Dalla valorizzazione del cocco alla nuova strategia per Kiritimati, Kiribati punta su produzioni locali, sostenibilità e coinvolgimento degli abitanti per costruire un modello turistico legato all’identità delle isole

 

di Stefano Modena

 

Per Kiribati lo sviluppo del turismo passa sempre più attraverso le comunità locali. Produzioni tradizionali, tutela dell’ambiente e una gestione più attenta delle destinazioni stanno diventando elementi di una strategia che punta non soltanto ad attrarre visitatori, ma anche a creare opportunità economiche per gli abitanti e preservare l’identità dell’arcipelago. Un approccio che emerge dalle nuove iniziative promosse nel Paese e che trova un esempio concreto nella valorizzazione di una delle risorse più caratteristiche delle isole, il cocco.

 

DAL COCCO NUOVE OPPORTUNITÀ PER LE ISOLE

Il Governo di Kiribati, attraverso la Kiribati Coconut Development Limited, ha avviato il progetto “Virgin Coconut Oil for Outer Island Income & Livelihoods in Kiribati”, dedicato allo sviluppo della produzione di olio vergine di cocco nelle isole più periferiche dell’arcipelago. L’iniziativa, presentata il 1° settembre, dispone di un finanziamento di 900 mila dollari statunitensi, messo a disposizione dal Governo e dal popolo dell’India attraverso l’India-UN Development Partnership Fund e amministrato dallo United Nations Office for South-South Cooperation. I primi impianti di lavorazione del cocco resilienti agli effetti del cambiamento climatico saranno realizzati nelle isole di Nonouti e Teraina. Parallelamente saranno sviluppate competenze locali nella trasformazione, nello sviluppo dei prodotti e nel marketing. Per gli abitanti delle isole il cocco rappresenta da sempre molto più di una produzione agricola, è parte della vita quotidiana e dell’economia locale e fornisce alimenti, materiali e reddito a numerose famiglie. Anche la produzione di copra continua ad avere un ruolo importante, soprattutto nelle isole esterne. Il progetto assume quindi anche una dimensione turistica. Olio di cocco, prodotti alimentari, artigianato e altre produzioni tradizionali possono entrare nell’esperienza del visitatore, permettendo alle comunità di beneficiare più direttamente della presenza turistica e, nello stesso tempo, raccontando aspetti autentici della cultura I-Kiribati.

 

KIRITIMATI PREPARA IL TURISMO DEL FUTURO

Un secondo fronte riguarda Kiritimati, dove la Tourism Authority of Kiribati ha presentato la nuova identità del brand turistico nazionale agli operatori locali e avviato le consultazioni sul Sustainable Destination Management Plan (SDMP). Si tratta del primo piano pensato specificamente per guidare lo sviluppo turistico dell’isola, cercando di conciliare crescita, tutela ambientale e benefici per la popolazione locale. La sua preparazione parte anche dall’ascolto del territorio: sono già stati intervistati oltre 30 stakeholder del settore ed è stata realizzata una Resident Sentiment Survey tra gli abitanti. Durante gli incontri sono stati inoltre presentati il Mauri Way, programma dedicato alla formazione degli operatori dell’ospitalità e alla valorizzazione della cultura di Kiribati nel rapporto con i visitatori, e la Visitor Satisfaction Survey. Le indicazioni raccolte contribuiranno alla redazione del piano, la cui bozza è prevista per novembre 2026. L’obiettivo è costruire un’offerta nella quale produzioni locali, agricoltura e turismo possano rafforzarsi reciprocamente. Prodotti già profondamente legati alla vita quotidiana delle isole possono così diventare anche strumenti per raccontare ai viaggiatori le storie e le tradizioni dell’arcipelago.

 

MENO ARRIVI, MA CRESCE LA CAPACITÀ RICETTIVA

A fornire una fotografia dell’andamento del settore sono anche i dati relativi al primo trimestre del 2026. Secondo la Tourism Authority of Kiribati, gli arrivi internazionali sono diminuiti del 5,4% rispetto allo stesso periodo del 2025. Gli Stati Uniti rimangono il principale mercato di provenienza, con 524 visitatori e una quota del 23%, seguiti dall’Australia con il 13% e dalle Fiji con il 12%. La permanenza media complessiva è stata invece di 17 notti. Il dato interessante riguarda però l’offerta: nonostante una diminuzione dell’1,4% del numero di hotel rispetto all’ultimo trimestre del 2025, sono aumentati camere, posti letto e addetti, indicando una crescita della capacità ricettiva complessiva.

 

NATURA E CONOSCENZE TRADIZIONALI

La sostenibilità della destinazione passa infine dalla protezione di un patrimonio naturale particolarmente fragile. A settembre Kiribati ha partecipato all’11th Pacific Islands Conference for Nature Conservation and Protected Areas, svoltasi a Nouméa, in Nuova Caledonia. L’incontro ha riunito oltre 400 rappresentanti del Pacifico sui temi della biodiversità, del ripristino degli ecosistemi, della resilienza climatica, della governance degli oceani e del coinvolgimento delle comunità. La rappresentante di Kiribati, Beebe Kararaua O’Connor, ha partecipato all’Indigenous Voices Dialogue, dedicato anche al ruolo delle conoscenze tradizionali e delle forme di governance locali nella conservazione ambientale. È proprio nell’incontro tra questi elementi che sembra delinearsi il percorso turistico di Kiribati: non separare il viaggio dalla vita delle isole. Il prodotto locale diventa esperienza, la cultura entra nell’accoglienza e le comunità partecipano alle decisioni sullo sviluppo delle destinazioni. Per un arcipelago remoto e ambientalmente delicato come Kiribati, la sfida non è soltanto portare più visitatori, ma fare in modo che il turismo contribuisca a mantenere vivo ciò che rende queste isole una destinazione unica.

 

Foto credit by the Tourism Authority of Kiribati