
La candidatura non parte da zero. È sostenuta da 39 enti sociali che fanno parte attiva del tessuto associativo catalano
Di Tiziana Conte
È partita da Roma, dall’Ambasciata di Spagna in Italia, la presentazione ufficiale, europea, della candidatura di Barcellona a WorldPride 2030: la più grande celebrazione mondiale dell’Orgoglio LGBTI+. Un appuntamento dal forte valore politico e simbolico, concepito – come hanno spiegato i promotori – come un progetto di azione collettiva globale in risposta alla crescita dei discorsi d’odio.
L’iniziativa, promossa dal team di Pride Barcelona, mira non solo a ospitare uno degli eventi più importanti a livello globale in materia di visibilità e diritti, ma anche a lanciare un messaggio chiaro e coraggioso: in tempi di arretramenti la diversità si difende. La proposta di Barcellona punta infatti ad attirare visitatori interessati a partecipare a tavole rotonde, alla conferenza sui diritti umani e alla definizione di strategie comuni per contrastare discriminazioni e violenze.
Un progetto collettivo con radici locali. La candidatura non parte da zero. È sostenuta da 39 enti sociali che fanno parte attiva del tessuto associativo catalano. Questa base comunitaria è, secondo i suoi promotori, una delle grandi forze del progetto. Barcellona è entrata nella fase finale della selezione insieme a Bangkok, dopo il ritiro di Londra lo scorso marzo. La presentazione finale si terrà a ottobre a Phuket, durante la conferenza mondiale di InterPride. Seguirà un voto telematico di quindici giorni, aperto a oltre 500 delegazioni dell’Orgoglio nel mondo.

All’evento romano hanno preso parte rappresentanti del Comune di Barcellona, del governo della Catalunya e del Ministero dell’Uguaglianza spagnolo, insieme alla delegazione ufficiale di Pride Barcelona che ha illustrato la visione, i valori e l’impegno che ispirano la proposta di Barcellona, che ambisce a fare di WorldPride 2030 uno spazio di incontro globale capace di promuovere la diversità, l’inclusione, l’uguaglianza e i diritti umani.
“Siamo lieti di accogliere la presentazione della candidatura del Pride Barcellona 2030 – ha detto Carlos Tercero consigliere Culturale dell’Ambasciata – evento che ben si inserisce fra quei valori della nostra politica estera che promuovere l’eguaglianza e libertà nel mondo e la Spagna è leadership dei valori del mondo LGBTI+”. Terceiro ha ricordato che due anni fa la Spagna ha approvato la legge contro l’omotransfobia: una legge a favore dell’autodeterminazione di genere. “Il nostro è uno dei paesi all’avanguardia nella protezione delle persone LGBTI+ così come lo è la sua politica estera a favore di questi valori nel mondo. Barcellona è stata la prima città a fare un pride e a promuovere il movimento LGBTI in Spagna. E la Catalogna è stata sempre all’avanguardia per questi movimenti. Una città che ha dimostrato di saper accogliere questi eventi come ha precisato lo stesso Javier Rodriguez consigliere per le Politiche LGTBI del comune di Barcellona: “Il modello Barcellona ha rivendicato la solidità del modello cittadino che negli ultimi anni ha sviluppato infrastrutture pionieristiche come il Centro LGTBI e protocolli specifici contro i crimini d’odio negli spazi pubblici”.
Barcellona – hanno ricordato i promotori – ha già dimostrato la propria capacità di gestire grandi eventi simultanei, citando la recente visita papale di Leone XIV, il passaggio del Tour de France e lo stesso Pride locale che ogni anno richiama mezzo milione di persone. L’iniziativa, promossa dal team di Pride Barcelona, mira non solo a ospitare uno degli eventi più importanti a livello globale in materia di visibilità e diritti, ma anche a lanciare un messaggio chiaro e coraggioso: in tempi di arretramenti, la diversità si difende.

Pablo Frias dell’Ufficio di promozione turistica spagnola, in Italia, ha sottolineato l’importanza del turismo LGBTI+ in Spagna: “Lo supportiamo con svariate azioni – come la partecipazione lo scorso anno al Pride di Roma – per promuovere una Spagna accogliente aperta, inclusiva; ma non raccontiamo semplicemente una destinazione dove la diversità è soltanto una valore da comunicare ma una realtà vissuta dalla società e da tutti i territori”.
Frias ha ricordato che la Spagna vanta una delle legislazioni più avanzate al mondo per quanto riguarda la tutela dei diritti LGBTI+ e tutta la società riconosce in questa diversità un elemento della propria identità. “Tutto ciò ci consente di promuovere una destinazione con coerenza e credibilità e questo impegno è stato riconosciuto a livello globale con un premio che la Spagna ha ricevuto lo scorso marzo come migliore destinazione LGBTI+.al mondo”.
Un riconoscimento che dimostra anche la capacità del Paese di ospitare grandi eventi internazionali. Un segmento importante quello LGBTI+ anche dal punto di vista economico e che contribuisce alla destagionalizzazione dei flussi potendo contare su numerose manifestazioni rivolte a questo segmento di mercato e destinazioni LGBTI+ famose al mondo: Ibizia, Torremolinos, Benidorm, Tenerife e Gran Canaria e quartieri gay friendly come Chueca a Madrid e Gaixample a Barcellona. In Spagna si può festeggiare il Gay Pride in varie città ma i calendario LGBTI+ prevede tanti eventi come il MADO Gay Prid Madrid che si svolge dal 25 giugno al 5 luglio, il Pride BCN Gay pride Barcellona dal 26 giugno al 18 luglio. Gli abitanti delle Canarie sostengono che il loro Gay Pride Maspalomas, che si svolge a maggio, sia il più divertente. A settembre il Gay Pride di Benidorm chiude il calendario delle manifestazioni europea del Gay Pride con un’intera settimana di festa.
Per Ferrán Poca, presidente del Comitato Organizzatore di Pride, la candidatura segna una svolta rispetto al WorldPride Madrid 2017. “Quello era un momento più celebrativo, legato all’approvazione di nuove leggi, Ma ciò che avevamo ottenuto non è stato sufficiente”, ha dichiarato, sottolineando come i diritti del collettivo non siano mai acquisiti per sempre. Una visione condivisa anche da Alberto Lacasta, direttore generale delle Politiche Pubbliche LGBTI+: “La candidatura nasce dai valori di una società aperta e plurale, dove nessun progresso sociale deve essere reversibile”, ha affermato. L’esperienza dimostra che ciò che si conquista può essere perso rapidamente se non esiste un progetto comune comune”.