori con competenze avanzate.

Il mercato dell’outgoing in agenzia si presenta solido e dinamico per la fascia medio-alta e per i viaggi complessi, mentre soffre la concorrenza diretta del web sui prodotti standardizzati e a basso budget.

 

In conclusione: la sfida e la promessa del turismo organizzato

La partita del turismo outgoing non si gioca più sulla quantità dei biglietti staccati, ma sulla qualità della relazione e della competenza. Se il web ha conquistato il segmento della semplicità e del “fai-da-te”, alla rete delle agenzie fisiche resta la materia più preziosa, i viaggi complessi, i sogni su misura e la serenità dei clienti.

Certo, il settore si trova a un bivio di maturità. Le sfide operative — dai margini ridotti ai costi burocratici, fino alla ricerca di personale qualificato — sono reali e impongono un cambio di passo organizzativo, la necessità di fare rete e una costante formazione.

Tuttavia, la direzione è tracciata, l’agenzia di viaggio non è un nostalgico retaggio del passato, ma il presidio del futuro per chiunque consideri il viaggio non come un banale spostamento, ma come un valore da tutelare.

Dimostrando ogni giorno che la consulenza professionale non è un costo aggiuntivo, ma l’unico vero investimento capace di trasformare un’idea in realtà e un imprevisto in un problema già risolto.