Le alte temperature orientano i flussi verso vette e specchi d’acqua, ma il rincaro dei trasporti minaccia di ridimensionare la durata dei soggiorni e la spesa finale

 

Il comparto turistico italiano si avvia a vivere un mese d’agosto nel segno del segno più. Stando alle rilevazioni curate dal Centro Studi Turistici di Firenze per conto di Assoturismo Confesercenti, le strutture ricettive della penisola si preparano ad accogliere 96,7 milioni di pernottamenti, mettendo a segno un incremento dell’1,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

La quota maggioritaria del mercato rimane in mano ai viaggiatori nostrani, che genereranno il 53,8% dei passaggi (pari a circa 52 milioni di notti, +1%). Buona anche la risposta dei turisti provenienti dall’estero, responsabili del restante 46,2% dell’affluenza complessiva grazie a 44,7 milioni di pernottamenti registrati (+1,3%).

L’andamento della domanda appare fortemente condizionato dai fattori climatici, che plasmano le preferenze dei villeggianti a seconda delle zone geografiche:

Montagna: si attesta come la destinazione più performante con un aumento del 2,3% (11,7 milioni di presenze), spinta dalla ricerca di temperature più miti.

Laghi e campagna: ottime prestazioni per i bacini lacustri (+1,6%, oltre 8,6 milioni) e per le aree rurali e i borghi storici (+1,4%, oltre 3,4 milioni).

Mare: mantiene la leadership in termini di volumi con 43,2 milioni di pernottamenti, pur limitando l’avanzamento allo 0,9%.

Città d’arte: l’afa opprimente frena i flussi, in particolar modo quelli domestici. Con un timido +0,3% (13,6 milioni di presenze), i centri storici rimangono comunque la meta d’elezione per il pubblico internazionale.

Terme: crescita marginale per il comparto wellness (+0,2%, 2,1 milioni), dove l’interesse per i complessi all’aperto compensa la flessione stagionale delle cure classiche.

L’incognita rincari sulle decisioni d’acquisto

Nonostante la tenuta dei volumi totali, il settore deve fare i conti con l’impennata dei costi legati agli spostamenti, che rischia di spingere i consumatori a ridimensionare il budget dedicato alle spese accessorie o a preferire mete più prossime alla propria residenza.

“Il turismo si conferma resiliente, anche se resta aperto il nodo della spesa. Su questo fronte potrebbe pesare, in particolare, il caro-carburanti e trasporti. L’aumento dei costi alla pompa si tradurrà in una stangata di circa 700 milioni di euro proprio nel piccolo della stagione, ed è la variabile da monitorare: ulteriori rincari potrebbero tradursi in una riduzione degli spostamenti brevi legati al turismo del weekend – un fenomeno prevalentemente domestico – oltre che in una contrazione della durata media del soggiorno da parte di chi prenota last minute, sia italiani che stranieri, per compensare l’aumento dei costi di viaggio”.  Commenta Vittorio Messina, presidente di Assoturismo Confesercenti.