
Di Antonio Bordoni
Nelle nostre newsletter vi abbiamo tenuti sempre al corrente circa i rischi cui è esposto il personale di volo allorché accadono incidenti dovuti all’esposizione di fumi tossici che si possono sviluppare a bordo degli aerei.
In realtà il personale di volo, piloti e attendenti cabina, cioè coloro che svolgono nella vita una occupazione che li porta a volare ad alte quote sono esposti anche ad un’altra tipologia di rischio, quella dei raggi cosmici. La denominazione “raggio cosmico” risale al 1925, quando il premio Nobel ed ex scienziato dell’Università di Chicago Robert Millikan coniò il termine in un articolo pubblicato sulla rivista Science. Nel corso del tempo abbiamo appreso che si tratta di particelle, non di raggi, ma il nome è rimasto invariato.
I raggi cosmici sono particelle provenienti dallo spazio che viaggiano attraverso l’universo. Possono essere prodotti dal Sole, dall’esplosione di altre stelle e persino dai buchi neri. Si muovono a velocità elevatissime, quasi pari a quella della luce, ma quando raggiungono la Terra vengono generalmente bloccati dalla nostra atmosfera e ridotti a valori innocui per gli esseri umani.

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La scoperta delle radiazioni coincise in pratica con la nascita dell’aviazione per merito del fisico austriaco Victor Hesse il quale nel 1912 grazie all’utilizzo di un pallone aerostatico che aveva raggiunto un’altezza di 5.000 m, si rese conto che oltre i 2.500 m il livello di radiazione aumentava in modo significativo. Inizialmente attribuì questo fenomeno al fatto che l’atmosfera fosse in grado di proteggere la Terra dalle radiazioni provenienti dallo spazio e solo successivamente appurò il ruolo delle radiazioni e fu proprio questa scoperta che gli valse il Premio Nobel nel 1936.
Venendo a tempi più recenti, nel 1990 il Comitato Internazionale per la Protezione Radiologica (ICRP) raccomandò di considerare il personale di volo degli aerei a reazione professionalmente esposto a radiazioni ionizzanti. La decisione fu presa tenuto conto che gli aerei di linea nel corso degli anni avevano progressivamente aumentata la quota di crociera in cui operano. L’esposizione massima si raggiunge a 60.000 piedi di altitudine, ma anche la latitudine svolge i suoi effetti, a 50 gradi Nord l’esposizione è fino a 4 volte maggiore rispetto ai valori riscontrabili all’equatore.
Leggendo delle radiazioni cosmiche ci si imbatte sempre nella sigla “mSv” ove “Sv” sta per Sievert cognome del fisico svedese Rolf Sievert. La sigla in questione viene usata in radioprotezione e radioterapia per esprimere la “dose equivalente”, quella cioè che considera la pericolosità specifica del tipo di radiazione. Poiché 1 Sv è una dose molto elevata tale da provocare gravi malattie, per le misurazioni si utilizzano comunemente i sottomultipli, così 1 mSv = 1/1000 di Sv.
Ed è appunto avvalendosi di tale misura che avvengono i sistemi di monitoraggio dell’esposizione in molte giurisdizioni. In Europa, il personale di volo che potrebbe ricevere più di 1 mSv all’anno deve essere valutato e informato dei potenziali rischi, con un adeguamento tattico delle mansioni lavorative in caso di esposizioni significativamente superiori alla media. Lo scopo è garantire che nessun membro dell’equipaggio di volo si avvicini alla dose limite internazionalmente accettata per tutte le radiazioni ionizzanti, pari a 20 mSv all’anno, calcolata come media su 5 anni consecutivi, o a 50 mSv in un singolo anno. Va precisato che i limiti sono descritti in modo leggermente diverso nell’Unione Europea e negli Stati Uniti. (2)
In un interessante sito elaborato da un pilota della British Airways non a caso laureato in computer engineering (3) si può apprendere che su un totale di 2197 voli effettuati che hanno comportato 6212 ore di volo, il pilota in questione riporta di aver assorbito radiazioni cosmiche pari a 23 mSv. Quindi come si vede siamo ampiamente distanti dalla soglia ritenuta critica di 20 mSv annue.
L’unico ambito in cui il personale di volo potrebbe essere influenzato dai limiti generali è l’eccezione specifica prevista per il feto nelle donne in gravidanza, che impone un limite di dose equivalente di 1 mSv per tali lavoratrici durante il periodo dichiarato di gravidanza. Di conseguenza, molte compagnie aeree adottano ora la politica di trasferire il personale di volo in stato di gravidanza a mansioni a terra non appena la gravidanza viene confermata.
Così come abbiamo più volte precisato parlando dei rischi dei fumi tossici, anche per i raggi cosmici i valori di rischio restano generalmente bassi per chi vola occasionalmente, ovvero i passeggeri per i quali un singolo viaggio a lungo raggio non rappresenta un rischio sanitario significativo, ma indubbiamente piloti, assistenti di volo e viaggiatori abituali accumulano dosi maggiori di radiazioni rispetto al passeggero medio. Proprio per questo motivo, i membri degli equipaggi aerei vengono considerati lavoratori esposti a radiazioni ionizzanti e la loro esposizione viene monitorata con attenzione.
A 10-12.000 metri di altezza, dove viaggiano gli aerei di linea, la protezione atmosferica è ridotta e la dose assorbita può essere da 100 a 300 volte superiore rispetto a quella percepita al livello del mare, in altre parole l’esposizione ai raggi cosmici cresce con l’altitudine e la durata del volo. I regolamenti prevedono che agli operatori è vietato volare al di sopra dei 49.000 piedi (15.000 metri) a meno che non si disponga di una idonea apparecchiatura atta misurare le radiazioni.
In base alle attuali conoscenze della scienza medica, l’esposizione prolungata ai raggi cosmici può determinare l’aumento, sia pur in misura contenuta, di rischio per alcune patologie. Possibili effetti sono segnalati su:
- aumento del rischio di tumori a lungo termine;
- effetti sul sistema cardiovascolare;
- possibili interferenze con la gravidanza.
Le compagnie aeree e gli enti regolatori hanno implementato protocolli precisi per ridurre i rischi. Gli equipaggi sono monitorati, le rotte vengono ottimizzate anche in base all’attività solare e le normative europee stabiliscono limiti annuali di esposizione.
Per i passeggeri occasionali, invece, non è richiesto alcun intervento specifico, poiché la dose assorbita rimane ampiamente entro i limiti di sicurezza.
Gli studi sulla relazione tra voli aerei e raggi cosmici sono in continua evoluzione. Inoltre le missioni spaziali, come quella ad esempio attualmente in atto di Artemis II, rappresentano un campo di studio avanzato che aiuta a comprendere meglio gli effetti dell’esposizione alle radiazioni cosmiche e a sviluppare nuove misure di protezione.
Leggendo queste note potrebbero sorgere dubbi su alcuni aspetti, che sarà bene chiarire:
– La differenza tra volo diurno e notturno è davvero irrilevante: ciò che conta realmente è l’altitudine e la durata del volo, non il fatto di volare in ore notturne invece che diurne;
– Sono in commercio strumenti portatili che consentono di monitorare i livelli di radiazioni, ma possiamo assicurare che essi sono assolutamente non necessari per i passeggeri occasionali. Eventualmente si potrebbe ritenere utile il monitoraggio per i cosiddetti “frequent flyers”.
– Volare con compagnie low cost o con compagnie tradizionali non fa alcuna differenza poiché tutte le compagnie sono tenute a rispettare le stesse normative in materia di sicurezza e protezione dalle radiazioni.
La professione del pilota da sempre agognata da un gran numero di giovani è purtroppo non esente da rischi. E’ l’onnipresente “croce e delizia” : un dettagliato studio del 1992 apparso su “Flight Safety Digest” di cui vi mostriamo la copertina metteva in luce come una ricerca evidenziava che i piloti muoiono ad una età più giovane rispetto alla generalità della popolazione.

Adrenalina al massimo nel dover prendere nel giro di pochi secondi una decisione che può fare la differenza nell’evitare o causare una tragedia, gli orari di lavoro che fanno saltare il ritmo circadiano, decollare con un fuso orario e giungere a destinazione con tutt’altro fuso, pasti irregolari, ed ora mettiamoci pure le più recenti novità di un’aria respirata a bordo che viene lavorata dai motori… chi può effettivamente affermare che la vita di coloro che fanno del volo la loro professione sia davvero idilliaca?
- Credito immagine: ASPERA/Novapix/L.Bret
- La direttiva 96/29 Euratom recepita con DL 241/2000 ; EASA regolamento UE n. 8/2008 dell’11 dicembre 2007.
- https://jameshard.ing/pilot/
Tratto da Aviation-Industry-News.com