Dalla rissa nel cockpit a FL340 all’atterraggio d’emergenza a Tabuk: la tragedia sventata sul B737 per Tel Aviv riapre il nodo della sicurezza e del reclutamento piloti nei vettori del Golfo

 

Di Antonio Bordoni

 

Francamente parlando c’è da sorprendersi che non sia accaduto prima e nel dire ciò intendiamo riferirci al lungo perdurare della crisi in Medio-Oriente. Parliamo del tentativo di far schiantare un aereo di linea in territorio israeliano o comunque compiere un atto illecito nei confronti di un aereo diretto a Tel Aviv e come tale avente a bordo passeggeri israeliani.

FlyDubai, nata nel 2009, di proprietà del governo emiratino con sede a Dubai, è uno dei non pochi vettori aerei che hanno preso il via nell’area medio-orientale, una regione ai giorni nostri divenuta la base di compagnie aeree di primaria grandezza quali la Emirates, la Etihad e la Qatar Airways. Va senz’altro annotato che è dal novembre 2020 che la FlyDubai ha annunciato che avrebbe iniziato i voli diretti tra Tel Aviv e Dubai: è stata questa la prima rotta di volo commerciale tra Dubai e Tel Aviv. Durante la guerra di Gaza, molte compagnie aeree interruppero i loro voli verso l’aeroporto di Tel Aviv, ma FlyDubai ed Etihad Airways mantennero più voli giornalieri, aiutando così Israele a rimanere connesso alle rotte aeree commerciali.

E veniamo quindi a parlare di quanto accaduto al volo FZ-1073 in data 30 settembre 2026. Un Boeing 737 MAX 8 di FlyDubai (immatricolato A6-FKF, c/n 61013, entrato in servizio a novembre 2022) era in servizio da Dubai (Emirati Arabi Uniti) a Tel Aviv con a bordo 174 passeggeri e 6 membri dell’equipaggio. L’aereo volava ormai in fase di crociera a FL340 (10.300 metri) e si trovava ormai prossimo al confine con lo spazio aereo giordano quando l’aereo improvvisamente, in appena 90 secondi, è sceso a circa 19.000 piedi presumibilmente (così informano le prime voci circolanti) a causa di una rissa nella cabina di pilotaggio.

Da bordo contemporaneamente era stato inserito il codice del transponder per interferenza illegale e ciò ha fatto scattare l’invio di caccia israeliani che hanno affiancato l’aereo. Successivamente il Boeing si è stabilizzato a circa 15.000 piedi, ha cambiato il codice del transponder da interferenza illegale a emergenza generale e si è diretto a Tabuk per un atterraggio che è avvenuto circa 85 minuti dopo l’improvviso calo di quota.

L’aereo era decollato alle 03.05 (UTC), aveva sorvolato il Golfo Persico, il Bahrain, l’Arabia Saudita e tutto si è svolto normalmente fino alle 05.20, quando è avvenuta l’improvvisa perdita di quota. In quel momento il Boeing stava entrando nello spazio aereo giordano. Solo dopo le 06.00 l’aereo ha puntato verso lo scalo scelto per l’atterraggio, Tabuk, un aeroporto civile-militare in Arabia Saudita (inizialmente gestito esclusivamente come struttura militare e poi nel 2011 ristrutturato per ospitare il traffico aereo civile internazionale).

Sempre dalle prime fonti di stampa si apprende che a bordo, nella cabina di pilotaggio, sarebbe scoppiata una rissa fisica con qualcuno che ha tentato di accoltellare un pilota. L’aereo sarebbe rimasto fuori controllo per un po’, ma poi i passeggeri avrebbero aiutato a riprendere il controllo della situazione. Diversi membri dell’equipaggio e passeggeri sono riusciti a passare dalla porta della cabina di pilotaggio e a immobilizzare l’aggressore, che è stato bloccato a terra.

Le autorità israeliane hanno aperto un’indagine contro il primo ufficiale tra crescenti indicazioni che sarebbe stato lui a tentare di prendere il controllo dell’aereo per schiantarlo. Un funzionario israeliano ha riferito che altri due piloti in abiti civili viaggiavano come passeggeri e sono anch’essi intervenuti.

In chiusura vogliamo evidenziare che il boom avuto dalle nuove compagnie in Medio Oriente ha costretto quest’ultime a fare incetta di piloti provenienti da altri Paesi ed è quindi molto comune trovare nel cockpit di queste compagnie piloti provenienti da differenti Paesi. I registratori di bordo chiariranno del tutto quanto avvenuto a bordo.