L’Italia punta a crescere tutto l’anno: Mazzi annuncia il Forum internazionale il 22 e 23 marzo. 523,7 milioni di presenze turistiche nei primi nove mesi del 2026
Di Tiziana Conte
Il turismo italiano punta a consolidare i risultati raggiunti e a trasformare la crescita in valore duraturo per imprese, lavoratori e territori. È questo il messaggio emerso dall’evento “Perché l’Italia è economia del turismo! Manifesto per il futuro”, promosso dal Ministero del Turismo al Tempio di Venere, nell’area del Colosseo, con la partecipazione di istituzioni, imprese e rappresentanti delle principali organizzazioni del comparto.
L’obiettivo è definire una visione condivisa per un settore che non può più essere considerato soltanto un’attività legata alle vacanze, ma una componente strutturale dell’economia nazionale. «Non celebriamo solo i successi di una Nazione diventata prima in Europa per presenze, ma scriviamo insieme un manifesto per il futuro dell’ecosistema turistico», ha dichiarato Mazzi, sottolineando come negli ultimi sessant’anni il comparto abbia attraversato una trasformazione profonda. «Il turismo non è più semplice villeggiatura, ma sistema economico. Perché l’Italia è economia del turismo». Nel corso dell’incontro, il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi ha annunciato il prossimo Forum internazionale del turismo italiano, in programma a Roma il 22 e 23 marzo, realizzato in collaborazione con Il Sole 24 Ore.

I numeri della crescita e il peso sull’economia
A sostenere la necessità di riconoscere al turismo un ruolo centrale nelle politiche economiche sono i dati illustrati dal ministro. Nei primi nove mesi del 2026 l’Italia ha registrato 523,7 milioni di presenze, con un incremento del 4,7% rispetto allo stesso periodo del 2025. L’anno scorso si era chiuso con il record di 535,5 milioni di presenze. «Oggi abbiamo ancora tre mesi davanti e siamo soltanto a 11 milioni e 800 mila presenze dal superare il record del 2025», ha osservato Mazzi, evidenziando anche la crescita registrata a settembre, quando le presenze sono aumentate del 5% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, sia per la componente straniera sia per quella domestica. Il turismo, secondo i dati snocciolati dal Ministro, vale il 13% del Pil e garantisce occupazione a 3,3 milioni di persone, con un aumento degli occupati dell’11% dal 2022. Numeri che, per il ministro, rendono necessario un riconoscimento più forte del settore anche a livello europeo. «Ho una fissazione affinché il turismo debba sempre essere dentro l’elencazione dei comparti economici più importanti di una Nazione», ha affermato, richiamando l’esigenza di lavorare affinché il comparto trovi spazio anche nei capitoli di spesa europei.

Cultura, borghi ed enogastronomia trainano l’offerta
La ricchezza dell’offerta italiana resta uno dei principali fattori di attrazione internazionale. Nel 2025 le vacanze culturali hanno generato 129 milioni di pernottamenti stranieri, pari al 32,9% del totale delle notti trascorse in Italia dai turisti internazionali. Le dieci principali città d’arte hanno totalizzato 163,9 milioni di presenze, con Roma in testa a quota 38,7 milioni, seguita da Venezia con 15,5 milioni, Firenze con 13,4 milioni e Milano con 10,5 milioni. Accanto alle grandi destinazioni, cresce l’interesse per i territori meno conosciuti. Gli oltre 5.500 Comuni italiani con meno di 5.000 abitanti hanno registrato, tra gennaio e luglio 2026, un aumento degli arrivi del 5,6% e delle presenze del 4,4%. Un andamento che conferma le opportunità legate alla diffusione dei flussi turistici e alla costruzione di itinerari capaci di coinvolgere borghi e piccoli centri. Anche enogastronomia e grandi eventi contribuiscono alla crescita. Le vacanze legate al cibo e al vino hanno generato 2,4 milioni di pernottamenti da parte di 765mila viaggiatori internazionali, con una spesa complessiva di 395,5 milioni di euro. Nel 2025, inoltre, gli eventi italiani hanno coinvolto 253 milioni di spettatori, producendo un giro d’affari di 4,3 miliardi di euro, in aumento del 7% rispetto al 2024.
Per valorizzare il patrimonio nazionale, Mazzi ha annunciato anche la mostra “Italia Patrimonio dell’Umanità”, prevista il 21 aprile alle Terme di Diocleziano. «Ci saranno 62 installazioni, una per ogni sito Unesco che ha l’Italia e che determinano il primato del Paese nel mondo», ha spiegato il ministro, ricordando inoltre l’appuntamento del 10 dicembre a Londra per celebrare il primo anniversario del riconoscimento della cucina italiana come patrimonio dell’umanità.

Destagionalizzazione e investimenti: le proposte delle imprese
Tra le priorità emerse dal confronto c’è la necessità di superare la concentrazione dei flussi nei periodi di alta stagione. Marina Lalli, past president di Federturismo Confindustria, ha proposto l’introduzione di un “Indice Turismo 365”, uno strumento per misurare la capacità dei territori di generare economia turistica durante tutto l’anno e orientare di conseguenza gli incentivi pubblici.
«Dobbiamo superare la stagionalità e trasformare il turismo in un’industria capace di generare valore, occupazione e investimenti 365 giorni l’anno. Occorre cambiare modello di sviluppo», ha dichiarato Lalli. Secondo la rappresentante di Federturismo, non basta misurare arrivi, presenze e spesa: occorre valutare anche la continuità dell’attività economica, premiando chi investe, crea occupazione e amplia l’offerta oltre i mesi di maggiore affluenza.
«L’Italia non ha bisogno soltanto di più turisti, ma di nuovi turismi, capaci di trasformare la ricchezza del Paese in un vantaggio competitivo durante tutto l’anno», ha aggiunto, indicando in cultura, mare, montagna, terme, sport, nautica ed eventi le leve per diversificare le esperienze e distribuire meglio i flussi.
Sulla necessità di valorizzare l’intera filiera si è soffermato anche Franco Gattinoni, presidente di FTO – Federazione Turismo Organizzato di Confcommercio. «Il futuro del turismo è creare più valore per chi viaggia, per le destinazioni, per le imprese e per chi lavora nel settore», ha affermato. In un mercato sempre più influenzato dall’intelligenza artificiale e dalle piattaforme digitali, agenzie di viaggio e tour operator continuano a svolgere una funzione importante nell’orientamento dei clienti e nell’assistenza durante il viaggio. «Semplificare una ricerca non significa rendere semplice un viaggio», ha sottolineato Gattinoni, richiamando l’esigenza di una maggiore collaborazione tra trasporti, ospitalità, distribuzione, destinazioni e istituzioni. «Il turista non vede i nostri comparti. Per lui esiste un unico viaggio».

Una strategia nazionale per il turismo
A chiedere un’integrazione stabile del comparto nelle politiche industriali è anche Confindustria Alberghi. Il vicepresidente vicario Antonio Zacchera ha sollecitato una strategia di lungo periodo, capace di affrontare la concorrenza internazionale, l’aumento dei costi, la carenza di competenze e la necessità di riqualificare le strutture ricettive.
«L’industria turistica deve entrare stabilmente nella politica industriale del Paese», ha dichiarato Zacchera, proponendo un tavolo permanente tra le imprese e i ministeri del Turismo, dell’Economia, delle Imprese, del Lavoro e delle Infrastrutture. Tra gli obiettivi indicati figurano la formazione, il rinnovamento del patrimonio alberghiero, la destagionalizzazione e una distribuzione più equilibrata delle opportunità di sviluppo. La proposta è portare un numero crescente di destinazioni ad almeno 270 giorni di attività turistica all’anno, misurando non soltanto i flussi, ma anche le ricadute economiche, sociali e ambientali degli investimenti. «Il nostro sogno è un Paese che non subisce i flussi, ma li governa; che non consuma le destinazioni, ma le fa crescere», ha spiegato Zacchera. «Il successo del turismo italiano non si misura soltanto nel numero degli arrivi, ma nel valore che resta dopo ogni partenza: lavoro, imprese più forti, territori più vivi».Anche Federalberghi, Fipe-Confcommercio e ANEF hanno richiamato la necessità di politiche mirate per sostenere le diverse componenti della filiera. Giuseppe Roscioli, vicepresidente vicario di Federalberghi, ha indicato tra le priorità la riqualificazione delle strutture ricettive, con investimenti in accessibilità, sostenibilità e digitalizzazione, oltre al contenimento dei costi energetici e del lavoro. E sulla concorrenza: «Non c’è crescita ordinata se non ci sono regole. E le buone regole servono a poco se non ci sono controlli efficaci. Stesso mercato, stesse regole», ha sottolineato.
A richiamare il legame tra imprese e territori è stato anche Manfred Pinzger, presidente di Confturismo-Confcommercio, che ha indicato nella tutela del tessuto imprenditoriale e nella gestione sostenibile delle destinazioni due condizioni per lo sviluppo del settore. «Per noi il turismo è prima di tutto impresa: più di 400 mila imprese distribuite negli 8 mila Comuni della penisola. Senza le nostre imprese non c’è futuro per il turismo», ha dichiarato. Pinzger ha proposto una maggiore governance delle destinazioni, con strumenti per misurare l’impatto ambientale e la capacità di carico dei territori, incentivi agli investimenti sostenibili e una gestione coordinata dei flussi. Tra le priorità anche il rilancio del turismo esperienziale, dai Cammini al cicloturismo, e la creazione di biglietti integrati. «Il futuro del turismo è l’impresa. Il futuro del turismo è il territorio», ha concluso, sottolineando la necessità di coniugare crescita economica, identità locale e tutela della bellezza dei luoghi.
Turismo è ristorazione
Sul ruolo della ristorazione è intervenuto Lino Enrico Stoppani, presidente di Fipe-Confcommercio, chiedendo di riconoscere pienamente i pubblici esercizi come imprese turistiche. «La ristorazione non accompagna il turismo: lo orienta, lo qualifica, lo determina, lo migliora», ha dichiarato, ricordando che il settore genera 32,3 miliardi di euro di spesa turistica e occupa oltre 1,5 milioni di persone.
Valeria Ghezzi, presidente di ANEF, ha infine rilanciato la sfida della montagna, puntando su una destinazione fruibile quattro stagioni, innovazione e sostenibilità. L’obiettivo, ha evidenziato, è creare lavoro, servizi e opportunità per i giovani, affinché possano scegliere di restare e costruire il proprio futuro in montagna.
È su questa prospettiva che il Forum intende costruire il proprio percorso: trasformare la crescita dei flussi in sviluppo strutturale, rafforzando il dialogo tra istituzioni e operatori e riconoscendo nel turismo una filiera capace di connettere cultura, ospitalità, commercio, trasporti, ristorazione e servizi. Una sfida che, per il settore, passa dalla capacità di programmare il futuro senza limitarsi a inseguire i risultati del presente.
