Di Stefano Modena
In un mondo che corre verso il cambiamento climatico, c’è un elemento spesso dimenticato nei grandi tavoli della politica globale: il cibo. In occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione, Slow Food lancia un appello chiaro e urgente: la crisi climatica e quella alimentare sono due facce della stessa medaglia, e non possiamo risolvere l’una senza affrontare l’altra.
Con la COP30 di Belém, in programma dal 10 al 21 novembre, alle porte, l’associazione invita i leader mondiali a mettere la transizione dei sistemi alimentari al centro delle negoziazioni sul clima. Per Slow Food, la posta in gioco è semplice e vitale: se non ripensiamo il modo in cui coltiviamo, trasformiamo, distribuiamo e consumiamo il cibo, non potremo mai affrontare davvero le sfide ambientali del nostro tempo.
CIBO E CLIMA: INTRECCIO INEVITABILE
«La crisi climatica è anche una crisi sociale e agricola», sottolinea Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia. «I sistemi di produzione dominanti avvelenano l’aria, impoveriscono i suoli, riducono la biodiversità e creano ingiustizie lungo tutta la filiera, concentrando potere e risorse nelle mani di pochi».
Da Belém, Slow Food chiede un governo etico del sistema alimentare, che garantisca il diritto al cibo per tutti e la dignità delle specie viventi. Perché la crisi climatica e quella alimentare non possono più essere affrontate separatamente: sono intrecciate, e le soluzioni devono considerarle entrambe.
DALLA PAROLA ALL’AZIONE
Secondo Edward Mukiibi, presidente di Slow Food, oggi il cibo è l’anello mancante nel dialogo politico sulla crisi climatica. La COP30 deve andare oltre le promesse e gli accordi simbolici, offrendo azioni concrete e incentivi per adottare sistemi agroecologici e giusti. Per Slow Food, il cibo non è solo causa della crisi climatica ma può essere anche la soluzione.
La chiave sta in sistemi alimentari fondati sui valori del buono, pulito e giusto. Diete nutrienti e accessibili, produzioni locali sostenibili, riduzione degli sprechi e tutela della biodiversità. In questo scenario, ogni scelta – dal seme al piatto – diventa un atto di responsabilità verso il pianeta e le persone.
OLTRE I COMBUSTIBILI FOSSILI: IL RUOLO DELLA FINANZA CLIMATICA
Abbandonare petrolio, gas e carbone non basta. Il recente Rapporto EAT-Lancet lo ribadisce: senza trasformare i sistemi alimentari, anche la completa transizione energetica non impedirà il surriscaldamento globale oltre 1,5 gradi. Per questo, Slow Food chiede ai governi di:
- Promuovere l’agroecologia e sostenere chi produce cibo rispettando l’ambiente.
- Riconoscere la sovranità alimentare come strumento di giustizia climatica.
- Ripensare la finanza climatica, destinando investimenti all’agroecologia e non ai combustibili fossili.
- Garantire il diritto al cibo, con diete sane, locali e culturalmente sostenibili.
- Difendere le filiere locali, riducendo gli sprechi e valorizzando mercati contadini e produzione locale.
UN MESSAGGIO GLOBALE
Oltre cento organizzazioni hanno firmato insieme a Slow Food questa lettera, inviandola ai rappresentanti dei governi partecipanti alla COP30. È un richiamo a guardare oltre le parole, a trasformare l’urgente emergenza climatica in azioni reali, concrete e giuste.
In un’epoca in cui ogni scelta alimentare ha un impatto sul clima, Slow Food ricorda che il futuro del pianeta passa dal piatto di ciascuno di noi: non c’è giustizia climatica senza giustizia alimentare.