di Liliana Comandè

Piccoli borghi, musei, castelli, costituiscono una grande risorsa per il nostro paese. Il turismo culturale non è legato alla stagionalità e, dunque, molto importante economicamente per il settore e l’Italia. Ma chi si deve occupare del suo sviluppo e della sua promozione?

Nuovi itinerari culturali per un turismo di qualità? Il cosiddetto turismo di nicchia, non solo da proporre agli stranieri, ma anche, e soprattutto, agli italiani, che potrebbero usufruirne con più facilità perché spenderebbero anche meno ed avrebbero delle opportunità in più sul come trascorrere i fine settimana senza spendere un patrimonio. Se ne parla, e sempre più spesso, soprattutto negli ultimi anni, tuttavia un dubbio ci assilla.

Gli italiani sono preparati al grande salto di qualità, è il caso di dirlo, dalle vacanze all’insegna della tintarella sulle spiagge più o meno affollate (in estate) a quelle culturali nei musei, nelle gallerie d’arte, nei parchi archeologici, nei piccoli incantevoli borghi, nei santuari sparsi nella nostra penisola, nei numerosi castelli che sono un patrimonio storico inestimabile, nelle piccole località nelle quali, oltre alle bellezze naturalistiche, si possono trovare testimonianze del nostro passato?

 

Si parla molto di turismo alternativo e di nuove idee per promuovere il nostro paese al fine di “scrollarci” di dosso questa crisi che sta sopraffacendo il settore (in questo caso l’incoming), ma, prima di tirar fuori programmi, magari destinati a restare soltanto itinerari dentro un depliant, bisogna capire se tra il grande pubblico dei vacanzieri, c’è la preparazione per comprendere appieno il significato delle proposte turistico-culturali oppure eno-gastronomiche (ma qui il terreno è già più fertile: l’italiano ama molto mangiare e bere!). L’italiano medio, purtroppo, predilige starsene – pancia all’aria – sdraiato su una spiaggia oppure ad oziare davanti al televisore.

 

Il problema è proprio questo, perché per un turismo culturale, e dunque di qualità, è necessario disporre di un bagaglio altrettanto culturale, che non è quello della preparazione scolastica, per intenderci. E’ indispensabile, invece una sensibilità particolare che si acquista soltanto col tempo. Ritengo che non ci si debba limitare ai semplici progetti ed alle iniziative che, per quanto siano meritevoli di attenzione, il seguito sarà per forza di cose molto limitato.

 Bisogna sensibilizzare i bambini e gli adulti…

Bisogna, invece, lavorare anche su un altro fronte, quello della sensibilizzazione, molto più impegnativo perchè non richiede tanto l’intervento degli operatori specializzati quanto quello dei genitori, insegnanti, mass media. A mio avviso bisogna educare le persone ad un turismo diverso. Solo così si avrà il terreno fertile affinché il seme del turismo culturale di qualità possa attecchire e si potrà così dire di aver avuto un’idea realmente vincente.

 

La nostra penisola, lo ripeto da anni, è come un museo a cielo aperto. Ad ogni passo si possono incontrare memorie di un passato più o meno lontano, monumenti che sono espressione dell’arte più creativa che il mondo ci invidia.

 

Non per nulla i grandi viaggiatori stranieri del 18° e 19° secolo la battezzarono Bel Paese. Insomma gli itinerari culturali, spesso di qualità, incominciano già davanti all’uscio di casa.

L’importanza della famiglia…

Ma quanti sono i genitori che indicano i ricordi del passato? Le espressioni artistiche più belle, spiegandone con parole semplici il significato? Quante sono le maestre d’asilo che fanno la stessa cosa?

… e l’importanza della scuola

E quante insegnanti elementari non si limitano a spiegare, per esempio, l’epopea di Romolo e Remo o l’eroismo di Orazio Coclite, ma, invece, se sono a Roma, accompagnano i bambini sull’isola Tiberina e lì, in uno scenario unico e ricco di storia, provano a ricostruire non solo l’episodio storico in sé stesso, ma la società del tempo? Spesso, anziché avvicinare i bambini alla cultura gli insegnanti li allontanano, perché non sono in grado loro stessi di parlare con semplicità del nostro passato e di tutto ciò che resto di esso.

E’ pur vero che i programmi scolastici e l’orario di servizio degli insegnanti non consentono la possibilità di queste divagazioni, ed inoltre padri e madri, dopo una settimana di lavoro, pensano a rilassarsi piuttosto che imbarcarsi con i figli per un viaggio a ritroso nel tempo per andare alla scoperta del passato, anche perché un ingresso ad un museo diventa una spesa consistente per una famiglia composta da 3 o 4 persone, e questo è un altro dei nostri grandi problemi.

 

La cultura ha un costo piuttosto elevato e, talvolta, diventa un deterrente per chiunque ci si voglia avvicinare. Una politica che venga incontro alle esigenze di chi vorrebbe “acculturarsi”, ma deve fare i conti con il budget familiare, sarebbe più che mai auspicabile. Il nostro Ministro del Turismo, assieme a quello per la Cultura, dovrebbero farsi carico di questa problematica facilmente risolvibile, che è socialmente, culturalmente ed economicamente importante.

 

In Italia non c’è sensibilità culturale…

Comunque è così perché, in fondo, in Italia manca la sensibilità culturale. Ed è un problema al quale, a mio avviso, andrebbe posto subito rimedio. Innanzi tutto con l’adeguamento dei programmi scolastici per i ragazzi, e poi con il bombardamento di notizie specifiche sulle testate giornalistiche, radiofoniche e televisive per gli adulti.

 

Tutto questo è importante: Serve a far vivere con occhi diversi una vacanza, indubbiamente in modo meno godereccio ma certamente, a lungo andare, più appagante. Non solo: anche più utile per l’economia nazionale

 

Il turismo culturale è destagionalizzato ed è un’opportunità in più per gli operatori turistici

Infatti uno degli aspetti del turismo culturale è che non è legato alla stagionalità. Questo significa che villaggi e borghi o vocazione turistica, città d’arte e luoghi di interesse artistico non saranno più abbandonati a sé stessi.

 

Ci saranno invece sempre visitatori che faranno lavorare agenti di viaggio, custodi, guide, baristi, ristoratori e albergatori ecc…. Insomma, ci potrà essere una ruota motrice dell’unica attività economica capace di appagare le borse e lo spirito: il Turismo.

 

Sono utopie? E’ un impresa difficile? No, certo, ogni città è come una scuola dove c’è tutto per imparare, acquisire quel grande bagaglio culturale che un giorno permetterà di capire le cose belle, ma nascoste, che anche il villaggio più piccolo e sperduto riesce ad offrire a chi va in cerca di nuove occasioni per un turismo culturale davvero di qualità.

 

Dunque è necessaria solo un poco di buona volontà, occorrerebbe avere quel tanto di forza interiore quanto basta a convincersi che il sacrificio di qualche ora può tradursi prima o poi in un beneficio per la collettività.

 

 

 

Occorrerebbe che gli insegnanti, coloro che hanno la responsabilità culturale dei bambini e dei ragazzi, spiegassero che la storia non è fatta solo di date delle guerre tra romani e galli o cartaginesi, ma anche da piccoli episodi di vita vissuta che videro come protagonisti uomini oscuri e grandi artisti.

 

Occorre rievocare le scene di vita che influirono spesso nella creazione delle opere d’arte. Solo allora il bambino (futuro uomo) comprenderà i problemi, le ansie e le gioie di chi è vissuto nel passato. Lo sentirà più vicino a lui ed imparerà ad amarlo e capirlo fino a fare proprio il messaggio artistico che ha voluto trasmettere ai posteri.

E solo allora il turismo sarà anche cultura all’insegna della qualità.

Tutti i piccoli T.O., impegnati da anni nella valorizzazione di realtà turisticalmente e culturalmente importanti, ma dimenticate da quelle AUTORITA’ che hanno, non solo il dovere, ma anche l’obbligo di favorire la crescita dell’industria del turismo locale, destinata a diventare il volano del turismo nazionale, vera ricchezza del paese, potranno raccogliere i frutti di ciò che hanno seminato negli anni con sacrificio, passione, dedizione e professionalità.