Continua la lotta fra scali per accaparrarsi il traffico commerciale. Anche fra gli scali laziali pretendenti al terzo ruolo scoppierà la polemica come accaduto fra Fiumicino-Malpensa?
Abbiamo letto sui giornali la notizia che in Israele hanno costruito l’automobile che vola. Se mai il progetto dovesse prendere il via, chissà se  nel nostro bel paese sarà la volta buona che la smettono di aprire un nuovo aeroporto al giorno? Infatti se si potrà decollare dal parcheggio di casa a Roma, farsi un bel volo, e parcheggiare in una strada di Milano, chi lo prende più l’MD-80 sulla Fiumicino-Linate?
La notizia della macchina che vola è vera; le considerazioni decisamente futuristiche sono elucubrazioni della mente di chi scrive, ma la notizia ci è sembrata ottima per introdurci al tema dell’articolo: in Italia per quanto riguarda il settore aeroportuale ci sembra di essere tornati ai tempi dei guelfi e ghibellini, dei principati e dei ducati che si combattono fra loro per la supremazia del territorio, e se mai avverrà qualcosa che farà cambiare la tendenza, sarà senz’altro la benvenuta, anche tenendo presente quanto dichiarato dal presidente dell’Enac, Vito Riggio, secondo il quale “non si può pretendere di avere un aeroporto ogni 50 chilometri”.
“Il Veneto fa da sé e dice no a Malpensa” ;
“Lazio: battaglia aperta sul terzo scalo” ;
“I senesi sfidano l’eterna rivale con il nuovo scalo” .
Sono alcuni titoli che si potevano leggere in questi ultimi tempi sulla stampa nazionale e che dimostrano in maniera eloquente quanto da noi asserito; le liti tra aeroporti continuano ad impazzare a più non posso per il semplice motivo che ormai essi sono così numerosi che i territori di loro “competenza” vanno a sovrapporsi a quelli del concorrente vicino. Già questo fatto dovrebbe suonare come un campanello d’allarme, nel senso che sarebbe logico chiedersi se per caso non stiamo esagerando con la mania di pretendere l’aeroporto dietro l’angolo di casa; ed è interessante  indagare sui motivi di questi litigi, sul perché essi continuano ad imperversare, e soprattutto di quanto sia saggio continuare con la politica del proliferare dei campi di aviazione aperti al traffico civile.
Abbiamo più volte informato i nostri lettori che gli odierni campi aeroportuali sono delle vere e proprie imprese industriali e come tali esse sono in perenne fibrillazione onde ottenere il ritorno del profitto che, come si sa, costituisce l’obiettivo primario di ogni industria.
Bene allora una delle prime osservazioni che si può fare è che l’industria deve cercare e deve reperire i propri clienti a sue spese, con suoi investimenti, senza però “pretendere” o “volere”  che i clienti, ossia le aerolinee, debbano per forza di cose acquistare il loro prodotto.
Quando noi ad esempio apprendiamo che Malpensa si “arrabbia” perché l’Alitalia non la sceglie come hub, o per essere più esatti quando l’Alitalia minaccia di ritrasferire alcuni suoi voli su Fiumicino, questo modo di fare è profondamente sbagliato: nessun aeroporto al mondo può pretendere che le aerolinee lo scelgano per pressioni politiche o mediatiche, bensì deve sedersi ad un tavolino, spiegare eventualmente alla compagnia per quale motivo sarebbe opportuno che i suoi aerei scegliessero uno scalo anziché un altro, e lì la cosa deve finire, senza che i problemi di uno scalo travasino sulla stampa nazionale diventando un tormentone che si protrae per anni.
Ma la febbre delle dispute fra scali non si ferma al caso Fiumicino-Malpensa perché essa ha ormai contagiato tutte le regioni italiane.
“Siena, come Firenze, è la quintessenza della toscanità. Città mercantile al centro della via francigena, città che inventò le banche, città medievale dal governo illuminato finché nel 1555 i fiorentini non la espugnarono. Acqua passata. Ma gli irriducibili senesi non dimenticano. E si da il caso che il metro della potenza e del potere sia sempre lo stesso dal 1555: il denaro. La potenza finanziaria senese ormai ha schiacciato quella fiorentina. Il Monte dei Paschi (Mps) è la terza banca italiana…con l’intuito di cui a volte i buoni banchieri non difettano, Mps ha seminato partecipazioni negli aeroporti di Pisa e Firenze. Dopo i denari, gli aeroporti sono il simbolo della fama e del lignaggio di una città. Per il rinascente aeroporto di Ampugnano, i montepaschini hanno fatto le cose in grande. Sul piatto ci sono 80 milioni di investimenti e un giro di passeggeri tenuto volutamente ben al di sotto delle stime per non seminare il panico tra gli abitanti di Ampugnano….”
(Il Sole-24 Ore, 18-10-2007, “I senesi sfidano l’eterna rivale con il nuovo scalo”)
Mentre a Siena si fanno questi piani, lo scalo “Baccarini” di Grosseto sta cercando una o più compagnie interessate a svolgere servizi sul suo scalo; la locale Camera di Commercio, azionista di riferimento insieme ad altri enti locali, sta lanciando bandi in tal senso.
Quando parlavamo di medioevo, come si vede, non esageravamo.  E il caso dello scalo di Siena con quel commento “per non seminare il panico tra gli abitanti…” ci introduce alla seconda considerazione che riguarda ogni nuova realtà aeroportuale che si vuole lanciare o potenziare. Un aeroporto non è proprio una “fabbrichetta” che può sorgere dall’oggi al domani all’insaputa degli abitanti della zona. Ne sanno qualcosa gli insediamenti prossimi al Parco del Ticino o di Ciampino. Se un aeroporto prende il via ciò significa aerei che vanno e vengono sorvolando sulla loro traiettoria di discesa e di salita i centri abitati con relativi problemi che tutti possono ben immaginare. Ora, contrapporre sempre a questi aspetti ambientali il discorso del benessere economico e dei posti di lavoro aggiuntivi creati dall’impresa aeroportuale, non è più sufficiente. E’ ora di iniziare a interrogarsi se veramente gli abitanti della zona richiedono per loro necessità un nuovo aeroporto, o se quest’ultimo non sia piuttosto dettato da appetiti di industriali che vogliono far utili in un settore che per il momento si è dimostrato essere capace di dare un buono ritorno del profitto.
E la prova degli appetiti locali suscitati da questo nuovo business ce la fornisce la Regione Lazio.
Qui sono ben tre gli scali che si contendono il ruolo di alleggerimento dell’intasato aeroporto di Ciampino: Viterbo, Frosinone e Latina. La battaglia è ormai iniziata  riflettendo interessi economici e politici di notevole entità.

Il Consiglio di Stato ha dato ragione a Ryanair

“Aspettiamo di leggere il merito della sentenza e non escludiamo, dopo, di prendere un controprovvedimento…bisogna spiegare ai signori di Ryanair che non sono i padroni di Ciampino” , così il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi ha commentato a freddo la sentenza che, ribaltando la decisione del Tar, ha accolto l’appello di Ryanair contro la decisione dell’Enac di imporre la riduzione dei voli a Ciampino. Per il momento quindi la prevista riduzione dei voli non potrà ancora essere applicata.
Il provvedimento dell’Enac prevedeva un taglio dei voli, già a partire dallo scorso mese di novembre, da 130 a 100 unità. Come si ricorderà, quale giustificazione era stata addotta la necessità di interventi per il rifacimento della pista di volo; ebbene secondo quanto hanno stabiliti i giudici “gli interventi volti al rifacimento delle pavimentazioni aeroportuali entro il 2010 non risultano, allo stato, assistiti da strumenti progettuali che possano far prevedere l’imminente apertura dei cantieri”.  Circa i più concreti motivi della richiesta dell’Enac, cioè i problemi acustico-ambientali, bisognerà attendere il testo completo della decisione per vedere se e come essi siano stati valutati dal Consiglio di Stato.

Possiamo ben immaginare le pressioni che saranno arrivate da più parti al ministro dei trasporti Alessandro Bianchi per la scelta dell’uno o dell’altro fra i contendenti.
Sulla scelta dell’alternato a Ciampino si potrebbe aprire un interessante discorso sul nome del gestore che sarà prescelto a gestirlo. Infatti, in una recente intervista la Società Aeroporti di Roma si è dichiarata interessata alla gestione del futuro terzo polo laziale.
A nostro avviso tuttavia, su questo specifico argomento, bisognerebbe rifarsi a quanto sta accadendo a Londra dove  l’Autorità per l’aviazione civile, su sollecitazione delle compagnie aeree, ha avviato una indagine per appurare quanto sia opportuno che, nell’ambito di un sistema aeroportuale cittadino, tutti i maggiori scali vengano operati da un unico gestore.  E’ evidente infatti che per attuare una sana concorrenza  fra scali sarebbe auspicabile che gli stessi siano operati da differenti gestori.
Tornando ai problemi campanilistici vi è anche da annotare come uno dei motivi per cui Viterbo godrebbe di una certa dose di favore è che lo scalo, essendo situato a nord della capitale, avrebbe il vantaggio che gli aeromobili ad esso interessati, sia per gli arrivi come per le partenze, non sarebbero costretti a dover sorvolare la città di Roma, soprattutto tenendo conto che i voli low cost nella loro stragrande maggioranza provengono dal Nord Europa.
Tuttavia appare evidente che nella gara entrino in gioco altri fattori, fra cui anche quelli dei collegamenti su rotaia, per cui la selezione si preannuncia non facile.
C’è solo da augurarsi che una volta fatta la scelta, non si verifichi una telenovela simile a quella tra Fiumicino e Malpensa, Diciamo questo perché nello scorso mese di novembre sono apparse inquietanti notizie in merito che fanno presagire poco di buono.

Antonio Bordoni