Guerre di tessere e lobby dei network: così la giungla delle sigle cancella il peso politico del turismo al Ministero

Di Liliana Comandé

 

Il settore del turismo organizzato in Italia — composto da agenzie di viaggi e tour operator — soffre storicamente di una sindrome tutta italiana: l’iper-frammentazione. Se in altri comparti economici la tendenza è quella di fare massa critica fondendosi, nel turismo si assiste a una gemmazione continua di sigle. Ad oggi, se un Ministro del Turismo vuole convocare un tavolo per ascoltare la voce del comparto, si trova davanti a un vero e proprio “parlamentino” affollato.

Ma chi sono, da dove nascono e, soprattutto, a chi rispondono davvero queste associazioni?

 

La mappa delle associazioni: nascita, identità e scopi

Per capire come siamo arrivati a questo punto, è necessario mappare le principali sigle che compongono il puzzle del turismo organizzato italiano.

  1. FIAVET (Federazione Italiana Associazioni Imprese Viaggi e Turismo)
  • Quando è nata. 1961. È la più antica d’Italia.
  • A chi appartiene. È la federazione storica di settore all’interno di Confcommercio.
  • Perché è nata. Nata per dare un’identità e una tutela sindacale formale alle prime agenzie di viaggi nell’Italia del boom economico.
  • Di cosa si occupa. Contrattazione del CCNL (Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro), tutela legale, dialoghi istituzionali nazionali ed europei (tramite l’ECTAA).
  1. FTO (Federazione Turismo Organizzato)
  • Quando è nata. 2012 (inizialmente come sigla autonoma, poi confluita in Confcommercio nel 2014, prima di distaccarsi e trovare una forte autonomia).
  • A chi appartiene. Rappresenta i grandi player. Al suo interno orbitano i più importanti network di agenzie, grandi tour operator (come il Gruppo Alpitour), network e gsa.
  • Perché è nata. Nata dalla scissione ideale con la vecchia linea Fiavet, ritenuta da molti grandi attori troppo “tradizionale” e legata alle piccole agenzie di prossimità. FTO voleva una rappresentanza più snella, manageriale e orientata ai volumi industriali.
  • Di cosa si occupa. Lobbying di alto livello, digitalizzazione, semplificazione burocratica per i flussi di massa.
  1. ASTOI Confindustria Viaggi
  • Quando è nata. 2000 (dalla fusione di ATO e Assotour).
  • A chi appartiene. È l’associazione di categoria che raggruppa esclusivamente i Tour Operator all’interno di Confindustria.
  • Perché è nata. Separare nettamente gli interessi di chi il prodotto turistico lo “fabbrica” (i tour operator) da chi lo distribuisce (le agenzie), poiché spesso i due mondi hanno esigenze fiscali e di responsabilità legale differenti.
  • Di cosa si occupa. Gestione dei rapporti industriali, fondi di garanzia dei grandi operatori, interlocuzione con le compagnie aeree e i governi stranieri.
  1. ASSOVIAGGI
  • Quando è nata. 1978.
  • A chi appartiene. Fa parte di Confesercenti.
  • Perché è nata. Per dare voce alle micro e piccole agenzie di viaggio che si riconoscevano maggiormente nel tessuto della piccola impresa e del commercio diffuso tipico di Confesercenti, in contrapposizione al gigante Confcommercio (Fiavet).
  • Di cosa si occupa. Tutela delle ditte individuali, micro-agenzie, consulenza fiscale sul regime speciale IVA (Art. 74-ter).
  1. AIDIT (Associazione Italiana Distribuzione Turistica)
  • Quando è nata. 2018.
  • A chi appartiene. Espressione diretta del mondo dei Network di agenzie di viaggi, nata in seno a Federturismo Confindustria.
  • Perché è nata. Fondata sotto la spinta di alcuni dei più grandi network italiani per avere un canale di lobbying confindustriale mirato specificamente sulla distribuzione (le agenzie in rete), staccandosi dalle logiche delle agenzie indipendenti.
  1. MAAVI (Movimento Autonomo Agenzie di Viaggio Italiane)
  • Quando è nata. 2020, è la più giovane (in piena emergenza Covid-19).
  • A chi appartiene. Nata dal basso, inizialmente come movimento social, poi strutturatasi come associazione. Rappresenta la “pancia” delle agenzie di viaggio indipendenti e di prossimità.
  • Perché è nata. Nata dalla disperazione del lockdown. Le agenzie di strada si sentivano abbandonate dalle associazioni storiche, giudicate troppo lente o troppo vicine ai grandi gruppi. MAAVI è nata per fare rumore, scendere in piazza e pretendere ristori immediati.
  • Di cosa si occupa. Assistenza diretta alle agenzie indipendenti, manifestazioni di piazza, canali social di mutuo aiuto.
  1. AIAV (Associazione Italiana Agenti di Viaggio)
  • Quando è nata. Muove i primi passi nel 2001 in Sicilia come movimento d’opinione sotto il nome (esplicativo) di Autotutela. Si costituisce formalmente come associazione nel 2004 e cambia la ragione sociale in AIAV nel 2013.
  • A chi appartiene. È un’associazione totalmente autonoma, non affiliata alle grandi confederazioni storiche come Confcommercio o Confindustria. Nel 2026 ha celebrato i suoi primi 25 anni di attività.
  • Perché è nata. Nata come una vera e propria “reazione allergica” alle vecchie associazioni di categoria. I fondatori ritenevano che le sigle tradizionali fossero troppo polverose e distanti dai problemi quotidiani delle agenzie. È nata con una forte vocazione legale, di supporto fiscale e, storicamente, come paladina della lotta all’abusivismo.
  • Di cosa si occupa. Consulenza legale massiccia per le agenzie, gestione del proprio fondo di garanzia privato (Il Salvagente), e denunce sistematiche contro le truffe e i venditori abusivi di viaggi. È diventata un gigante superando le 2.300 agenzie iscritte.Le “altre” sigle e le autonomie regionali (L’effetto Matrioska)

Se non bastassero le sette sorelle nazionali, il panorama italiano si arricchisce di sigle minori, movimenti spontanei e federazioni locali ad autonomia speciale. Un esempio su tutti è la FIAVET che, pur essendo unitaria, è strutturata su base regionale (es. Fiavet Lazio, Fiavet Sardo, ecc.). Spesso le sezioni regionali si muovono come veri e propri feudi indipendenti, arrivando a volte a scontrarsi con la linea della presidenza nazionale.

A questo si aggiungono sigle minori che intercettano specifiche nicchie (come il turismo scolastico o religioso) o delegazioni di micro-imprese territoriali legate a CNA o Confartigianato.

Le sigle nazionali stabilmente accreditate e ascoltate dal Ministero non sono solo 7. Se scaviamo sotto i blocchi principali, troviamo altri attori che siedono a pieno titolo ai tavoli istituzionali o che rappresentano sotto-categorie fondamentali del turismo organizzato.

Per non lasciare fuori nessuno e rendere la mappatura davvero definitiva, ecco chi mancava all’appello:

8. FEDERVIAGGI (Federazione Confesercenti) Mentre Assoviaggi (sempre in Confesercenti) storicamente raccoglie la galassia delle agenzie di viaggi diffuse sul territorio, Federviaggi è nata per intercettare i Tour Operator e le imprese di servizi turistici integrati della medesima confederazione. Spesso le due sigle si muovono sotto l’ombrello unico di Assoturismo Confesercenti, ma formalmente rappresentano le due anime distinte della produzione e della distribuzione.

9. FONDO VACANZE FELICI / ASSOCIAZIONI EX-ART. 74 .Più che sindacati puri, sul mercato operano dei veri e propri “consorzi/associazioni di garanzia” nati per rispondere all’obbligo di legge sulle polizze insolvenza e fallimento (dopo la cancellazione del Fondo di Garanzia Statale). Realtà come il Fondo Vacanze Felici raccolgono centinaia di agenzie e tour operator indipendenti e, pur avendo scopi prettamente assicurativi e operativi, esercitano un forte peso politico di lobbying quando si tratta di discutere al Ministero le tutele per i consumatori e la Direttiva Pacchetti europea.

10. Le Sezioni “Turismo Cooperativo”: AGCI, Confcooperative e Legacoop Spesso ce ne si dimentica, ma una fetta enorme del turismo organizzato in Italia (specialmente nel turismo scolastico, sociale, nei cammini, nell’incoming e nelle guide) è gestita da società cooperative. Le centrali cooperative hanno le loro sigle dedicate (come CulTurMedia per Legacoop o Federcultura per Confcooperative) che partecipano regolarmente ai tavoli del Ministero del Turismo per difendere gli interessi delle agenzie e dei TO strutturati come cooperative o imprese sociali.

Oggi in Italia abbiamo:

  • Associazioni confederali tradizionali (Fiavet, Assoviaggi).
  • Associazioni dei grandi industriali e dei network (FTO, Aidit).
  • Associazioni dei produttori (Astoi).
  • Associazioni nate dalla protesta e dall’autonomia sindacale (AIAV, Maavi).

Il verdetto polemico aggiornato: una poltrona per dieci

Con questa integrazione arriviamo a toccare una decina di interlocutori diversi per la stessa identica categoria merceologica.

Nelle grandi battaglie europee (come i recenti emendamenti alla Direttiva Pacchetti UE), il fronte si compatta e firmano note congiunte firmate da: AIAV, Aidit, Assoviaggi, Astoi, Fiavet, FTO e Maavi. Ma appena si torna a Roma sui tavoli nazionali per i decreti attuativi, la distribuzione dei fondi o le ritenute d’acconto, la “pace sindacale” finisce e ricomincia la caccia al micro-emendamento per piantare la propria bandierina.

Questa frammentazione esasperata dimostra il fulcro della critica: il Ministero si trova davanti a un settore frammentato in dieci rivoli dove ognuno rappresenta una sfumatura diversa dello stesso problema. Il risultato? La politica ha gioco facile nel rimandare le riforme strutturali, e l’agente di viaggi idoneo continua a pagare il prezzo di una rappresentanza che preferisce dividersi in dieci sigle piuttosto che unirsi in un unico, pesante pugno di ferro.

Quando il Ministero del Turismo convoca una riunione, la presenza di AIAV (che giustamente rivendica il suo enorme peso numerico in termini di agenzie associate) spacca ulteriormente il fronte. AIAV difende legalmente l’agente di viaggio dalla burocrazia e dai soprusi dei grandi operatori; FTO e Aidit difendono le grandi reti e l’industria che spesso quelle regole burocratiche contribuiscono a strutturarle.

Il risultato finale al tavolo con il Ministro? Mentre in una stanza normale la controparte (lo Stato) si trova davanti a un sindacato forte, nella stanza del Turismo si assiste a una vera e propria “guerra civile” di categoria. Ognuno deve giustificare la propria quota associativa annuale ai propri iscritti, dimostrando di aver alzato la voce più degli altri. Il Ministro di turno sorride, prende tempo, fa promesse a tutti e non stringe nulla con nessuno. La frammentazione non è più solo un problema di troppe sigle, è diventata un’industria del disaccordo.

 

Il “Peccato Originale”: il conflitto di interessi tra Associazioni e Network

Qui arriviamo al punto più caldo e controverso del settore. Negli ultimi dieci anni abbiamo assistito a un fenomeno particolare. I presidenti (o i membri chiave del direttivo) di alcune associazioni nazionali sono contemporaneamente i proprietari, gli amministratori delegati o i fondatori di grandi Network di agenzie di viaggi.

Questo doppio cappello solleva un dubbio etico e commerciale mastodontico: gli interessi di queste associazioni sono rivolti al bene di tutta la categoria o sono piegati alle strategie commerciali del proprio network?

 

La risposta non è un semplice “bianco o nero”, ma la dinamica è evidente

  • Un grande network ha come obiettivo quello di affiliare più agenzie possibili e contrattare commissioni più alte con i tour operator.
  • Se il leader di quel network siede al tavolo ministeriale come rappresentante dell’associazione, userà quella visibilità anche come eccezionale strumento di marketing per la propria azienda privata.
  • Il rischio concreto. Le battaglie sindacali che potrebbero danneggiare i network (ad esempio, la difesa dell’assoluta indipendenza delle agenzie singole o la lotta contro le penali imposte dalle centrali d’acquisto) vengono inevitabilmente edulcorate. L’agenda politica dell’associazione rischia di sovrapporsi all’agenda commerciale del network di riferimento.

 

Il potere di interlocuzione con il Ministro del Turismo

Che potere d’acquisto hanno queste sigle quando varcano la soglia del Ministero del Turismo?

A parole, ognuna dichiara di rappresentare “la maggioranza del mercato”. Nei fatti, il potere è regolato dal peso politico della confederazione di appartenenza (Confindustria e Confcommercio in primis hanno un accesso garantito e storico alle stanze dei bottoni) e dal peso economico dei soci.

Quando c’è da discutere una legge di bilancio, un fondo di rotazione o le regole sulle guide turistiche, il Ministro di turno convoca i tavoli ministeriali. Il risultato? Intorno al tavolo siedono 6, 7, talvolta 8 sigle diverse per lo stesso identico micro-settore.

Il Ministro ascolta tutti, ma il potere contrattuale effettivo della categoria si azzera. Perché mentre un’associazione chiede una cosa, la sigla concorrente ne chiede un’altra leggermente diversa per marcare il territorio e dimostrare ai propri iscritti di “esistere”. Difficilmente le varie sigle si trovano compatte a chiedere le stesse cose.

 

Troppe voci, nessun coro. Perché questa frammentazione è un male

Rispondiamo chiaramente alla domanda: tutte queste associazioni sono un bene o un male? Sono un male assoluto.

La tesi secondo cui “più voci garantiscono più democrazia” nel turismo non funziona.

In economia e nella politica sindacale, la frammentazione è sinonimo di irrilevanza.

Se paragoniamo il turismo ad altri settori, l’anomalia è evidente:

Settore Rappresentanza Principale Effetto Politico
Banche ABI (Associazione Bancaria Italiana) Voce unica, potere di veto enorme sulle leggi finanziarie.
Assicurazioni ANIA Interlocutore unico e compatto con il Governo.
Automotive ANFIA / UNRAE Pochi tavoli, richieste chiare sui fondi automotive.
Turismo Organizzato Fiavet, Fto, Astoi, Assoviaggi, Aidit, AIAV, Maavi… Rumore di fondo, veti incrociati, Decreti scritti male.

 

Le conseguenze della “Babele” del turismo:

  1. L’effetto “Divide et Impera” per la politica. Per qualunque Governo o Ministro, una categoria divisa è una manna dal cielo. Quando la politica non vuole spendere soldi o vuole rimandare una riforma (come la giungla delle leggi regionali sul turismo), le basta dire: “Mettetevi prima d’accordo tra di voi, poi tornate da me”. E poiché le associazioni non si metteranno mai d’accordo, tutto resta immobile.
  2. Guerre di tessere e di poltrone. Molte associazioni nascono non per una reale esigenza del mercato, ma per personalismi. Dirigenti che non vengono eletti nell’associazione X escono e fondano l’associazione Y, portandosi via un po’ di iscritti. Il fine ultimo diventa la sopravvivenza della sigla stessa e il mantenimento della “poltrona” da esibire nei convegni.
  3. Disorientamento della base. L’agente di viaggi di provincia, che al mattino deve combattere con la burocrazia, i voli cancellati e l’abusivismo, guarda a questo panorama e si domanda: “Chi mi tutela davvero?”. La risposta è che spesso non si iscrive a nessuna, aumentando la debolezza legale di tutto il comparto.

Conclusione…

Finché le agenzie di viaggi e i tour operator italiani non capiranno che la frammentazione è il loro peggior nemico, rimarranno l’ultima ruota del carro delle decisioni economiche del Paese.

Il turismo contribuisce a una fetta enorme del PIL italiano, ma il turismo organizzato conta politicamente come un granello di sabbia.

Finché esisteranno più presidenti che idee unitarie, e finché i tavoli ministeriali sembreranno riunioni di condominio piuttosto che vertici industriali, il settore continuerà a subire le decisioni della politica anziché guidarle.

La soluzione sarebbe una sola: una confederazione unica del turismo organizzato.

Ma per farla, bisognerebbe rinunciare a troppe poltrone e a troppi interessi privati.

E questo, nel turismo italiano, sembra ancora un’utopia.