Da Pettorano sul Gizio alla Calabria remota, cresce la ricerca di mete fuori rotta. Nei paesini sotto i 5.000 abitanti l’ospitalità diffusa di Airbnb diventa l’unico motore del turismo locale

 

Le grandi città d’arte e le spiagge più blasonate non sono più le uniche protagoniste delle vacanze. Esiste un’Italia nascosta, fatta di comuni con poche centinaia di residenti e valli silenziose, che sta scalando rapidamente le preferenze dei turisti. Si tratta di mete alternative dove le strutture alberghiere tradizionali spesso non esistono e dove l’unica possibilità di alloggiare è offerta dalle case messe a disposizione dai residenti. Questo fenomeno sta registrando numeri straordinari, con impennate nelle ricerche online che superano il 300% nell’ultimo biennio.

Il trend riflette un profondo cambiamento culturale: il desiderio di fuggire dal turismo di massa per riscoprire il patrimonio storico e naturalistico più autentico del Paese. Non a caso, gran parte dei siti protetti dall’UNESCO in Italia si trova proprio all’interno di piccoli comuni e, in centinaia di queste località, le piattaforme di ospitalità diffusa come Airbnb rappresentano l’unico strumento per poter accogliere i visitatori, generando una micro-economia fondamentale per i negozi e i ristoranti del posto.

La riscoperta degli Appennini e il caso Abruzzo

Il cuore della penisola sta vivendo una vera e propria seconda giovinezza. Tra le mete più cercate spicca Pettorano sul Gizio, un incantevole borgo abruzzese protetto da un castello medievale e circondato da una riserva naturale, che ha visto triplicare l’interesse da parte degli utenti. Chi ha aperto le porte della propria casa qualche anno fa, come la host Serena, racconta di aver scommesso su un territorio allora poco considerato e di vedere oggi un flusso costante di persone attratte dalle tradizioni e dai ritmi lenti della comunità. Poco distante, anche il Molise si difende con ottimi incrementi, in particolare nella zona di Rocchetta a Volturno, un’oasi di pace tra sorgenti d’acqua e antiche abbazie. A muoversi verso queste destinazioni sono soprattutto i viaggiatori italiani, decisi a riappropriarsi delle bellezze di casa propria.

Dalle vigne venete ai sentieri alpini

Il fenomeno non risparmia il Nord Italia, dove la ricerca di tranquillità si sposa con la passione per la natura e l’enogastronomia. In Piemonte, il borgo di Ornavasso ha registrato una crescita importante dei flussi pur non avendo alberghi, così come la località montana di Roisan, in Valle d’Aosta. Spostandosi in Veneto, tra le colline della Valpolicella celebri per i grandi vini rossi, i turisti italiani, tedeschi e olandesi scelgono Marano per immergersi nei vigneti e passeggiare tra le vecchie corti in pietra. Qui l’accoglienza dei proprietari di casa si trasforma in una vera e propria guida alla scoperta dei segreti del territorio meno battuti dai circuiti tradizionali.

Il riscatto del Sud e delle isole

Le storie più emozionanti di rinascita arrivano però dal Mezzogiorno. In Calabria, il borgo di Santa Caterina dello Ionio, che nel secolo scorso aveva subito un grave spopolamento a causa di un incendio, sta tornando a vivere proprio grazie ai viaggiatori internazionali. Host locali testimoniano l’arrivo di turisti francesi, tedeschi e persino da oltreoceano, tutti alla ricerca di una Calabria inedita e genuina. Lo stesso orgoglio territoriale si respira in Sardegna, nell’entroterra della Gallura a Calangianus, e nel Salento meno conosciuto di Cursi, dove le vecchie case a corte rinascono per mostrare l’artigianato della pietra leccese e la cultura locale.

Questa mappa dell’Italia minore dimostra come il turismo stia cambiando pelle: la vacanza non è più solo la visita a un monumento famoso, ma la condivisione dello stile di vita di una comunità, trasformando piccoli centri isolati in nuove ed entusiasmanti mete globali.